Scienza

Il cielo pulito sopra Pechino: come si è liberata dallo smog

La coltre di inquinamento è sparita. La guerra alle polveri sottili ha portato risultati apprezzabili, ma con conseguenze pesanti nelle aree più periferiche della Cina

Pechino

Eugenio Buzzetti

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Lo smog non imbarazza più Pechino agli occhi del mondo. O, almeno, non direttamente. L'inverno 2017-2018 finora ha segnato i valori più bassi di concentrazione di polveri sottili nell'aria della capitale cinese degli ultimi cinque anni.

Complici le condizioni climatiche favorevoli, che contribuisconoa rendere l'aria pungente e pulita, Pechino sta sperimentando l'inverno migliore dalla Air-pocalypse del 2012-2013. L'ondata di smog che piombò sulla capitale nell'inverno di quell'anno aveva colto di sorpresa le autorità, generato allarmi e appelli ad anziani e bambini a non uscire di casa se non per questioni di assoluta necessità e solo per brevi periodi. Il triste bilancio di allora annoverava anche nuovi picchi di pazienti con problemi cardiaci negli ospedali e aeroporti senza passeggeri peri tanti voli cancellatia causa della scarsa o nulla visibilità.

Pechino

Pechino con lo smog, in una giornata con inquinamento elevato. – Credits: Kevin Frayer/Getty Images

I complimenti di Macron a Pechino

Oggi la situazione è ben diversa, ma per non perdere l'abitudine, o forse per incredulità, molti abitanti della capitale girano ancora con le mascherine antismog, come se si preparassero al ritorno della coltre lattiginosa con cui fanno i conti da anni, appena smette di soffiare il vento dal nord. Gli elogi per il miglioramento dell'aria sono arrivati anche da osservatori esterni di primissimo piano. "Non ho mai visto Pechino così" ha affermato il presidente francese Emmanuel Macron al termine della sua prima visita da capo dell'Eliseo, il 10 gennaio scorso.

Macron ha ringraziato Pechino per il continuo sostegno al patto sul clima e per l'impegno a ridurre le emissioni, che raggiungeranno il picco entro il 2030, ed è rimasto impressionato dalla rapidità, anche "crudele", nel mettere in atto le regole anti-inquinamento pur di ripulire il cielo.

I dati del 2017 sulla buona qualità dell'aria

Nel 2017 la capitale, secondo dati ufficiali, ha registrato 226 giorni di buona qualità dell'aria, con valori di Pm2,5 (le polveri ultrasottili, in Italia si fa invece riferimento al Pm10) comunque superiori a quelli raccomandati dall'Oms. Il miglioramento dell'aria ha trovato riscontro anche in uno studio di Greenpeace East Asia: nella sola Pechino negli ultimi tre mesi del 2017 la concentrazione di Pm2,5 è crollata del 54 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Più in generale, nel periodo ottobre-dicembre 2017, in 26 città del nord lo smog era diminuito di un terzo rispetto alla fine del 2016. A livello nazionale, però, il calo è stato molto più contenuto: la concentrazione di polveri sottili è diminuita solo del 4,5 per cento negli ultimi tre mesi del 2017, cioè il tasso più basso da quando è stata lanciato, nel 2013, il piano d'azione per la prevenzione e il controllo dell'inquinamento dell'aria.

"È sorprendente vedere Pechino nella top 10 delle città dall'aria più pulita a dicembre, durante la stagione dello smog, che tradizionalmente raggiunge il picco con l'accensione dei riscaldamenti" ha dichiarato al China Daily l'ambientalista Ma Jun.

Le politiche ambientali penalizzano le periferie

Il successo delle politiche ambientali a Pechino non rappresenta, però, l'intero quadro della situazione, perché lo smog è cresciuto altrove, lontano dalla capitale: nell'estrema provincia nord-orientale dello Heilongjiang, per esempio, lo scorso anno ha segnato un aumento del 10,4 rispetto al 2016; nel Guangdong, a sud-est, l'aumento è stato più contenuto (5,3).

Pechino, invece, ha concluso il 2017 senza sforare il target fissato dal governo nel 2012 di 60 microgrammi di Pm2,5 per metro cubo di aria, nonostante i picchi di smog registrati nei primi due mesi dello scorso anno: in media, il livello di polveri sottili si è fermato a quota 58 secondo le ultime statistiche ufficiali (nelle prime settimane di gennaio 2018è tornatoa registrare una lieve crescita, a quota 64 microgrammi).

Quali sono le misure che hanno ridotto lo smog a Pechino

L'aria è tornata respirabile grazie a una serie di misure. Il piano di azione invernale, varato a settembre scorso, prevedeva una riduzione tra ottobre 2017 e marzo 2018 del 15 per cento del Pm2,5 in 28 città del nord della Cina (tra cui la capitale): nel piano c'erano drastici tagli alla produzione o addirittura la chiusura degli impianti più inquinanti, come acciaierie e cementifici, e la sostituzione del carbone con il gas o l'energia elettrica per il riscaldamento delle abitazioni nelle aree vicine alla capitale.

