Caso Snowden, guerra di spie
Caso Snowden, guerra di spie
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Caso Snowden, guerra di spie

La guerra si combatte anche e soprattutto con l’informazione e la disinformazione. Per questo, vi sarebbero agenti segreti stranieri dietro ogni mossa del giovane fuggitivo

(per LookOut news )

L’ultimo capitolo della saga di Edward Snowden - il giovane funzionario del North Carolina che ha lavorato prima alla CIA e poi all’NSA e che ha rivelato al mondo “lo spionaggio informatico” perpetrato dal suo governo degli Stati Uniti - lo vuole fuggito alla cattura degli agenti USA a Hong Kong per un errore burocratico verificatosi all’aeroporto di Chek Lap Kok e atterrato al terminal dell’aeroporto Sheremetevo di Mosca, dove è attualmente confinato, in attesa di essere accolto in Venezuela o più probabilmente in Ecuador come rifugiato politico.

Snowden, che non si può fermare a Mosca perché non ha il visto, come da sue richieste giungerà a Quito via Cuba, dopo che Hong Kong lo ha lasciato partire con grande irritazione di Washington, che aveva fatto espressa richiesta di arresto ed estradizione per reati di spionaggio. Ma Hong Kong, diversamente al solito, non ha collaborato. Perché? Fonti affermano che il foglio con la richiesta USA era “sporco” e illeggibile e che pertanto gli addetti al gate si sono accorti dell’errore solo quando ormai il giovane americano era sopra i cieli asiatici.

Al danno la beffa, insomma. Immaginarsi i commenti di Mike Rogers, presidente della commissione intelligence della Camera, che ha centrato il punto della situazione: “Ognuna di queste nazioni è ostile agli Stati Uniti”. E, in effetti, nella spy-story più imbarazzante che l’Amministrazione Obama si sia trovata ad affrontare, sono coinvolte Cina, Russia, Venezuela, Ecuador (ci manca giusto l’Iran). Non solo: c’è anche Wikileaks, organizzazione web internazionale nota per aver pubblicato i documenti riservati della diplomazia statunitense di tutto il mondo.

Il disegno dietro l’apparenza

Anche se il quadro di tutta questa storia offre una trama intricata e ricca di colpi di scena, tuttavia il disegno generale sembra piuttosto chiaro: è in atto una guerra dichiarata agli Stati Uniti, compiuta scientificamente per demolire l’immagine del governo americano a tutto favore dei suoi principali avversari, Cina e Russia.

Già, perché la guerra non si combatte solo con le armi, che in un conflitto tra grandi potenze rappresentano giusto l’extrema ratio. Lo si fa soprattutto cercando di demonizzare l’avversario, dipingendolo peggiore di quello che è (o per come è veramente), smascherando i suoi stratagemmi e segreti più reconditi, facendo leva sul tribunale della pubblica opinione per poi tentare di influenzare la politica interna del Paese, danneggiando quel governo e possibilmente modificando lo status quo. E tutto questo lo si ottiene attraverso le informazioni, la vera moneta che conta.

Ad esempio, come si può provare a impedire che gli Stati Uniti ingaggino una guerra in Siria in tempi brevi, dove la Russia ha tutto l’interesse a restare a lungo? Creando ad arte uno scandalo che costringa il governo a modificare l’agenda delle priorità e a ripiegare sui problemi interni, rallentando così il processo decisionale in politica estera. Un sistema che il Cremlino conosce e che sa che in una democrazia avanzata funziona sempre piuttosto bene.

Snowden reclutato dai servizi segreti

Così, ad esempio, possiamo supporre che la Russia - con il placet da parte della Cina - abbia reclutato Edward Snowden anni or sono e che abbia poi orchestrato (in parte, a sua insaputa) uno scandalo che era destinato ad avere enorme eco, garantendo al ragazzo anche una copertura diplomatica, onde evitare che poi tutto quanto si dovesse ritorcere contro chi ha manipolato il giovane: se questi venisse intercettato dagli americani, in un interrogatorio potrebbe anche crollare e rivelare l’avvenuto contatto con i russi. Per questo, Snowden potrebbe non essere neanche sul volo indicato da Hong Kong che fa rotta verso l’Ecuador, ma in località segreta in attesa di avere la certezza dell’immunità diplomatica.

Anche se non impossibile, è infatti difficile credere che l’origine di tutta questa storia si trovi nel profondo della coscienza di Edward, che ha “cantato” perché scandalizzato dai metodi dell’intelligence americana. Più semplice, come vuole il Rasoio di Occam, credere che sia passato al nemico. Si può dubitare di tutto, anche di quanto affermato sinora. Ma una cosa è certa: le sole persone che hanno il potere di mettere in piedi una simile circostanza tra rivelazioni, copertura e fughe rocambolesche, non sono associazioni di singoli cittadini ma gli uffici diplomatici e i servizi segreti di un Paese straniero.

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