Insonnia: quanto si può resistere senza dormire?

Michael Jackson sarebbe morto dopo 60 giorni da sveglio. Ma quali sono davvero i limiti umani? Il parere degli esperti e i consigli per sconfiggere il problema

Michael Jackson, prima di morire, sarebbe rimasto per 30 giorni insonne. Credits: Getty Images

Eleonora Lorusso

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Michael Jackson sarebbe rimasto senza sonno “reale” per 60 giorni. La notizia , a 4 anni dalla morte della pop star, fa discutere gli esperti in materia. Il motivo sarebbe legato all’assunzione, da parte di Jackson, del Propofol, il potente anestetico che avrebbe causato la sua morte, che il “re del pop” era solito chiamare "il suo latte". Secondo quanto riferito al processo in corso contro la AEG (la societa' di promozione del concerto al quale si stava preparando Jackson) dal dottor Charles Czeisler, della Division of Sleep Medicine presso la Harvard Medical School, la droga interrompe i normali cicli del sonno e priva il corpo della cosiddetta fase REM, ovvero Rapid Eye Movement, proprio quella che dà la sensazione alle persone di aver trascorso una notte riposante. Si tratta della fase accompagnata generalmente dai sogni ed è l'ultima delle 5 macroscopiche in cui è suddiviso il sonno stesso.

Ma come è possibile restare per 60 giorni senza sonno “reale”? “Non credo sia possibile - risponde la dottoressa Marika Pechis, referente del Centro per la Diagnosi e la Cura dei Disturbi del Sonno dell’Ospedale Sacco di Milano – La quantità di sonno di cui ciascuno ha bisogno è soggettiva, perché esistono i cosiddetti brevi dormitori e i lunghi dormitori, ma se si dorme meno di 5 ore per tutti si deve parlare di insonnia patologia” spiega Pechis a Panorama.it . “La privazione cronica di sonno – aggiunge l’esperta – ha conseguenze anche gravi come la sonnolenza diurna e i colpi di sonno improvvisi, ma dagli esperimenti sulle cavie si è visto che si può arrivare anche alla morte rapida”.

Ma quanto tempo si può restare senza dormire? “Direi non più di 8/10 giorni, poi scattano dei meccanismi automatici di compenso, come l’esigenza di recuperare qualche ora anche con brevi sonnellini durante il giorno”. Per gli esperti, infatti, è indispensabile la fase REM del sonno, che dura pochi minuti (circa 10/20'), che funge da vera e propria “ricarica delle batterie del corpo”.

Secondo la "teoria del recupero", il sonno avrebbe la funzione di far recuperare l'organismo umano, proprio durante le fasi REM, fissando nella memoria i nuovi comportamenti e le ultime informazioni apprese. Perché ciò avvenga, però, molti medici consigliano di dormire almeno 8 o 9 ore. Se si dorme di più, sempre secondo questo filone di pensiero, il fisico rimane in stato di tranquillità e persino di stanchezza, perché il corpo tende a conservare lo stato di massima rilassatezza. Al contrario, in caso di minor numero di ore di sonno per notte, per un tempo prolungato (8/10 giorni), potrebbero sorgere problemi.

Ma qual è la quantità di sonno ideale? “Anche in questo caso esistono delle variabili, ma si parla di 6/8 ore. Con 7 ore di sonno, si è osservato che esistono benefici in termini di maggior longevità”. Insomma, si vive di più (e meglio), anche se la nostra società convive ormai da qualche tempo con problemi, anche importanti, di sonno. “A soffrire di più di insomnia sono soprattutto i turnisti, che per esigenze di lavoro devono continuamente cambiare i ritmi sonno-veglia, e i giovani, che invece per scelte di vita dormono poco”.

Esistono poi molte persone che, a causa dello stress quotidiano, non riescono a dormire. “Si tratta di un problema enorme – spiega la dottoressa Pechis – che però viene affrontato in modo approssimativo, spesso col ricorso all’automedicazione”. Coloro che soffrono di insonnia, infatti, assumono, senza consultare un medico esperto, farmaci per dormire, come i noti Tavor o Valium, assolutamente non indicati, perché restano in circolo per diverse ore, fino a 24, dunque andando ad incidere sulle condizioni di veglia dei soggetti in questione.

Ma cosa si deve fare per dormire bene? I consigli della dottoressa Pechis sono semplici:

1) La ritualità: è importante rispettare dei veri e propri rituali prima di andare a dormire (spegnere la tv, mettersi il pigiama, oscurare la camera, ecc) evitando di tenere la televisione accesa in camera da letto, perché porta ad uno stato di “sonnecchiamento” che non fa bene al sonno vero e proprio.

2) Cena leggera: evitare di mangiare cibi che richiedono una digestione lunga, così come gli alcolici, il caffè, ecc.

3) Mai fare attività fisica dopo cena: lo sport riattiva il fisico e toglie il senso di sonnolenza.

Quanto a computer, tablet e smartphone, il fatto di poter restare in contatto con amici e conoscenti, e rispondere a mail o messaggi fino a tarda sera non permette di staccare dai ritmi diurni, rendendo più difficile l’addormentamento.

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