Berlusconi condannato: vincono i pm, perde il paese
Berlusconi condannato: vincono i pm, perde il paese
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Berlusconi condannato: vincono i pm, perde il paese

La condanna a 7 anni per l'ex premier nel processo Ruby rischia di far fallire il governo - La scheda - I 7 paradossi - Tutti i processi di Berlusconi - I numeri - Le reazioni del Pdl - Il VIDEO della lettura della sentenza - Sesso&politica: i precedenti -

La magistratura ha già cambiato la storia d’Italia nel 1994, quando un avviso di garanzia recapitato ai giornali innescò il disimpegno della Lega dal primo governo Berlusconi. L’allora presidente del Consiglio dovette dimettersi e poco importa che anni dopo sia stato riconosciuto del tutto innocente. A distanza di quasi vent’anni, una sentenza (non definitiva) in un processo in cui la vittima non si costituisce parte civile, anzi nega il reato, e i funzionari di polizia “concussi” assicurano di non essere stati costretti, chiude il cerchio del corpo a corpo tra Silvio Berlusconi e un nutrito manipolo di magistrati che non si sono mai dati né tregua né pace.

Adesso tutto può succedere. La sentenza del processo Ruby, con la condanna a 7 anni di detenzione (uno più di quelli chiesti dal pm Ilda Boccassini) e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, colpisce al cuore il Cavaliere e in qualche misura anche 10 milioni di italiani che, votandolo, gli hanno dato fiducia. Il dubbio che dietro la sentenza ci sia un pregiudizio politico aleggia nel centrodestra, e grava sul futuro del governo.

Finora Berlusconi ha mostrato il volto buono, il sorriso benevolo dell’uomo, dell’imputato, fiducioso (nonostante lo scoramento interiore) che attende il verdetto di un giudice a Berlino. Ha voluto offrire l’immagine del leader responsabile che stoicamente accetta il calvario di un processo che considera persecutorio. Quasi un plotone d’esecuzione. E ha voluto lanciare segnali rassicuranti di tenuta del governo a dispetto del frullare turbinoso d’ali di mille falchi del Pdl su Palazzo Grazioli.

Ma ora? Saprà Berlusconi scindere le proprie vicende personali da quelle dell’Italia? Soprattutto, saprà l’opinione pubblica di centrodestra (ma non solo) sorvolare su un accanimento giudiziario, al di là di singole sentenze, che adottando due pesi e due misure e sviluppando attorno alla figura del leader del Pdl uno spaventoso volume di fuoco rischia, agli occhi di metà Italia, di mettere a repentaglio la democrazia e stravolgere non soltanto la storia d’Italia, ma i fondamentali della convivenza civile? Cioè: c’è ben poco di privato nello scontro tra Berlusconi e le “toghe rosse”.

Il giudizio su Berlusconi privato, sulla sua moralità, sui comportamenti che ha tenuto, nulla dovrebbe avere a che spartire con le sentenze di una corte di tribunale o le carte di un’indagine giudiziaria. Tanto meno dovrebbero incidere le opinioni politiche, le idiosincrasie personali dei magistrati o le grandi manovre attorno al governo. Ma è proprio così? L’Italia è un paese normale, oppure è in atto uno scontro fra poteri sulla pelle degli italiani (che avrebbero invece bisogno di serenità, concretezza, equilibrio)?

Oggettivamente, che abbia fatto pienamente il suo dovere o no, una certa magistratura è più destabilizzante perfino di un Cavaliere esuberante come Berlusconi. Sarà difficile per lui, per il Pdl, per chi lo ha votato, mantenere la pazienza e non pretendere ora dall’esecutivo, a maggior ragione, misure concrete, urgenti, coraggiose, e il mantenimento degli impegni sul fronte economico. Anche una sola promessa mancata può mandare a rotoli il castello di carte del governo Letta.

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