Scienza

Sclerosi multipla: con sole e pesce cala il rischio

Due studi mettono in evidenza l'importanza il ruolo protettivo dei raggi UVB e dell'assunzione di acidi grassi-omega 3

sole

Marta Buonadonna

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Le persone che vivono in luoghi dove sono più esposte ai raggi solari, in particolare i raggi UVB, potrebbero avere un minor rischio di sviluppare la sclerosi multipla nel corso della vita. Lo sostiene uno studio appena pubblicato sulla rivista Neurology, secondo il quale anche l'esposizione nell'infanzia e nella giovinezza potrebbe avere un ruolo nel diminuire le probabilità di sviluppare la malattia.

La sclerosi multipla è una malattia neurodegenerativa che colpisce oltre 100mila persone in Italia e circa 3 milioni nel mondo. Nelle persone affette, il sistema immunitario attacca la mielina, che riveste e protegge le fibre nervose. Si tratta di una malattia multifattoriale, che origina cioè da una combinazione di fattori genetici e ambientali. Può comportare numerosi sintomi, tra i più frequenti vi sono stanchezza, difficoltà a camminare, problemi alla vista, dolori muscolari, problemi di equilibrio, difficoltà di concentrazione, disturbi del linguaggio e molti altri.

Raggi benefici

I raggi UVB, che possono provocare scottature e sono coinvolti nello sviluppo del melanoma, hanno però un ruolo essenziale nello stimolare la produzione di vitamina D. Quando i livelli di questa vitamina sono bassi, si alza il rischio di sclerosi multipla.

Si sapeva già che la malattia è più diffusa nelle aree del pianeta più lontane dall'Equatore. Ora lo studio condotto da Helen Tremlett e colleghi dell'Università della British Columbia a Vancouver in Canada ha individuato le fasi della vita nelle quali l'esposizione al sole sembra avere un ruolo determinante nell'abbassare il rischio.

Lo studio è basato sui dati che riguardano 151 donne con sclerosi multipla e 235 di età simile senza la malattia. Basandosi sui dati di irraggiamento solare relativi al luogo di residenza e sulle risposte a un questionario circa la quantità di tempo passata all'aria aperta e al sole, anche durante l'infanzia e l'adolescenza, le donne sono state collocate in tre categorie di esposizione ai raggi UVB: bassa, media e alta.

Quelle estati al sole

Si è così scoperto che le donne che vivevano in climi più soleggiati con la massima esposizione ai raggi UVB avevano il 45% di riduzione del rischio di sviluppare la sclerosi multipla rispetto a quelle che vivevano in aree con la più bassa esposizione. Guardando a gruppi di età specifici, coloro che avevano vissuto in aree con i più alti livelli di raggi UVB tra i 5 e i 15 anni presentavano un rischio di sviluppare la malattia ridotto del 51% rispetto al gruppo con esposizione più bassa.

Inoltre, coloro che avevano trascorso più tempo all'aria aperta in estate dai 5 ai 15 anni in luoghi in cui l'esposizione ai raggi UVB era più alta, avevano un rischio ridotto del 55% di sviluppare la sclerosi multipla rispetto alle donne del gruppo con esposizione più bassa.

Prevenzione nel piatto

Nonostante i limiti dello studio, che si basa in parte su quanto riportato dalle partecipanti e sui loro ricordi di infanzia, emerge comunque una relazione tra esposizione al sole e minor rischio. Anche la dieta può però incidere sulla probabilità di contrarre la malattia. In particolare mangiare pesce almeno una volta a settimana, grazie agli acidi grassi omega-3, sembra avere un ruolo nel ridurre il rischio.

"Consumare pesce che contiene acidi grassi omega-3 ha dimostrato di avere una varietà di benefici per la salute, quindi volevamo vedere se questa semplice modifica dello stile di vita, mangiare regolarmente pesce e assumere integratori a base di olio di pesce, potesse ridurre il rischio di sclerosi multipla", spiega Annette Langer-Gould, del Kaiser Permanente Southern California a Pasadena, in California, e membro dell'American Academy of Neurology (AAN), autrice dello studio preliminare che sarà presentato al meeting annuale dell'AAN ad aprile.

Per questo studio, i ricercatori hanno esaminato le diete di 1.153 persone con un'età media di 36 anni, circa la metà dei quali aveva ricevuto una diagnosi di sclerosi multipla. Con dei questionari è stato possibile rilevare il consumo di pesce dei partecipanti e si è così scoperto che un'elevata assunzione di pesce era associata a un rischio ridotto del 45% di sclerosi multipla rispetto a coloro che mangiavano pesce meno di una volta al mese e non assumevano integratori di olio di pesce.

Protetti dai geni

Lo studio ha anche esaminato 13 varianti genetiche che regolano i livelli di acidi grassi e scoperto che due delle 13 varianti esaminate erano associate a un minor rischio di sclerosi multipla, indipendentemente dall'assunzione più o meno abbondante di pesce. Ciò potrebbe significare che alcune persone hanno un vantaggio genetico quando si tratta di regolare i livelli di acidi grassi.

Mentre lo studio suggerisce che gli acidi grassi omega-3 e il modo in cui vengono elaborati dall'organismo possono svolgere un ruolo importante nel ridurre il rischio di sclerosi multipla, Langer-Gould sottolinea che quella rilevata è semplicemente un'associazione e non un rapporto di causa-effetto.

Sono necessarie ulteriori ricerche per confermare i risultati e per esaminare come gli acidi grassi omega-3 possono influenzare l'infiammazione, il metabolismo e la funzione nervosa. Per chi nel frattempo volesse farne scorta, salmone, sardine, trota e tonno alalunga ne sono una buona fonte.

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