Scienza

Stephen Hawking, ecco perché il suo lavoro è importante

Le sue teorie cosmologiche hanno aiutato a svelare i misteri dell’universo e la loro divulgazione ha affascinato il grande pubblico

Stephen Hawking

Angelo Piemontese

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Non ha mai vinto il premio Nobel per la fisica e nemmeno le sue teorie, per certi versi rivoluzionarie, compaiono nei libri di testo accademici tradotte in formule matematiche.

Eppure Stephen Hawking, scomparso a 76 anni, è considerato il più famoso scienziato dell'era moderna. Spesso, infatti, per definirlo è stata usata la parola ?icona?: la sua figura ha travalicato gli angusti confini delle grigie aule universitarie ed è diventata un simbolo della cultura dei giorni nostri.

La sua popolarità, soprattutto al di fuori del ristretto mondo dei fisici teorici, è frutto della sua grande opera come comunicatore e divulgatore.

È riuscito infatti a far conoscere al grande pubblico concetti complicati, come il Big Bang (la teoria sulla nascita dell'universo) e come funzionano i buchi neri, divoratori cosmici nati dal collasso di enormi stelle.

Un grandissimo comunicatore

Nel 1988 pubblica Dal Big Bang ai buchi neri, breve storia del tempo, in cui espone, in maniera chiara e comprensibile, le teorie da lui elaborate nel corso degli anni '60 e '70 proprio in questo ambito.

Il libro diventa in breve tempo un best seller ed è ad oggi considerato uno, se non il principale, pilastro della divulgazione sulla cosmologia.

In seguito, benché paralizzato dalla malattia (un'atrofia muscolare degenerativa) che lo ha costretto sulla sedia a rotelle fin dagli anni ?70 e dal 1985 a parlare con un sintetizzatore vocale (per l'asportazione delle corde vocali), ha continuato a lavorare assiduamente, pubblicando altri due libri e soprattutto intervenendo spesso in questioni importanti sulla deontologia della scienza.

Ha infatti ammonito diverse volte i colleghi, e soprattutto i capi dei Paesi di tutto il pianeta, a collaborare per creare un governo mondiale per proteggere l'umanità dalla tecnologia da noi stessi creata.

Le sue posizioni, spesso radicali e pessimistiche nei confronti della scienza, si manifestano anche sulla possibilità di vita extraterrestre: secondo il fisico inglese, se ne capitasse l'opportunità, non bisognerebbe entrare in contatto con civiltà aliene.

Breve storia di un genio

Hawking si laurea brillantemente (e a tempo da record) all'University College di Oxford, ma in seguito, dal 1978 al 2009, occupa la prestigiosa cattedra di matematica presso la rivale università di Cambridge: tra gli illustri predecessori di quel posto si annovera Isaac Newton.

Subito si mise in luce per il suo talento e per le sue idee, all'epoca considerate anche un po' azzardate, sulla fisica dei buchi neri.

Dopo la diagnosi della malattia, nel 1965 sposa la collega di studi Jane Wilde, dalla quale ebbe tre figli, e nel 1991 si separa per sposare Elaine Mason, la badante che lo assisteva quotidianamente.

Perché la sua opera è importante

Si è dedicato esclusivamente alla cosmologia teorica, un ambito che negli anni 60-70 era considerato pionieristico, data la mancanza di prove osservative (non esistevano i potenti telescopi di oggi) che potessero supportare con certezza le ipotesi varate in questo campo.

Dimostra però, dalle leggi della relatività generale, che subito dopo il Big Bang si formarono buchi neri di massa enorme ma grandi un miliardesimo di miliardesimo di una capocchia di spillo.

In seguito, sempre studiando questi misteriosi oggetti, riesce a sfatare la loro sinistra fama di mostri che ingoiano inesorabilmente ogni cosa che precipita verso di loro, luce compresa, senza mai più restituirla.

Hawking sostiene che questi buchi non sono poi così ?neri? e che ?evaporano? lentamente emettendo una radiazione, battezzata poi col suo nome, che è il residuo di tutto quello che si sono "mangiati".

La teoria è importantissima, perché riesce a conciliare le leggi della meccanica quantistica con quelle della fisica relativistica, impresa che, eccezion fatta appunto per i buchi neri, non è ancora riuscita a nessun altro scienziato, sebbene siano in corso da decenni esperimenti (come quelli al Cern di Ginevra) per trovare particelle che unifichino le due branche della fisica: quella che descrive l'infinitamente piccolo (quantistica) e quella per l'infinitamente grande (relatività).

L'ultimo genio

Difficilmente la nostra era partorirà un altro scienziato come lui. Intendiamoci: ci sono talenti e studiosi dall'intelletto sopraffino, ma non riusciranno a emergere e a guadagnarsi la sua fama e popolarità.

Il motivo è semplice: per portare avanti le conoscenze nella fisica e progredire nella ricerca di nuovi modelli teorici per spiegare la teoria del tutto (tra l'altro titolo del film sulla biografia di Hawking) è necessaria la cooperazione di centinaia di scienziati.

Nella cosmologia, e in generale in tutta la fisica, si sono raggiunti livelli di complessità così elevati che non basta più l'intuizione di un singolo genio, per quanto brillante possa essere, per risolvere i puzzle che ancora arrovellano gli scienziati.

Solo il lavoro di congiunto di molti ricercatori e teorici può portare a dei progressi. L'esempio più lampante, e recente, è la rilevazione delle onde gravitazionali: non è stata l'opera di un singolo, ma il frutto di anni di lavoro di migliaia di scienziati.

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