Il primo sguardo del nuovo presidente
ANSA/ANGELO CARCONI
Il primo sguardo del nuovo presidente
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Il primo sguardo del nuovo presidente

Sono due le questioni urgentissime sulle quali il prossimo inquilino del Quirinale dovrà misurarsi: economia e sicurezza

Sul doppio mandato di Giorgio Napolitano che si chiude in anticipo e sulle tante sfaccettature di una presidenza della Repubblica che si presta a essere giudicata (nel bene e nel male) da diverse e opposte angolature potrete leggere all’interno del numero di Panorama in edicola dal 14 gennaio le analisi di quattro commentatori d’eccezione. Vale la pena, dopo questa premessa, buttare lo sguardo in avanti. Non per perdersi nel giochetto dei nomi che va tanto per la maggiore, quanto per concentrarsi sulle prime ed ineludibili azioni delle quali a nostro giudizio dovrà rendersi protagonista il prossimo inquilino del Colle. Non c’è molto da girarci intorno. Le questioni urgentissime sono due: economia e sicurezza. Sul primo punto è oramai stucchevole snocciolare i dati, sgranare il rosario della nostra incapacità di essere non dico al livello degli altri paesi europei per capacità di arginare e combattere la crisi ma anche solo apparentemente in scia. Per non parlare della piaga della disoccupazione, sulla quale l’oramai ex inquilino del Quirinale, a giudicare dai risultati disastrosi, ha speso inutili parole e velleitari proclami. Basta ricordare che dal novembre del 2011 si sono succeduti a Palazzo Chigi tre governi fortemente voluti da lui e non eletti dal popolo, governi che avrebbero potuto fare molto e non hanno fatto nulla: solo chiacchiere e distintivo, per dirla con Robert De Niro.

Il nuovo presidente dovrà essere cosciente che stiamo consegnando l’Italia a una società che non ci appartiene, nel senso che non appartiene più a chi ha superato i quarant’anni. È quella società tecnologica e tecnodipendente non nel senso renziano del termine (a proposito non perdetevi l’intervista alla sua ex ghost writer pentita a pag. 72) e cioè ruffianamente twittarola, ma proiettata verso una società che utilizza le tecnologie come mezzo per produrre reddito e facilitare le azioni di ogni giorno. Chiunque arriverà al Quirinale dovrà gestire questa transizione, spingere affinché non ci sia conflitto ma intelligente e matura condivisione tra queste due parti della società.

E poi la sicurezza. Dopo l’orrore che ci ha consegnato Parigi, si ripropone con tragicità il problema della prevenzione che Panorama urla come priorità massima da molti mesi nel silenzio e nell’indifferenza generale. Abbiamo ascoltato i massimi esperti dell’antiterrorismo, gli studiosi, analisti da una parte all’altra dell’oceano (gli articoli iniziano a pag. 42). Con il loro conforto, siamo ancor più risoluti nella nostra idea che bisogna avere il coraggio di aprire finalmente gli occhi e affrontare la realtà con l’urgenza e l’enormità che la guerra in atto richiede. Non è distribuendo quattro nuove scorte, magari ai soliti privilegiati della cosiddetta casta, che si fa intelligente ed efficace prevenzione al terrore dei tagliagole. Ci vuole altro. Coraggio e determinazione. Ma, innanzitutto, visione dello scenario che ci sta di fronte. Il prossimo presidente della Repubblica, in questo campo, non potrà sopportare mezze parole e mezzi impegni. Perché in questa tremenda partita sono in gioco la nostra vita e la vita dei nostri figli.

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