Scienza

Obesità infantile: così si limita lo zucchero

Non deve superare il 10% delle calorie giornaliere. I produttori di bibite hanno un codice di comportamento, ma le scelte giuste spettano ai genitori

zucchero

Marta Buonadonna

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Raccontavamo qualche giorno fa della guerra che il Regno Unito ha dichiarato all'obesità infantile, che ha tra le proprie armi quella di indurre i produttori del settore alimentare a ridurre il contenuto calorico specialmente dei cibi per famiglie, come per esempio snack salati e piatti pronti. Sul banco degli imputati c'è naturalmente anche lo zucchero, considerato tra i principali responsabili dell'obesità, specialmente in età pediatrica.

Sotto il 10%

Le più recenti linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità in materia di zuccheri raccomandano di ridurre l'assunzione giornaliera al di sotto del 10% dell'introito calorico totale. La raccomandazione riguarda glucosio, fruttosio e saccarosio aggiunti ad alimenti e bevande e gli zuccheri presenti naturalmente in miele, sciroppi e succhi di frutta. Restano fuori invece quelli che si trovano in frutta, verdura e latte, perché non vi sono prove che la loro assunzione possa provocare effetti avversi.

Più blanda la raccomandazione di limitare ulteriormente l'assunzione di zuccheri, restando al di sotto del 5% dell'introito calorico giornaliero: le prove a sostegno di altri effetti positivi derivanti da questa ulteriore riduzione sono infatti poche e riguardano soprattutto la salute dei denti ma non il sovrappeso.

I sorvegliati speciali, per quel che riguarda l'obesità infantile, sono merendine e bibite zuccherate. Già da anni Assobibe, l'associazione di riferimento per l'industria dei soft drink, in accordo con il Ministero della Salute si è data un codice di comportamento impegnandosi a politiche di marketing responsabili verso i bambini e gli adolescenti.

Più attenzione ai bambini

Il piano prevede specifiche limitazioni alle forme di promozione e pubblicità nei canali diretti a bambini sotto i 12 anni e di non vendere bibite nella scuola primaria (anche tramite distributori automatici). Unesda, l'associazione europea dei soft drink, di cui Assobibe fa parte, ha inoltre preso un ulteriore impegno che sarà implementato da tutti i 28 Paesi membri entro la fine del 2018: evitare la vendita di bevande che contengono zuccheri anche nelle scuole secondarie.

L'impegno nella lotta all'obesità infantile prevede anche di "aumentare l'offerta e la varietà di prodotti per ridurre l'impatto calorico fornito dalle bibite, aumentando del 30% l'offerta di bevande senza calorie, riducendo del 18% la quantità di zucchero nelle bevande, diminuendo del 20% le calorie vendute", come si legge in un comunicato di Assobibe.

Calcolare il fabbisogno

Se l'industria deve fare la sua parte per arginare l'epidemia di obesità, il suo scopo resterà sempre quello di vendere i propri prodotti. Per difendere la salute dei bambini è quindi opportuno operare per loro scelte alimentari sane che limitino l'apporto di zucchero per rispettare quanto raccomandato dalle linee guida dell'OMS. Come fare a regolarsi? Basta farsi un'idea di quanto zucchero contengono le bibite disponibili sul mercato, qui  Altroconsumo ha fatto un po' di conti, e quello contenuto in vari prodotti alimentari, per esempio consultando le tabelle delle linee guida per una sana alimentazione, e regolarsi di conseguenza.

Tenendo conto che, per esempio, una bambina di 10 anni ha un fabbisogno energetico di 2000 calorie quotidiane, un maschio poco di più, dovrà assumere dagli zuccheri meno di 200 calorie al giorno. Per capire quanta Coca Cola può bere vostro figlio, sul sito della Società Italiana di Nutrizione Umana trovate le tabelle dei livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana per bambini e ragazzi da 1 a 17 anni. Una volta individuato il fabbisogno giornaliero medio in base all'età, potrete calcolare il 10%, cioè la soglia da non superare. La raccomandazione comunque vale anche per gli adulti.

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