Ma se Pechino festeggia il ritorno del cielo blu, la guerra contro l'utilizzo del carbone a favore del gas sembra essere tutt'altro che vinta, scrive nel rapporto la Ong ambientalista. "Il divieto di utilizzo del carbone è stato attuato male e ha lasciato per settimane senza riscaldamento centinaia di migliaia di abitanti" sottolinea Greenpeace East Asia.

Le conseguenze negative sugli abitanti della provincia

L'accelerazione del passaggio dal carbone al gas ha provocato forti carenze di questa risorsa in molte aree del centro e del nord del Paese e un picco dei prezzi, cui si è aggiunta, in molti casi, l'inadeguatezza delle infrastrutture energetiche. Il risultato è stato quello di lasciare molti cinesi senza riscaldamento per diverse ore al giorno, mentre le temperature scendevano sotto lo zero.

Uno degli esempi più estremi è la città di Zhuozhou, a 20 minuti di treno da Pechino, dove alcuni residenti hanno lamentato lo spegnimento dei riscaldamenti nelle case per quasi 12 ore al giorno, dalle sette di sera alle prime ore del mattino: per riscaldarsi nelle ore più fredde si è spesso dovuti ricorrere a soluzioni improvvisate, come il ricorso alla combustione di legna da ardere. Diverse province del nord hanno vissuto situazioni simili.

I disagi nelle strutture pubbliche

L'attuazione severa delle norme da parte delle amministrazioni locali per raggiungere gli obiettivi fissati a livello centrale ha provocato ampi disagi anche alle strutture pubbliche: i medici di un ospedale di Baoding, 150 chilometri da Pechino, hanno fatto un appello contro il taglio ai rifornimenti di gas che rendeva impossibile "condurre normali visite di controllo e persino alcune operazioni chirurgiche".

In una scuola elementare di Quyang, nella provincia dello Hebei, i genitori dei bambini hanno raccontato che le carenze di gas hanno costretto gli insegnanti a tenere le lezioni all'aria aperta per permettere ai piccoli di usufruire almeno del calore del sole: faceva più freddo nelle classi.

I costi del divieto dell'uso del carbone

I costi del divieto di uso del carbone in ampie aree, sia per le case che per l'industria, hanno trovato riscontro anche nei dati ufficiali. Le importazioni di gas nel 2017 hanno segnato un aumento del 27 per cento e la Cina è ormai al secondo posto tra gli importatori a livello mondiale di gas liquefatto, dietro il Giappone. A incidere sulle importazioni sono stati soprattutto i riflessi della manovra anti-inquinamento a livello industriale, che ha portato a squilibri nella produzione: le provincie interessate dal divieto invernale hanno aumentato la produzione nei mesi estivi, mentre quelle che non sono state toccate dalle direttive anti-inquinamento hanno mantenuto alta la produzione nell'ultimo trimestre 2017.

Resosi conto dell'insostenibilità della situazione, il governo centrale è stato costretto a fare marcia indietro: a dicembre, il ministero della Protezione ambientale ha emanato una nota nella quale reintroduceva la combustione del carbone per il riscaldamento delle abitazioni nelle località vicine a Pechino, ricordando che "il principio numero uno deve essere quello di mantenere le persone al caldo d'inverno".

Il futuro della Cina antismog

Per il triennio 2018-2020 la Cina metterà a punto un nuovo piano antismog, e l'area Pechino-Tianjin-Hebei rimarrà uno dei punti più critici per il rispetto delle normative e il raggiungimento degli obiettivi. Nel mirino della manovra potrebbero esserci i gas di scarico delle auto, che costituiscono il 40 per cento dell'inquinamento.

"Limitare l'uso del carbone è stata la priorità negli ultimi cinque anni e ora le emissioni dei veicoli saranno al centro dell'attenzione" ha dichiarato al South China Morning Post Yu Jianhua, chief engineer dell'Ufficio per la Protezione ambientale della municipalità di Pechino. "Continueremoa spingere per la conversione verso l'energia pulita dal carbone nelle aree rurali e per eliminare i veicoli che superano gli standard di emissioni" gli ha fatto eco il neo-sindaco di Pechino, Chen Jining, fino allo scorso anno ministro della Protezione ambientale. Tutto lascia pensare che la lotta per avere il cielo blu sopra Pechino passerà ancora una volta dalle periferiea più stretto contatto con la capitale.

Articolo pubblicato sul n° 9 di Panorama in edicola dal 15/2/2018 con il titolo "Il cielo sopra Pechino"


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