Scienza

Dalla Nuova Zelanda agli Usa, è allarme morbillo

In tutto il mondo la malattia infettiva è in crescita. In Italia, grazie anche ai no-vax, resta endemica. E rischia di essere debellata solo nel 2045.

morbillo

Redazione

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In Nuova Zelanda è epidemia di morbillo. A lanciare l'allarme è il ministero della Salute di Wellington, che il 5 settembre ha reso noto il numero dei casi che hanno colpito il Paese australe: 1.051 fra il primo gennaio e il 5 settembre 2019. Una cifra ragguardevole, per un Paese che non conta neanche 5 milioni di abitanti. Tanto che il ministero ha invitato tutti i cittadini di età compresa fra i 12 mesi e i 50 anni a farsi vaccinare, se non lo hanno già fatto.
Già, perché le epidemie di morbillo indicano gravi lacune nella copertura vaccinale del Paese in cui insorgono. Copertura che, nei Paesi avanzati, quando risulta in calo vede fra i responsabili i no-vax. Riguardo al peggioramento nella lotta al morbillo, Kate O'Brien, membro del Dipartimento vaccinazioni dell'Oms, durante un'intervista alla Bbc ha incolpato la disinformazione sui vaccini.
La Nuova Zelanda non rappresenta un caso isolato. L’Onu ha appena denunciato che, nel mondo, i casi di questa malattia infettiva altamente contagiosa (e talora fatale) sono quadruplicati nei primi tre mesi del 2019. E per «mondo» si intende anche quello sviluppato: la città di New York, per esempio, è appena riuscita a debellare la più grande epidemia di morbillo degli ultimi 30 anni. Per riuscirci, ha dovuto spendere oltre 6 milioni di dollari e schierare in campo più di 500 addetti, oltre a emanare un ordine di vaccinazione obbligatoria per gli abitanti di quattro quartieri di Brooklyn.
Non va meglio in Europa. Secondo i dati dell’Oms, in 48 Paesi del vecchio continente nella prima metà del 2019 sono stati registrati 89.994 casi di morbillo, fra cui 37 morti. Vale a dire più di quelli registrati nell'intero 2018, quando i casi erano stati 44.175. Di più: sempre a parere dell'Organizzazione mondiale della sanità, in quattro Paesi europei (Regno Unito, Grecia, Albania e Repubblica Ceca) la malattia non si può più considerare «debellata».
«Il ristabilimento della trasmissione del morbillo è preoccupante» ha dichiarato Günter Pfaff, presidente della Commissione regionale europea di verifica per il morbillo e la rosolia. «Se non si raggiunge e non si sostiene un'alta copertura dell'immunizzazione in ogni comunità, bambini e adulti soffriranno in modo non necessario e alcuni moriranno tragicamente».
E poi c'è il Belpaese, dove per l'Oms il morbillo è endemico. Con 1.334 casi e un decesso nei primi sei mesi del 2019, l'Italia si piazza al nono posto nella classifica dei Paesi europei più colpiti dalla malattia. Nel 2018 in Italia i casi di morbillo erano stati 2.686 (con nove decessi) e il nostro era il quinto Paese in classifica. Peggio ancora era andata nel 2017, quando il totale era stato di 4.828 casi.
Il miglioramento sarebbe anche dovuto, sostengono gli addetti ai lavori, al decreto Lorenzin. Varato nel giugno 2017, ha reso obbligatorie una serie di vaccinazioni (fra cui il morbillo), pena l’esclusione dei bambini dalle scuole. E non è un caso se in Italia la copertura del morbillo è passata dall’87,26 per cento del 2016 al 93,22 per cento del 2018: quasi sei punti percentuali in più.
Eppure non basta. Secondo l'Oms, per raggiungere «l'immunità di gregge» occorre raggiungere una soglia del 95 per cento di copertura vaccinale. In quest'ottica, secondo una ricerca condotta dalla Fondazione Bruno Kessler di Trento, dall’Università Bocconi e dalla Northeastern University di Boston, se l'Italia prosegue con le attuali disposizioni sulle vaccinazioni non eliminerà il morbillo prima del 2045. Ecco perché i ricercatori della fondazione trentina raccomandano di trattare anche gli adulti. «Grazie alla vaccinazione supplementare dei genitori» ha commentato Stefano Merler, coordinatore dello studio, «si arriverebbe a sconfiggere la malattia in tempi più rapidi e potremmo riuscire a eliminare il morbillo in Italia fra il 2030 e il 2040».       

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