Scienza

Tumore al polmone: si allunga l’aspettativa di vita grazie all’immunoterapia

La nuova frontiera della lotta al cancro aumenta la sopravvivenza fino a tre anni dalla diagnosi ma servono corsi di formazione per oncologi

Chest x-ray of a smoker showing lung cancer

Angelo Piemontese

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Ogni anno in Italia si registrano quarantamila nuove diagnosi di tumore al polmone e trentaquattromila decessi. Nell'ottanta per cento dei casi il tumore è provocato dal fumo di sigaretta: per questi pazienti, fino ad oggi, l'unica arma a disposizione era la chemioterapia, tossica e poco efficace: la sopravvivenza in fase avanzata, con questa cura, non supera i 10 mesi.

L'introduzione dell'immunoterapia ha cambiato lo scenario: un paziente su cinque a tre anni dalla diagnosi è vivo. E funziona bene soprattutto nei grandi fumatori e negli ex fumatori.

Ora che l’immunoterapia è disponibile anche per il tumore al polmone “vogliamo fare in modo di assicurare ai pazienti la migliore gestione possibile di queste terapie grazie a specialisti altamente formati” dice a Panorama.it Cesare Gridelli, presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Toracica (AIOT) e Direttore dell’U.O. di Oncologia Medica dell'Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale S.G. Moscati di Avellino.

Lo strumento per aggiornare gli oncologi viene fornito dall’AIOT che, in collaborazione con la Fondazione Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori (NIBIT), apre le porte della prima Scuola Italiana di Immuno Oncologia Toracica.

Duecento esperti in oncologia toracica tornano sui 'banchi di scuola' per conoscere di più, e quindi saper meglio applicare, le nuove terapie immunologiche che hanno stravolto la lotta al tumore del polmone e che richiedono un approccio profondamente diverso dalle terapie tradizionali, ad iniziare dalla chemioterapia.

Conoscere meglio per curare al meglio: è con questo spirito che gli oncologi italiani si aggiornano, per garantire al paziente la migliore gestione dell'immunoterapia.

Professor Gridelli, perché la necessità di una scuola dedicata all’immunoterapia toracica?

Una terapia per quanto efficace ha bisogno di operatori in grado di saperla gestire e 'sfruttare' al massimo: da qui la decisione di aprire la prima Scuola Italiana di Immuno Oncologia Toracica rivolta ad oncologi e specialisti in malattie dell'apparato respiratorio. Si inizia il 1 aprile a Milano, poi il 22 aprile a Napoli e il 20 maggio a Siena per incominciare, ma non è che il primo passo. Una prima assoluta in Italia ma anche a livello internazionale.

Cosa impareranno gli oncologi?

Per esempio la diversità dell’evoluzione della malattia rispetto al trattamento chemioterapico: i risultati, differentemente dalla chemioterapia, si hanno sul lungo periodo. Dopo due mesi infatti il tumore sembra peggiorare ma in realtà è solo l’effetto dell’azione del sistema immunitario attorno al carcinoma: bisogna invece attendere quattro mesi per poter vedere i benefici. L’oncologo deve sapere che il trattamento ha questo effetto. Inoltre deve essere chiaro che il trattamento immunoterapico non è un futuro lontano ma un presente che sarà sempre più allargato. Ci sono già risultati rilevanti sia nella forma metastatica non a piccole cellule squamosa che nell’adenocarcinoma, soprattutto nei pazienti già trattati con chemio. Oggi l'immunoncologia è una terapia di seconda linea nel polmone ma si sta sperimentando questa terapia anche in prima linea e in fase post‐operatoria. Ci stiamo avvicinando a grandi passi alla concreta possibilità di abbandonare la chemioterapia nel trattamento del tumore al polmone. Dobbiamo farci trovare pronti.

Come funziona l’immunoterapia per il tumore al polmone?

L’obiettivo dell'immunoncologia è quello di combattere il tumore stimolando il sistema immunitario del paziente e scagliandolo contro la malattia. Dopo il melanoma, il cancro polmonare è il primo tumore solido trattabile con questo metodo. Da tempo si provava a scatenare il sistema immunitario del paziente contro le cellule neoplastiche, ma senza successo. Dopo cinquant’anni di sperimentazioni, passando anche per l’insuccesso del vaccino, abbiamo capito finalmente il meccanismo per aggredire il tumore: usare anticorpi monoclonali che rimuovono il blocco che il tumore stesso crea contro il sistema immunitario. Quest’ultimo è così in grado di contrastare la neoplasia. Ci sono farmaci specifici, come nivolumab, che agiscono proprio in questo modo.

Risultati?

L’aspettativa di vita per un tumore al IV stadio è passata dai sette-otto mesi garantiti dalla chemioterapia fino a due anni su un paziente su quattro.

Quali pazienti sono candidabili al trattamento?

Abbiamo visto che l’immunoterapia è particolarmente efficace nel tumore squamoso non a piccole cellule, quello tipico dei forti fumatori. Ma c’è un 20 per cento dei casi in cui il tumore è invece legato ad una mutazione genetica e in questo caso il trattamento non funziona. Ma per questo tipo di cancro ci si può avvalere dei farmaci biologici a bersaglio molecolare, altra recente rivoluzione che ha portato a grandi successi. Inoltre il paziente, per essere candidabile, non deve avere malattie autoimmuni, come per esempio il lupus o l’artrite reumatoide. Ad oggi circa duemila persone l’anno vengono sottoposte a immunoterapia, specialmente quando falliscono il primo ciclo di chemio.

E i costi?

Sono molto elevati. Si parla di circa settemila euro al mese per paziente. Ma i risultati ripagano il conto. Abbiamo contribuito a far sì che i pazienti potessero avere le migliori terapie possibili a carico del Servizio Sanitario Nazionale, ora vogliamo fare in modo di assicurare ai pazienti la migliore gestione possibile di queste terapie grazie a specialisti altamente formati. Lo scorso luglio l'EMA (European Medicines Agency) ha approvato il nivolumab per il tumore del polmone non a piccole cellule squamoso in fase avanzata, già trattato con chemioterapia. A settembre, a seguito delle richieste dell'AIOT, l'AIFA ha incluso il farmaco nella lista della legge 648/96 in modo che, in attesa della rimborsabilità in Italia, ottenuta lo scorso 24 Marzo, potessero accedervi a carico del SSN anche i pazienti non inclusi nel programma dell'uso compassionevole. Un traguardo importante se si pensa che ad oggi la sopravvivenza a 18 mesi dei pazienti con questo cancro al polmone in fase avanzata è del 39% contro il 23% di quelli trattati con chemioterapia. Un successo soprattutto negli alti fumatori o negli ex tabagisti rispetto ai non fumatori.

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