Scienza

Test sugli animali: ecco come si possono evitare negli studi sull’obesità

L’Università di Pisa propone un sistema per lo studio di disturbi metabolici legati all’eccesso di nutrizione senza usare cavie

cavie

Angelo Piemontese

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Presso il Centro Piaggio dell'Università di Pisa hanno trovato un modo per migliorare la ricerca nel campo delle malattie causate dall'obesità, piaga che in tutto il mondo coinvolge ormai trecento milioni di individui, che non prevede il sacrificio di cavie.

?Nonostante l'uso intensivo di modelli animali, molti dettagli del meccanismo del metabolismo umano rimangono tuttora poco compresi e di conseguenza le opzioni di trattamento sono al momento limitate e largamente insoddisfacenti? si legge nell'articolo pubblicato sulla rivista PlosONE ad opera del team guidato dalla professoressa Arti Ahluwalia.

Comprendere il metabolismo umano nei dettagli           

Paradossalmente, infatti, si conosce di più sul metabolismo dei roditori, le cavie più usate nei test, che di quello degli esseri umani: sarebbe maggiormente produttivo, quindi, evitare di impiegare nelle sperimentazioni di laboratorio topolini e ratti geneticamente modificati, nei quali il sovrappeso è indotto da nutrizione prolungata con alimenti altamente calorici.

E sarebbe invece più efficace poter analizzare cosa succede all'organismo umano in risposta a una quotidiana dieta ipercalorica e all'eccesso di ingestione di cibi. Ma, ovviamente, servono dei modelli che riproducano esattamente i meccanismi cellulari scatenati dall'obesità nei vari tessuti del nostro corpo.

?Fino ad oggi l'uso di modelli animali per lo studio di disturbi metabolici era l'unico metodo esistente. Ma ha dei limiti, perché l'obesità è una malattia prettamente umana e dipende dalla dieta e dallo stile di vita, e questo è difficilmente riproducibile negli animali, che raramente mangiano più del necessario? spiega la dottoressa Arti Ahluwalia.

Tessuti umani riprodotti in laboratorio

I ricercatori di Pisa hanno quindi sviluppato un sistema in-vitro composto da più tessuti (grasso, fegato e tessuto vascolare) connessi tramite microscopici canali per studiare l'insorgere di danni vascolari e segni di infiammazione legati all'aumento di tessuto adiposo, fino a quantità che corrispondono nell'uomo a sovrappeso e obesità.

Il risultato osservato è stato che i danni ai tessuti aumentano in modo proporzionale alla quantità di grasso, il che apre la strada per comprendere i meccanismi cellulari che stanno alla base della risposta dei tessuti all'eccesso di nutrizione.

Le persone che soffrono di obesità hanno anche spesso un eccesso di grasso viscerale, condizione che contribuisce all'incremento cronico della circolazione nel sangue di acidi grassi e metaboliti (come i trigliceridi), che a loro volta attivano una catena di processi a livello cellulare molto dannosi perché interferiscono con il rilascio di insulina (alterazione che provoca il diabete) e con le cellule beta del pancreas che la producono.

Questa metodologia per studiare le patologie connesse all'obesità si è rivelata particolarmente valida proprio perché basata su uno studio attento dell'organismo umano, le cui funzioni vengono riprodotte da tessuti ingegnerizzati. E al contempo consente di espandere le ricerche senza più sacrificare cavie.

Un'alternativa scelta per ragioni pratiche

"Da molti anni ormai il Centro Piaggio dell'Università di Pisa è all'avanguardia nello studio di alternative alla sperimentazione animale. Non è una scelta dettata dall'ideologia, ma dall'evidenza sperimentale e dal progresso scientifico, che ci dicono che questa è una strada migliore per avere modelli sempre più precisi dei sistemi biologici, migliorando quindi al contempo le condizioni dell'uomo e degli animali, e approfondendo le nostre conoscenze su come funziona il nostro corpo".

L'applicazione della metodologia in vitro è possibile grazie a una importante scoperta fatta dalla professoressa Ahluwalia e pubblicata lo scorso anno su Scientific Reports.

In questo studio infatti si dimostrava che è possibile applicare a cellule e tessuti coltivati in-vitro le medesime leggi universali, dette allometriche, che regolano il metabolismo di tutti gli esseri viventi, piante e animali.

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