Crocetta e la socialdemocrazia alla ricotta
Il presidente della regione Sicilia,Rosario Crocetta durante il suo intervento nell'Aula dell'Assemblea a Palermo, 29 Ottobre 2013. ANSA/MIKE PALAZZOTTO
Crocetta e la socialdemocrazia alla ricotta
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Crocetta e la socialdemocrazia alla ricotta

Una finanziaria di sussidi, bonus a pensioni d'oro, tutte le piroette di Rosario Crocetta

Sono trentotto e non c’è pagina di questa legge di stabilità, che la Regione Siciliana ha approvato, in cui non vengano assegnati gettoni, rasserenate panze e precari, mantenuti lettighieri senza lettiga, forestali fraudolenti, acquedotti senza acqua, «liquidatori di società già poste in liquidazione». In Sicilia l’unico bilancio economico è lo scialo.

E però, neppure Raffaele Lombardo, che era campione di spregiudicatezza, si era tuttavia spinto dove è approdato Rosario Crocetta con il bonus della vergogna. E’ questa la pezza più spudorata della finanziaria e come tutte le mascalzonate è impilata alla fine del testo (art. 47 comma 16) un capoverso che in poche righe potrebbe riconoscere ai pensionati di ben 14 anni fa un’integrazione sulla già regia pensione da dipendente regionali, quell’indennità di posizione e di risultato che solo successivamente è stata istituita e che a distanza di un decennio si vedrebbero assegnata. Parliamo delle solite quiescenze da emirato arabo che si tradurrebbero in infamia dato che un direttore generale che percepisce 82 mila euro lorde passerebbe a 174 mila euro, mentre un funzionario beneficerebbe di un abbuono che incrementerebbe la sua pensione da 35 mila euro a 39 mila euro.

E vedete subito che questa scala mobile retroattiva che il governo siciliano si è inventato non è il solito privilegio, ma un’immunità, la sicurezza di farla franca. Con l’attenuante nobile quanto plebiscitaria e pericolosa «noi non facciamo macelleria sociale», Crocetta in due anni è riuscito a fare della Sicilia una socialdemocrazia alla ricotta, il vaso in cui tutti i poveri diavoli senza lavoro possono continuare ad affondare la forchetta. Pure Luca Bianchi, assessore all’Economia, galantuomo di partito e proprio di quel Pd che ha appena tolto la fiducia a Crocetta, sa che questa finanziaria è il solito fascicolo diseducativo di clientele, la conferma che in Sicilia l’unica multinazionale è la stessa Sicilia.

Palese è qui l’oltraggio che questo consiglio regionale infligge all’Italia affamata con i 180 milioni di euro che anche quest’anno vengono assegnati a 28.542 mila forestali. E attenzione, sono gli stessi, questi forestali, che come ha rivelato Crocetta, avevano diritto al rimborso chilometrico costato nel solo ultimo anno 20 milioni di euro e che ha scandalizzato l’Unione Europea. Qui infatti i dirupi sono emolumenti, le baite sono seggi senatoriali, la cresta è scienza politica e la doppiezza di Crocetta («sul taglio ai rimborsi chilometrici non faremo passi indietro») è il machiavellismo straccione di chi declama ma non cambia. Facendo finta di schiaffeggiare e punire, Crocetta ha infatti disposto il rinnovo del turn over di questo battaglione, insomma una carezza data in privato e la fedeltà assicurata alle prossime elezioni. E ha ragione Giorgio Ciaccio del M5S quando dice che forse questa è una finanziaria pericolosa perché «dà a tutti i precari l’illusione di essere regionali». Basta leggere l’articolo 30 che promette «l’assunzione a tempo indeterminato» di tutti i precari e tra questi ci sono imiserablèsdi Palermo, 3516 lavoratori che qui chiamano in acronimo “Pip” (Piano per l’integrazione al lavoro), guastatori che ogni anno incendiano e minacciano la città per estorcere il rinnovo del sussidio e che Crocetta ha gratificato con 24 milioni di euro.

Ma i Pip non sono il prodotto di un’emergenza sociale dato che solo con un aspro ostruzionismo, anche questo del M5S, è passata la norma che cancella una volta per tutte da questo elenco coloro che dichiarano un reddito Isee superiore a venti mila euro, un parametro che rimane già altissimo ma che solo qui è definito emergenza. E’ faccia tosta e impudenza, anche questo fondo Famp che assegna, pensate un po’, ben 48 milioni e 499 mila euro per gli straordinari dei dipendenti regionali, in una Regione che è pletorica quanti la nomenklatura del partito popolare cinese con i suoi 17.993 travet, una carovana per la quale la Regione spende 655 milioni di soli stipendi e altri 682 milioni per pensioni. Siamo nel vaudeville e Crocetta sembra affetto dalla sindrome di Zelig e non a caso sono piroette e successivi inganni, anche le annunciate chiusure di quei gusci bacati che sono le società partecipate siciliane, società che Crocetta aveva dichiarato di voler liquidare, estinguere, sopprimere a cui oggi destina quasi 39 milioni di euro per il loro malfunzionamento.

