Se Monti scende in campo per Casini e Bersani sono guai
Se Monti scende in campo per Casini e Bersani sono guai
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Se Monti scende in campo per Casini e Bersani sono guai

Ecco come, dopo l'intervista di Monti al Wsj , i parlamentari si stanno preparando all'autunno rovente della politica

Sarà che l’intervista rilasciata da Mario Monti al Wall Street Journal è datata un mese fa, quando “Pd e Udc non avevano ancora iniziato a trastullarsi con strane alleanze”. Sarà che “il Pdl, oramai, riesce a trovare negli attacchi a Monti l’unico collante in grado di tenere unito un partito sempre più in frantumi”.  Sarà che il Transatlantico di questi giorni è così vuoto che l’eco delle parole del presidente del Consiglio contro Berlusconi si è propagata con una furiosa rapidità. Sarà che in un afoso e assolato pomeriggio di agosto i pochi deputati presenti a Roma non aspettavano altro per tirarsi su dalla fiacca estiva. Fatto sta, che “Monti stavolta l’ha fatta fuori dal vaso ”. “Ma non casualmente”, aggiungono in tanti. "Il programma elettorale della lista L’Italia prima di tutto comincia a prendere forma”.

Quando tutti si muovono è meglio restare fermi”. Così un deputato del Pdl sintetizza la silenziosa tattica che il presidente del Consiglio, di fronte al tanto rumore dei partiti, starebbe mettendo a punto per ottenere una riconferma a Palazzo Chigi nel 2013.

Nelle ultime settimane quel che di buono la “strana maggioranza” ha saputo costruire dal novembre del 2011, è “finito nel frullatore”: la fiducia sull’agenda europea, le alleanze tra le anime responsabili dei partiti, la volontà di portare avanti una legge elettorale condivisa da tutti, l’obiettivo urne nel 2013.

Tutti buoni propositi già caduti nel dimenticatoio”. Le cavallerie parlamentari negli ultimi giorni di luglio hanno ripreso ad armarsi, travolgendo il clima di appeasement con nuovi e pericolosi schieramenti pre-bellici. Monti assiste a questo gran da farsi di eserciti sul campo. È sempre più preoccupato per il clima guerrafondaio che sembra dominare le Aule parlamentari. Ma “il professore resta tecnico fino in fondo”: sa bene che senza un vero e proprio trattato di strategia militare la battaglia rischia di finire con una sonora sconfitta per i falchi. Così che si mette a tavolino, rilegge Sun Tzu e cerca la chiave giusta per disinnescare ogni tatticismo destinato ad indebolirlo.

Il presidente del Consiglio è seccato. “Ce l’ha con la dirigenza azzurra che sta approntando un programma elettorale 2013 che va a stravolgere – dall’Imu ad Equitalia passando per il fiscal compact – l’operato dell’attuale governo". Ce l’ha con Bersani “combattuto tra il ruolo di Caino e Abele”. Ma ce l’ha soprattutto con Casini, il portatore per eccellenza del ramoscello di ulivo, oggi trasformatosi in “un chimico che gioca con arsenico e cianuri”, così lo appella qualcuno in buvette.

I traslochi tattici del leader centrista  – “praticissimo stile democristiano”, si commentano così le sue gesta in Transatlantico - non sono andati giù a palazzo Chigi. In primis perché il brusco accordo progressisti-moderati ed il conseguente riassetto della strana maggioranza sono vicini al generare aspre ripicche del Pdl ed atroci conseguenze per la tenuta del governo. Ma soprattutto perché “Casini ha tolto dagli scatoloni la responsabilità e vi ha caricato l’ambizione”. Un’ambizione chiamata Quirinale . Quello stesso colle per cui anche il professore, almeno fino a qualche giorno fa, veniva dato per indiscusso inquilino nella successione a Giorgio Napolitano.

Ma il Capo dello Stato – “al momento”, ci tengono a precisare in area pidiellina – è ancora eletto dalle Aule parlamentari, e non direttamente dai cittadini. Per cui – questo il ragionamento di un attento analista parlamentare di lungo corso – è chiaro che “se Bersani vuole vincere con una larga maggioranza, essere determinante e  salire a palazzo Chigi, deve contare anche sul sostegno di Casini; quest’ultimo, poi, pronto a dare un contributo alla causa del centrosinistra, ma a patto che dal Parlamento riunito venga fuori il suo nome nella designazione del prossimo presidente della Repubblica”. Bersani in fin dei conti non ha nulla da perdere. Tutti ci guadagnano, “ad eccezione del Pdl che continua ad insistere sulla riforma semipresidenziale per sparigliare questo piano”.

Ed è qui che il “Sun Tzu” di Palazzo spiega la sua silenziosa ma strategica arte militare: sono piani, questi, che restano in piedi se il centrosinistra si aggiudicherà la prossima corsa a Chigi. “E se invece ad essere eletta dal popolo fosse una maggioranza di tecnici?”, la butta giù chi si è fatto un’idea del Monti-pensiero. Se, cioè, il prossimo Parlamento – anche qualora non dovesse cambiare la legge elettorale – vedesse candidata una lista  L’Italia prima di tutto, coacervo di professori, tecnici, belle facce e tanta gente pulita e responsabile che tanto piace al paese e all’estero? “Allora sì che per Bersani e compagni (Pierfurby incluso) sarebbero vere purghe!”. Perché in questo caso le probabilità che il successore di Re Giorgio porti il nome di Pierferdinando Casini sarebbero scarse se non nulle. Con tanto di due di picche anche per l’altro Pier (Luigi).

A detta di molti “la lista L’Italia prima di tutto sta prendendo forma”. Una lista che dovrebbe portare avanti gli impegni europei assunti in questi mesi di governo Monti, e che porterebbe questo governo, nel 2013, a ricevere la legittimazione-benedizione degli italiani. “A quel punto la parola tecnici scomparirebbe dal vocabolario di Palazzo”, così come, “con un abracadabra, scomparirebbero tutti i vari Cencelli messi a punto dai partiti in questi mesi per assicurarsi la pagnotta istituzionale nei posti chiave”.

È un bene o un male?”, si chiedono confusi due democrat a Montecitorio. Si guardano intorno. In Parlamento si vota la spending review e mancano le facce di peso di molti big del Pdl: da Alfano a Berlusconi, da La Russa a Verdini. “Mi sa che qualcuno ha già fatto le valigie”, ridacchiano. “Dalle nostre parti (Pd) ho visto solo un trolley…”, continuano a sghignazzare. “Della serie anche i vostri a volte vanno, ma poi ritornano!”, li prende in giro un collega azzurro. “È che ci sarà una strana colla sulle poltrone di Chigi: una volta che ti siedi.”.

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