'Pansa, anche io sono un 'cretino''
'Pansa, anche io sono un 'cretino''
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'Pansa, anche io sono un 'cretino''

Lo sfogo di un poliziotto dopo le dichiarazioni del Capo della Polizia sul gesto commesso da un collega durante gli scontri di sabato scorso a Roma - Noi, poliziotti in prima linea  - Armi non letali alle forze dell'ordine

“Anche noi avremmo da affibbiare svariati ‘cretino’ a diverse persone che sbagliano, grossolanamente, impunemente, e che non di rado devono rimangiarsi i loro stessi provvedimenti proprio grazie alla nostra azione di tutela nei confronti dei poliziotti. Quei ‘cretino’ ci scappano proprio… soprattutto una volta che le nostre ragioni sono state opportunamente accertate nelle sedi competenti… Noi a chi dobbiamo regalarli? Perché il Capo della Polizia in persona ha dimostrato che si può farlo eccome. Allora lo chiediamo a lui per primo: a chi dobbiamo regalarli?”.

Non nasconde la propria riprovazione Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, a seguito delle polemiche scoppiate dopo gli scontri avvenuti a Roma sabato, in occasione del corteo per la casa, ed in particolare solo e unicamente per la famosa immagine della ragazza sdraiata in strada, colpita da un Poliziotto. E' apparso ai suoi colleghi alquanto brusco e sbrigativo il Capo della Polizia, Alessandro Pansa che immediatamente ai media ha commentato: “Abbiamo un cretino da identificare”.

Dal Coisp ad un poliziotto della Sezione Volanti di Trieste, Maurizio Cudicio che, ogni giorno e ogni notte, combatte con la criminalità. Cudicio ha scritto una lettera direttamente al Capo della Polizia, Pansa ma anche al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

"Sig. Capo della Polizia Dott. Pansa, volevo comunicarle che anche io sono un “cretino”.

Quando mi è capitato di richiamare un collega per un qualsiasi motivo, l’ho fatto sempre rispettando la divisa e inoltre anche nelle forme previste dal regolamento interno della nostra amministrazione.

Al Sig. Capo della Polizia posso esprimere tutto il mio sgomento e rammarico per quell’ingiuria rivolta al collega perché dal mio punto di vista, esistono i modi di tempo e di luogo per giudicare un uomo che indossa una qualsiasi divisa.

Sig. PANSA, forse tra amici in un bar si può anche dare del “cretino” ad una persona ma il tutto può accadere tra quattro mura e poi al di fuori, ci sono le autorità competenti che potranno dare un giudizio e poi condannare.

Il collega ,che neanche ancora era stato identificato al momento della sua “SVIOLINATA AI QUATTRO VENTI”, potrebbe essere un ottimo poliziotto con un curriculum eccezionale oppure essere un recidivo, ma proprio per questo bisognava valutare la situazione a bocce ferme.

Questo ovviamente non significa che deve essere perdonato o magari far finta di niente, anzi,se ha sbagliato deve pagare con la sanzione disciplinare e anche penalmente se ci saranno i presupposti di legge.

Noi siamo tutti UOMINI IN DIVISA e possiamo sbagliare e il fatto in questione non è accaduto in un cortile mentre si giocava una partitella di calcio tra scapoli e ammogliati e l’adrenalina può fare dei brutti scherzi, specialmente se qualcuno ti lancia una bomba carta con il mirino rivolto ad uno sbirro.

Sono pronto io stesso da poliziotto a chiedere scusa se necessario, alla ragazza colpita dal collega e credo non ci saranno dubbi che l’interessato lo farà, ma  non devono essere  neanche dimenticate  le decine  di colleghi che si sono recati all’ospedale per le ferite riportate nei tumulti.

Un film per poterlo giudicare, lo si guarda dall’inizio alla fine e spesso parte dell’opinione pubblica, con il chiaro scopo di colpire certe categorie, estrapola un frammento e lo sbatte in prima pagina , ma ancora non capisco per quale motivo , sperando non sia solo quello di vendere qualche copia di giornale in più facendo così felice il proprio direttore.

Rispetto per l’uomo non per l’affermazione del Dott. Pansa, si ricordi che in strada  ogni giorno non ci sono tanti “cretini”, ma molti uomini e donne che indossano una divisa e che possono sbagliare nell’esercizio del  proprio dovere.

Maurizio Cudicio, un poliziotto che ama il proprio lavoro".  

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