Scienza

2019, la riconquista della Luna (pomodori compresi)

La sonda cinese sul lato oscuro, le coltivazioni di ortaggi e verdura. Torniamo sul nostro satellite per fare il grande balzo verso altri pianeti

Luna

Luca Sciortino

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La storia d’amore tra uomo e Luna è ancora tutta da vivere. Ricomincerà fra poco, quando i robot della missione cinese Chang’e-4 si poseranno sul cratere Von Karman, nel Polo sud lunare. Avrà il suo momento più intenso intorno al 2030, con il primo insediamento umano. E poi chissà, forse compiremo il grande balzo verso Marte. I dettagli di questa storia non li conosciamo ancora, ma possiamo immaginarli basandoci sugli obiettivi e i risultati delle ricerche più recenti.

Al momento, la navicella spaziale cinese, partita il 7 dicembre dal centro spaziale Xichang, nella provincia del Sichuan, si dirige coraggiosamente verso il lato nascosto della Luna, sul quale né essere umano né robot ha mai messo piede. La sonda sta effettuando osservazioni e registrando immagini della superficie lunare per assicurarsi che l’atterraggio sia privo di ostacoli. I rischi sono molti: gli impatti di meteoriti e asteroidi sono più probabili e violenti rispetto alla Terra per l’assenza di un’atmosfera; la mancanza di un effetto termoregolatore di masse d’acqua e aria determina sbalzi termici tra i 110 e i -173 gradi. Ma sono rischi che vale la pena di correre. Come spiega Gabriele Mascetti, a capo dell’unità Volo umano e Microgravità dell’Agenzia spaziale italiana, quella parte della Luna che non si vede (a causa della sincronia del moto di rotazione su se stessa e di rivoluzione intorno alla Terra), permetterà di effettuare esperimenti di radio-astronomia senza l’interferenza di apparati terrestri. I robot della missione cinese adopereranno strumenti in grado di sondare il sottosuolo lunare fino a cento metri di profondità e installeranno apparati per studiare i raggi cosmici, il vento solare sulla superficie e la crescita delle piante.

Sono esperimenti che guardano al futuro della storia di uomo e Luna e preparano a futuri insediamenti umani: se dovremo viverci per qualche tempo bisognerà pure capire come poter bere, mangiare, respirare e proteggersi da eventi estremi come gli impatti delle meteoriti. Nel 2020 vedremo i primi veicoli di atterraggio commerciali: la Nasa ha già siglato accordi di collaborazione con una decina di aziende private con l’obiettivo di portare sul nostro satellite veicoli spaziali che farebbero base in una mini-stazione nell’orbita lunare.

Di esperimenti per capire come sopravvivere lassù ce ne vorranno molti altri: ecco quindi che nei prossimi tre mesi anche l’India manderà una sonda sulla Luna, la Russia lo farà entro cinque anni, mentre la Nasa, l’Esa e le agenzie spaziali di Giappone e Canada stanno già collaborando alla costruzione di una stazione spaziale orbitante intorno alla Luna che dovrà terminare entro la seconda parte degli anni 2020.

Al di là degli interessi dei singoli Paesi, dice Mascetti, esiste da parte di tutti una volontà concreta di collaborare per l’obiettivo comune dell’umanità: costruire avamposti sulla Luna per compiere il grande balzo verso Marte. La ricerca scientifica punta con più decisione a questi obiettivi dall’11 dicembre scorso, quando una direttiva di Trump invitava la Nasa a prepararsi per un nuovo sbarco lunare.

Un primo problema da risolvere è quello dell’approvvigionamento di acqua. Alcuni anni fa avevamo scoperto che, sebbene il suolo sia essenzialmente un deserto, i poli della Luna ospitano distese di ghiaccio. Queste si trovano specialmente dentro crateri dove non batte mai il sole, proprio come il cratere Von Karman, situato in una depressione profonda 13 chilometri. Bisogna però capire quanto ghiaccio c’è, quanto è spesso e quanto è mescolato al suolo. Sia la missione indiana che partirà il prossimo anno sia quella russa programmata per il 2022 cercheranno una risposta a queste domande con l’aiuto di trivelle. Secondo quanto scrive Nature, una missione di quattro persone avrebbe bisogno di qualche dozzina di tonnellate di ghiaccio all’anno, una quantità molto inferiore a quella presente sul nostro satellite. Il resto del ghiaccio potrebbe essere sfruttato tramite elettrolisi per ottenere idrogeno e ossigeno da usare come propellenti, magari per puntare ad altri pianeti. D’altronde, come sottolinea Mascetti, la bassa gravità della Luna richiede meno energia e quindi meno costi per far partire veicoli spaziali dalla sua superficie. Un secondo problema riguarda la protezione dalle radiazione di particelle cariche e da piccoli asteroidi. La soluzione potrebbe essere individuare ripari naturali sulla superficie, come canyon, grotte e tunnel formatisi a causa di antiche eruzioni vulcaniche. Oppure quella di concentrare la luce solare con l’aiuto di enormi specchi così da sciogliere strati di suolo lunare e formare mattoni. Tutte le esplorazioni dei prossimi anni saranno cruciali per questo.

Infine, la questione dell’approvvigionamento di cibo. Sulla Stazione spaziale internazionale gli astronauti sono già capaci di coltivare alcuni ortaggi e stanno sperimentando come la crescita di pomodori varia in diverse condizioni. La ricerca sta andando avanti a grandi passi in questa direzione: in alcuni Paesi, inclusa l’Italia, si studia il modo di coltivare piante illuminate da Led, le cui frequenze possono essere variate per ottenere differenti composizioni di minerali e di vitamine. La Luna si avvia così a essere, sempre di più, parte delle nostre vite, a divenire un oggetto meno sognato, più possibile e «umano». Poi, forse, sarà la volta di altri pianeti del sistema solare.

Vale la pena ricordare quanto disse il grande divulgatore e scrittore di fantascienza Isaac Asimov in un’intervista a Oriana Fallaci, pubblicata nel libro La luna di Oriana, appena uscito per Rizzoli: «Io sono scientificamente convinto che in altri sistemi solari esistono pianeti identici alla Terra, popolati da uomini e alberi e animali come da noi, ma se potremo raggiungerli ciò non avverrà prima di secoli e secoli. E allora mettiamoci in testa che fino a quel giorno la Terra è tutto ciò che abbiamo, il solo bene su cui possiamo contare. Mettiamoci in testa che la Terra è una cosa preziosa, di cui dobbiamo aver cura senza illuderci che vi siano altre soluzioni a portata di mano». 

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