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Siena pronta a guardare avanti

La città si lascia alle spalle Mps per attirare investimenti esteri. Se ne parlerà in un convegno con la media partnership di Panorama

Siena

Siena, turismo e investimenti internazionali. Il capoluogo toscano è pronto per una nuova stagione di crescita scandita da un calendario diverso da quello del passato quando si parlava di Piazza del Campo per le edizioni del Palio o per il Monte dei Paschi. La tradizione dei fantini è più forte al contrario le vecchie vicende di Mps e le inchieste richiedono un passo in avanti.

La comunità senese è pronta a discutere di posti di lavoro in tutti i settori del turismo, di infrastrutture e rilancio dell’agroalimentare. Per questo l’appuntamento è fissato per la mattina di sabato 16 febbraio a Siena presso Palazzo Pubblico, sala delle Lupe, a partire dalle 9.45. Dove si terrà si terrà il convegno “L’attrazione degli investimenti: nuove rotte sul territorio“. Organizzato dal magazine Atlantico, il convegno ha la partnership di Panorama e il patrocinio del Comune di Siena.

Molti i temi sul tappeto, a partire dagli asset e dalle specificità di Siena: un immenso e inestimabile patrimonio storico e artistico, la necessità di un sempre maggiore inserimento nei circuiti turistici nazionali e internazionali, l’enogastronomia, i beni immobili, settori industriali rilevantissimi (uno per tutti: la farmaceutica), l’interesse degli investitori internazionali. E su tutto la necessità di una strategia complessiva, dopo anni in cui – nel bene e nel male – si è parlato di Siena quasi solo a proposito delle sorti di Mps.

Il convegno non ha carattere politico. Intende accendere i riflettori su occasioni e opportunità troppo spesso non colte dai territori italiani. Hanno già assicurato il loro intervento, tra gli altri,  Tariq Hamoodi, founding partner di Goldenbridge Advisory , un fondo iperattivo nel settore della moda e dei trasporti, Sergio Vento (già ambasciatore italiano a Washington, Parigi, Belgrado), il fondatore dello studio Amtf, Gianfilippo Schiaffino, Paolo Reboani (direttore generale del Ministero del Lavoro) e Andrea Pescatori (notaio).a

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