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Siria, Assad vuole riprendere Aleppo

Damasco lancia la sfida per la riconquista della città, forte del sostegno di Russia, Iran ed Hezbollah: da qui passano le sorti della guerra civile

Per Lookout news

I militari del regime di Bashar Assad, affiancati dalle milizie libanesi di Hezbollah e da “centinaia di soldati” inviati da Teheran (notizia smentita dal governo iraniano), con il supporto dell’aviazione russa, hanno sferrato attacchi a nord e a sud di Aleppo, città contesa con i ribelli e le forze islamiste, provocando - secondo fonti citati dalle agenzie di stampa - una fuga di massa da Aleppo di almeno 70 mila persone, tra cui moltissimi anziani, donne e bambini.

A sbloccare la situazione di una delle battaglie più importanti della guerra civile siriana, ma in fase di stallo da anni, è stato il sostegno delle milizie dell’asse sciita, intervenute insieme a Mosca al fianco di Assad. Intervento anticipato pochi giorni fa da ufficiali del regime che, scrive Reuters riportando l’annuncio di un imminente attacco, parlavano di militari inviati da Teheran per dare il via alla “battaglia promessa”.


La riconquista di Aleppo rappresenterebbe una delle più importanti conquiste militari del regime dall’inizio del conflitto

La sfida per la riconquista di Aleppo è stata lanciata e a raccoglierla saranno soprattutto le armate ribelli del Free Syrian Army (FSA), i cosiddetti “moderati” addestrati e sostenuti militarmente dagli Stati Uniti che, nei giorni scorsi, hanno risposto al sostegno russo nei confronti del governo del leader alawita inviando 50 tonnellate di munizioni agli uomini dell’Esercito Siriano Libero. Il presidente Barack Obama non sembra quindi intenzionato a stare a guardare mentre gli uomini di Assad vengono spinti da Russia, Iran ed Hezbollah verso la riconquista di una delle più importanti città del Paese, in una battaglia le cui sorti potrebbero diventare il simbolo del cambio di direzione dell’intera guerra civile siriana. 

L’annuncio dell’azione militare dei filo-governativi era circolato già qualche giorno fa. Alcuni ufficiali dell’esercito siriano hanno parlato di un imminente attacco per riprendere il controllo della città a nord del Paese, giustificandolo con l’arrivo in Siria di “centinaia di soldati iraniani” che avrebbero affiancato quelli di Damasco e i guerriglieri Hezbollah. Ad aprire loro la strada ci sarebbero stati gli aerei inviati da Putin, soprattutto nell’area costiera e, appunto, in quella vicina alla città di Aleppo. Sarà “la battaglia promessa”, hanno dichiarato gli ufficiali, con l’esercito siriano “fulcro dell’offensiva via terra”.

 

Pochi giorni e i militari di Assad sono passati dalle promesse ai fatti. Nel nord della città sono stati sferrati attacchi in aree non controllate dallo Stato Islamico, bensì dai ribelli del FSA. A sud, riporta invece l’Ossevatorio siriano per i diritti umani, l’aviazione russa avrebbe aperto il campo all’azione delle forze di terra filo-governative in diversi villaggi fino ad oggi controllati dagli insorti, liberando anche la strada che collega Aleppo, la più popolosa città della Siria, con la capitale Damasco.

 La riconquista di questa importante città a nord-ovest del Paese, oltre a frenare la spinta verso le province costiere dei gruppi ribelli islamisti, uno su tutti ISIS, che controllano già gran parte della zona occidentale dello Stato, rappresenterebbe una delle più importanti conquiste militari del regime dall’inizio del conflitto. Una vittoria di Assad nella battaglia di Aleppo non solo rappresenterebbe un grande successo dal punto di vista militare, ma cambierebbe anche la posizione politica del governo siriano nell’ottica di possibili colloqui di pace.

 Liquidare Assad, già sostenuto da Russia e Iran, mentre ha in mano la capitale, la zona costiera e un’altra importante città come Aleppo non sarebbe facile per la coalizione occidentale a guida statunitense. Questa azione militare sulla città avrà delle ripercussioni nei rapporti tra gli Stati Uniti e le altre potenze impegnate nel conflitto. Resta da vedere se, preoccupato dalla nuova vita del regime siriano, Obama deciderà di accelerare il processo di transizione, cedendo ad alcune richieste da parte di Russia e Damasco, o se, invece, questo attacco raffredderà ulteriormente i rapporti tra lui e Vladimir Putin, rallentando ancora di più il processo di pace che dovrebbe portare alla fine del conflitto.

KHALED KHATIB/AFP/Getty Images

9 luglio 2014. Un uomo porta tra le braccia il cadavere di un bambino estratto dalle macerie di un edificio colpito da un attacco aereo delle forze governative su Aleppo, in Siria.
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