Scienza

Troppo sale fa male al cervello

Danneggia il rivestimento dei vasi sanguigni e aumenta il rischio di demenza, ma i danni sono reversibili

sale

Marta Buonadonna

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Uno studio, pubblicato su Nature Neuroscience, condotto su topi vivi e cellule umane ha scoperto che alti livelli di sale nella dieta provocano una risposta immunitaria nell'intestino che può danneggiare il rivestimento dei vasi sanguigni. Quando questo fenomeno di verifica, il cervello riceve una minor quantità di ossigeno il che impatta sul meccanismo di formazione dei ricordi. In particolare a rallentare notevolmente è l'afflusso di sangue a due regioni cruciali per l'apprendimento e la memoria: la corteccia e l'ippocampo. Ritornando a una dieta regolare, quindi diminuendo la quantità di sale, però, la memoria migliora.

Cuore e cervello

Nell'uomo è noto che una dieta ricca di sale causa ipertensione e aumenta il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. A livello cellulare, l'eccessivo consumo di sale porta a una disfunzione delle cellule endoteliali, che rivestono i vasi sanguigni e modulano il tono vascolare, ma l'impatto a lungo termine di tale disfunzione su vari organi non è noto.

Costantino Iadecola del Weill Cornell Medicine, facoltà di medicina della Cornell University, e colleghi hanno nutrito i topi con una dieta molto ricca di sale. Nel giro di poche settimane hanno potuto osservare una disfunzione endoteliale, una riduzione del flusso sanguigno cerebrale e disabilità cognitive in diversi test comportamentali, anche se non hanno registrato nessun cambiamento nella pressione sanguigna.

La dieta salata ha anche aumentato il numero di globuli bianchi TH17 nell'intestino e quelli di una molecola pro-infiammatoria rilasciata da queste cellule, chiamata IL-17. Gli autori hanno poi scoperto che è questo aumento di IL-17 nel sangue a causare gli effetti negativi della dieta salata sulla funzione cerebrovascolare e sul comportamento. "Dopo circa tre mesi, i topi sono diventati dementi", ha spiegato Iadecola. "I topi sono molto curiosi e amano cercare nuove cose, ma col tempo hanno perso la capacità di identificare un oggetto normale". Non erano più in grado di ritrovare punti di riferimento nelle loro gabbie né di costruire un nido, operazione che un topo fa quotidianamente.

Effetti sull'uomo

Sebbene questi risultati siano stati ottenuti nei topi, lo studio mostra anche che IL-17 influenza analogamente le cellule endoteliali cerebrali umane, suggerendo che una dieta ad alto contenuto di sale potrebbe avere un impatto negativo sulla salute del cervello umano, indipendentemente dal suo effetto sulla pressione sanguigna.

Certo i topi dell'esperimento hanno ricevuto una razione di sale 16 volte superiore a quella della loro dieta normale, una quantità difficilmente raggiunta dalle diete umane, anche dalle più "saporite". Però, avverte Iadecola, "probabilmente nel corso di anni e forse decenni - a differenza dei pochi mesi dell'esperimento sui topi - anche livelli più bassi di sale potrebbero avere un effetto devastante".

Stile di vita

La buona notizia è che interrompendo la dieta ad alto contenuto di sale, o mediante un intervento farmacologico, la performance cognitiva dei topi tornava nella norma, il che significa che i danni provocati dall'eccesso di sale sono reversibili. Perciò un cambiamento nello stile di vita può contribuire a invertire o prevenire questi effetti.

Il consumo di sale raccomandato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità è inferiore a 5 grammi al giorno, equivalente a un cucchiaino da caffè scarso. Il consumo medio degli italiani è pari circa al doppio, c'è quindi un ampio margine di miglioramento. Il sale è contenuto soprattutto nei cibi pronti e nei prodotti da forno (anche quelli dolci ne contengono molto), che vanno quindi limitati. Insensato invece scegliere a tutti i costi acque con poco sodio, perché quello contenuto nell'acqua è comunque una quantità infinitesimale rispetto al sale presente negli alimenti.

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