Stefania Craxi: "Renzi e mio padre? Un battutista contro uno statista"
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Stefania Craxi: "Renzi e mio padre? Un battutista contro uno statista"
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Stefania Craxi: "Renzi e mio padre? Un battutista contro uno statista"

30 anni fa il taglio della scala mobile. «Mio padre ci mise la faccia, fino a rischiare la sua testa da premier, ora sfido Renzi a superare le Colonne d'Ercole». Il 26 febbraio dibattito alla Fondazione Craxi con Susanna Camusso sul decreto del 14 febbraio 1984.

«Qualcuno spieghi alla Madia (Marianna, ora renziana di punta della segreteria Pd ndr) data in pole position come ministro del Lavoro che S.Valentino non è solo la festa degli innamorati, ma che è il trentennale del decreto di Bettino Craxi sulla scala mobile».

Nell’anniversario dell’atto principe del decisionismo dello statista socialista, che salvò l’Italia dall’inflazione galoppante, Stefania Craxi ricorda con Panorama.it quel giorno (14 febbraio 1984) che rivoluzionò gli schemi della politica facendola uscire davvero dalla palude, mentre Matteo Renzi era ancora un bambinetto.

Craxi fu linciato dal Pci e dall’ala dura Cgil per aver tagliato la scala mobile. Che ricordo ha?

«Intanto, va detto che il decreto di S.Valentino non prevedeva l’abolizione della scala mobile, ma solamente l’abolizione di tre punti dell’indice di rivalutazione, portando nell’immediato una riduzione in busta paga, ma gli italiani capirono che alla lunga quel decreto avrebbe sconfitto l’inflazione e sarebbero stati rivalutati i loro stipendi».

Il Pci, la Fiom, la Cgil, con l’eccezione dei socialisti e delle perplessità di Luciano Lama, si scatenarono. Craxi, presidente del Consiglio, fu linciato. Quale è la cosa che la colpì di più?

«L’effige di mio padre buttata e bruciata per le strade e alle feste dell’Unità vendevano la trippa alla Bettino».

Ma i risultati per l’inflazione quali furono?

«Scese dal 17 al 4 per cento».

 Craxi salvò il Paese?

«Vide lungo come al solito. Come scrisse Carlo Azeglio Ciampi, Craxi dette una forte inversione di rotta all’economia italiana che diventò in quegli anni la quinta economia mondiale, seconda all’Inghilterra».

I miglioristi del Pci, che comunque erano a favore del provvedimento, però lamentarono il «metodo troppo brutale» del decreto. Che ne pensa?

«Enrico Berlinguer promosse un referendum abrogativo».

Che perse, alla sua morte già avvenuta.

«E Craxi disse o passa il referendum oppure io mi dimetto. Ora sfido Renzi a fare la stessa cosa se non passano le tante sue annunciate riforme».

Per i metodi, molti hanno paragonato Renzi a Craxi. È d’accordo?

« Paragonare uno statista e la sua grande tragedia umana e politica a un battutista davvero lo trovo francamente improponibile. Cominci Renzi a passare le Colonne d’Ercole, poi ne riparliamo».

Luciano Lama in lacrime fu costretto a dire no al decreto…

«La Cgil quella volta prese ordini dal partito e invece in questi anni ci siamo ritrovati con la Cgil che impartiva gli ordini».

E quanto alle accuse a «Bettino» per i metodi giudicati troppo brutali?

«Craxi decideva e rischiava. Su quel decreto lui si giocò la vita del governo e la sua testa da presidente del Consiglio. Ora invece sembra che non ci sia più nessuno disposto a voler rischiare molto più modestamente il proprio sedere sulla sedia».

La Fondazione Craxi di cui lei è presidente e fondatrice come ricorderà il trentennale del decreto di S. Valentino?

«Il 26 febbraio Susanna Camusso (segretario generale della Cgil ndr) verrà a parlarne insieme con Pierre Carniti (ex leader della Cisl)».

Camuso nella tana del lupo…

«Della lupetta (ride ndr). E comunque la Camusso era nella delegazione socialista favorevole al decreto».

Che avrebbe detto suo padre del ribaltone, che ha rovesciato Enrico Letta,  fatto in diretta streaming da Renzi?

«Mio padre era un uomo rispettoso delle istituzioni, delle minoranze, delle opposizioni e soprattutto della democrazia».

Il governatore lombardo Roberto Maroni, ex leader  della Lega Nord, accusa Craxi di aver rovesciato dal podio un governo e lo addita ad esempio di Prima Repubblica che ora Renzi starebbe ricalcando. Craxi fece come dice Maroni?

«Purtroppo questa classe dirigente della cosiddetta Seconda Repubblica non conosce davvero la storia. E comunque questo Craxi non lo fece mai. Dopodichè questa Seconda Repubblica, ammesso che sia mai nata, è nata al grido: restituiamo ai cittadini il diritto di scegliere. La Terza Repubblica semmai nascerà, al momento mi sembra un aborto, nasce all’insegna del fatto che i cittadini non devono mettere bocca perché le decisioni si prendono a Palazzo e neanche in parlamento, di cui Craxi aveva gran rispetto».

La staffetta con Renzi al governo avviene dopo lo scoop non scoop del “ Corriere della sera” sul «complotto» per mettere Mario Monti al posto di Silvio Berlusconi. Suo padre avvertiva sempre: guarda il «Corriere» e capirai dove si va a parare in politica. Pensa che la sequenza dei fatti sia solo una casualità temporale? Oppure si è mosso l’establishment?

«Non c’è dubbio che le forze finanziarie e i loro giornali e le burocrazie togate e le stesse burocrazie politiche abbiano continuato ad agire in questi anni… Quella volta (’92-’93 ndr) si parlò di falsa rivoluzione, questa volta si può parlare di esproprio della democrazia».

Ma l’obiettivo è sempre il solito e cioè  cercare di far fuori il Cavaliere, dopo esserci riusciti con Craxi? E questo tanto più dopo che i sondaggi davano e danno Berlusconi con tutto il centrodestra al 38 per cento?

«Sto rimettendo insieme tutte le carte di mio padre ad Hammamet. Di Berlusconi dice in modo reiterato una sola cosa: sarà la prossima vittima».

Resisterà l’ex premier che tornerà al Quirinale a guidare la delegazione di Forza Italia?

«Io spero di sì  e  soprattutto che resistano gli italiani. Voglio vedere come fa ad arrivare un governo senza alcuna legittimazione né popolare né parlamentare addirittura fino al 2018. Nella Prima Repubblica i governi nascevano in Parlamento i cui rappresentanti venivano eletti dal popolo. Ora si cambiamo i governi con i giochi di Palazzo».

 

  

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