Siria: Assad, la rivincita sunnita e lo spettro di Al Qaeda
(AP Photo/Bilal Hussein)
Siria: Assad, la rivincita sunnita e lo spettro di Al Qaeda
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Siria: Assad, la rivincita sunnita e lo spettro di Al Qaeda

Ecco perché il finale della guerra civile siriana ci riguarda molto da vicino

L’equilibrio è rotto da tempo, in Siria. Un equilibrio che si reggeva sulla guida carismatica e insieme di ferro di Hafez Assad, il padre dell’attuale presidente siriano Bashar. E non solo l’equilibrio si è rotto, ma il regime fondato sul perno alauita (una stravagante setta sciita malvista dagli stessi sciiti e, naturalmente, dai sunniti) si sta disgregando. Sta implodendo. A dimostrarlo, le continue defezioni di militari (il più importante è Manaf Tlass, figlio del più formidabile alleato del padre di Bashar) e civili (è di ieri la fuga del premier, Riad Hijab).

La grande battaglia di Aleppo, dove i ribelli resistono agli attacchi soprattutto aerei delle forze governative, è il punto di svolta della guerra civile siriana. Ma intanto è chiaro che Assad non ha più il sostegno della porzione sunnita, maggioritaria in Siria, del partito unico Baath. E come succede nelle guerre civili in Nord Africa e in Medio Oriente, quando si combatte per sopravvivere c’è un ripiegamento inevitabile dei vertici del Paese, dei suoi più alti rappresentanti militari e civili, sulle radici etniche, territoriali e religiose.

Gli alauiti in Siria sono solo una minoranza, rappresentano circa il 20 per cento della popolazione e sono concentrati in poche città. La roccaforte di Assad è Latakia, come Sirte lo era per Gheddafi. Tutti si aspettano di ritrovarlo là nel giorno della resa dei conti. I Fratelli musulmani già nel 1980 tentarono di uccidere il capo della dinastia, Assad padre. L’equilibrio alauiti-sunniti in un governo di stampo laico e comunque non integralista ha retto per qualche anno dopo la morte del “grande” Hafez nel 2000, fino a questa primavera che in Siria assume i contorni di una rivolta contro la dinastia e di un assalto al potere da parte dei sunniti che ne erano rimasti per troppo tempo alla periferia.

Non è un caso che a sostegno di Assad ci siano l’Iran sciita e la Russia, che oltre a avere in Siria importanti interessi economici, teme il diffondersi di un integralismo che potenzialmente può irradiare la sua minaccia islamista fin dentro il territorio russo.

In breve: l’implosione del regime spingerà Assad verso la sua città-bunker di Latakia, nel tentativo disperato di proteggersi dietro lo scudo alauita, fino al corpo a corpo finale, oppure auspicabilmente in esilio. Lo scontro militare e di potere dovrebbe portare i sunniti al vertice dello Stato siriano e la grande incognita, rispetto alla quale l’Occidente e in particolare Stati Uniti e Israele devono preoccuparsi non poco, è se nella nuova mappa del potere gli integralisti e gli elementi qaedisti (gli ultimi attentati kamikaze contro la cerchia ristretta dello staff di Assad sembrano indicarne l’ascesa o quanto meno l’attività) abbiano la forza di mettere un ipoteca sul futuro di un Paese strategicamente determinante in Medio Oriente. Specie dopo il cambio di regime anche al Cairo con l’avvento dei Fratelli Musulmani.

Quello che succederà in Siria nei prossimi giorni, forse nelle prossime ore, ci riguarda molto più da vicino di quanto possiamo immaginare.

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