E torna in mente la Sicilia e-Servizi che il governatore ha affidato come giocattolo e paracadute all’ex magistrato Antonio Ingroia, esodato e bocciato dagli elettori che Crocetta ha ricollocato e spesato. Senza neppure rispetto per il Crocetta liquidatore, il Crocetta governatore dichiara Sicilia e-Servizi di importanza strategica e insieme ad essa 11 altrettante società partecipate. Sicilia e-Servizi è la stessa greppia che è costata 25 milioni di euro l’anno per la manutenzione di software di Regione, 450 mila di euro d’affitto e che ha svolto la funzione di ufficio di collocamento per figli e parenti di deputati regionali di destra e sinistra per quelle che sono le larghe intese informatiche dello sfincione. Se non fossero le stesse parole pronunciate dall’assessore Bianchi: «Chiudiamo Sicilia e-Servizi e rivediamo il sistema dell’informatica della Regione», non si potrebbe rimproverare l’ambiguità che qui diventa linea politica, dissimulazione, ed evidente menzogna. Con lo stesso metodo, la Regione ha infatti dichiarato strategica anche la Spi, una società che non ha personale da settembre 2013, ma che in passato ha spremuto 80 milioni per inventariare gli immobili. E imprescindibile è questa Seus, altra partecipata che ha più barellieri che barelle (3000 dipendenti di cui 300 amministrativi) e che ha prodotto un danno erariale di 10 milioni di euro, anche questa strategica, indispensabile, irrinunciabile. Non dimentichiamo che Crocetta, stessa cosa ha fatto con le province che dice chiuse, ma che in finanziaria foraggia con 10 milioni di euro. Leggendo il bilancio di questa sciagurata Regione viene da pensare che l’unica pratica agricola necessaria nell’isola sia sradicare.

E l’esempio migliore è quella pianta ovvero l’Esa (Ente sviluppo agricolo) che non esiste in nessuna regione italiana, ma che sopravvive solo qui come gramigna e che Crocetta si appresta ad abbeverare in questa finanziaria con 12 milioni e 192 mila euro. Ma come dice Giuseppe Castiglione, sottosegretario all’agricoltura e coordinatore regionale di Ncd, con la discrezione dell’avversario onesto che non polemizza ma disvela, la debolezza di questa finanziaria è soprattutto nella copertura economica e nella strategia dell’illusione: «Ci sono spese, sussidi, non c’è rigore, non c’è sviluppo. Non si aiutano le famiglie, ma si dice di aiutare le coppie di fatto. Non si razionalizza. Il colpo per la Sicilia è mortale». Per giustificare un’entrata da sessanta milioni di euro, la Regione ha messo agli atti la cessione di partecipazioni in società non strategiche, ma è la stessa che si dice pronta, e lo scrive, a riacquistarle qualora non dovessero essere alienate. La cessione maschera il riacquisto ed è il solito trucco contabile dispendioso quanto perverso non da amministratore ma da broker che cerca di salvare la ditta e se stesso con l’artificio. Ma qui, vale ripeterlo, l’unica impresa commerciale è l’amministrazione pubblica che Crocetta maltratta e carica di sovvenzioni distribuite come ente di previdenza, un elemosiniere che legittima l’accattonaggio e l’indolenza dei siciliani.

In questa finanziaria l’unico taglio che esiste è di cento milioni di euro alla sanità, ed è una ferita che non scompagina e non aggredisce la sanità che in Sicilia è la rendita della politica, il suo business. Sono da inventariare come spese paradossali e però sono come scriveva Balzac «quelle dimostrazioni in cui il potere prova la propria forza nel singolare abuso di qualche assurdità», i duecentomila euro destinati al Museo Cozzo Disi di Agrigento che sono una glossa di questa finanziaria, 399 mila euro al Cerisdi svergognato sempre da Crocetta “li si organizzano matrimoni”, 399 mila euro per la partecipazione della Regione ad organizzazioni internazionali, 599 mila euro per “enti ecclesiastici e morali”, 499 mila euro “per iniziative di carattere culturale rilevanti”, 200 mila euro a un ente fantasma come Arsea che ha speso 500 mila euro di stipendi e affitti a vuoto senza mai essere operativo ed efficiente, 441 mila euro di “spese per la conduzioni di viti americane”, 40 mila euro per lo “sviluppo e propaganda di prodotti siciliani”, 8 mila euro per stampare i tesserini venatori, 5 mila euro per un “notiziario regionale dell’emigrazione e dell’immigrazione”. E ricorda ancora il Lombardo che comprava casse di “Giù al Sud” di Pino Aprile e che voleva la lingua siciliana come materia d’insegnamento, questo comma voluto da Crocetta che «avvalendosi delle collaborazioni previste», autorizza la spesa di 200 mila euro «per la redazione e la stampa di manuali di testo da destinare agli studenti siciliani», in pratica il sussidiario in vernacolo che non è il Pitrè ma la Regione che si fa stamperia. Crocetta infatti dovrebbe capirlo che non si amministra l’arretratezza e non si ricollocano i dipendenti soltanto con assegni come quelli che la Regione da anni ormai devolve alla bellissima Lipari e agli ex dipendenti della Pumex,  società di estrazione della pietra pomice, licenziati e incamerati nel piccolo municipio dell’isola come si fa con gli immobili dismessi. Sono 600 mila euro i fondi che in questa finanziaria sono destinati a Lipari e non sono fondi, ma sembrano solo le casse dei viveri che si destinano ai naufraghi. Questa regione che Crocetta utilizza e amministra come Monte di Pietà non può essere ridotta a un grande ospizio di terremotati e neppure a marketta internazionale da immolare all’antimafia e che il governatore ha sapientemente modellato sul suo corpo. Il consenso che Crocetta spaccia e arricchisce di diritti civili, coppie di fatto, cattolicesimo pasticcione e presenzialismo televisivo, non è altro che il solito successo fondato sull’aiuto. Stracciata questa legge finanziaria, la Sicilia rimane un buco nero, il solito deserto imprenditoriale, la vera città eterna, immutabile destino. La Sicilia è ancora la nostra Italia da liberare.

Carmelo Caruso

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