La situazione politica in Italia: tutto può cambiare
ANSA/CLAUDIO ONORATI
La situazione politica in Italia: tutto può cambiare
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La situazione politica in Italia: tutto può cambiare

Il Patto del Nazareno resta centrale per la stabilità ma è anche vero che non ci sono più le cristallizzazioni politiche di un tempo

"Tutto può cambiare", recita il titolo di un film romantico in sala in questi giorni, pieno di belle musiche. Ma "Tutto può cambiare" potrebbe essere pure il titolo a commento di elezioni e dopo-elezioni dell’Emilia Romagna e della Calabria, che offrono uno spartito più dissonante e meno armonico ma con la stessa proporzione di fiction. Commentatori e politici si stanno sbizzarrendo nel trarre conclusioni e preconizzare il futuro della politica italiana sulla base di risultati la cui portata, reale e simbolica, appaiono esagerati. Risultati, in due regioni totalmente diverse, inficiati alla radice dall’astensionismo record dell’Emilia.

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Tolta di mezzo la Calabria (che "insegna" poco perché la Lega non era presente, perché là vige una legge dell’alternanza tra coalizioni che si è confermata anche stavolta, e perché una regione meridionale come la Calabria per tante ragioni non può esser considerata un laboratorio e forse neppure un test - se non la riprova del coriaceo, anzi indistruttibile, primato del localismo in politica con le sue dinamiche territoriali e la sua costruzione di clientele e liste collegate), non resterebbe che ragionare sull’Emilia Romagna. Ma per concludere cosa? Che Matteo Renzi ha il fiato corto avendo i sindacati “ordinato” alla base di non andare a votare? Che Matteo Salvini è il nuovo astro e leader del centrodestra avendo condotto una efficacissima, implacabile campagna elettorale casa per casa, campo rom per campo rom, abitazione okkupata per abitazione okkupata e così il Caroccio ha doppiato i voti di Forza Italia amputata giocoforza del suo leader, Berlusconi? Oppure il voto in Emilia ha dimostrato solo che la gente è stufa di andare a votare, depressa per via della crisi economica, degli assalti del fisco e della burocrazia, di una delusione verso tutti (compresi i grillini), del disgusto per le indagini che hanno coinvolto anche il Consiglio regionale emiliano come in tutta Italia?

In fondo ha ragione Renzi: il suo Pd ha incassato altre due vittorie, e se l’astensionismo non è un bel segnale, ciò che conta è vincere. E andare avanti. E per andare avanti, è importante che regga lo spirito del patto del Nazareno, cioè quell’intesa sui fondamentali (le regole della democrazia, il funzionamento degli organi costituzionali, la riforma elettorale in vista di possibili elezioni quando arriverà il momento) che vede tuttora Berlusconi impegnato al fianco di Renzi. Un patto che non compromette il ruolo di opposizione di Forza Italia sui temi economici, ma che conferisce al sistema la stabilità necessaria in un momento di crisi che non ha smesso di essere drammatico.

Salvini si trova, per quanto dipinto come trionfatore, solo all’inizio di una marcia verso la leadership del centrodestra.

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Il rischio è che se sarà lui il leader dopo Berlusconi, non riuscirà a sedurre tutti gli elettori di centrodestra (che continuano a essere maggioranza nel paese, se non in Parlamento). La sua proposta, il suo retroterra, la sua figura, il suo linguaggio sapranno essere unificanti e non divisivi? In ogni caso, il dato della Lega in Emilia non è traducibile in un dato nazionale.

Tutto può cambiare. Nelle prossime settimane. O alle prossime elezioni. La politica dello Stivale non è più quella cristallizzata di una volta, calza male ai commenti dei soliti notisti (noti solisti). Quindi calma e gesso. Il romanzo (la tragedia?) della politica italiana ci riserva ancora sorprese e colpi di scena.

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