Scienza

Scoperta la centralina energetica del cancro

Scienziati italiani della Columbia University hanno capito come fermare un'alterazione genetica che fornisce "carburante" ai tumori

Iavarone

Daniela Mattalia

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Se è vero che quella contro il cancro è un’interminabile, e a tratti estenuante, partita a scacchi, una mossa vincente l’hanno fatta ora scienziati italiani della Columbia University, coordinati da Antonio Iavarone e Anna Lasorella. Il team di ricercatori ha individuato la fusione genetica alla base del 3 per cento dei casi di glioblastoma, il più aggressivo e diffuso tumore del cervello.

E già questa sarebbe una scoperta notevole, tanto da essere pubblicata nell’ultimo numero della rivista Nature. A rendere il tutto più promettente è il fatto che la fusione di questi due geni (che come tutti i geni hanno una sigla: la loro è FGFR3 e TACC3) è presente non solo nel glioblastoma, ma anche in altri tumori più comuni con percentuali simili: al polmone, al seno, alla vescica.

Inibire la fusione genetica

A spiegare bene a Panorama la scoperta e le sue implicazioni terapeutiche è Iavarone: "In un nostro precedente lavoro, del 2012, avevamo già individuato la fusione dei due geni nel glioblastoma, quello che non si sapeva ed è la novità di questo studio, è il meccanismo con cui questa alterazione, estremamente potente, favorisce la crescita delle cellule tumorali".

In pratica, continua Iavarone, i due geni fusi insieme attivano una proteina (PIN4) che aumenta l’attività dei mitocondri. Prima che abbandoniate la lettura perché non ci capite più niente, sappiate che i mitocondri sono la centrale energetica di ogni cellula; nel caso del glioblastoma e degli altri tumori, questa fusione genetica "regala" alle cellule maligne un surplus di energia che ne potenzia il metabolismo e ne favorisce lo sviluppo. Le cellule cancerose hanno così un vantaggio competitivo rispetto a quelle sane.

Terapia personalizzata

Ed è qui che la scoperta ha ricadute rivoluzionarie per la terapia. "Possiamo bersagliare i tumori che presentano l’alterazione con farmaci inibitori di questa fusione" chiarisce lo scienziato. "È il concetto della terapia personalizzata, dove più ancora che il tipo di tumore conta la mutazione genetica che lo contraddistingue e da cui il tumore dipende per la sua sopravvivenza. Se l’alterazione è bersagliabile vuol dire che è possibile arrestare la crescita tumorale con molecole mirate".

In questo caso esistono già farmaci anti-mitocondriali (utilizzati per esempio nel diabete) che, uniti a farmaci bersaglio che inibiscono la fusione dei due geni FGFR3 e TACC3, potrebbero risultare estremamente efficaci nella terapia del glioblastoma così come negli altri tumori con questa mutazione.

Al momento sono inn corso trials clinici all’ospedale Pitié Salpetrière di Parigi (diretti da Marc Sanson, co-autore dello studio su Nature) proprio per combinare farmaci anti-mitocondriali e farmaci bersaglio che interferiscono direttamente con la proteina responsabile della fusione genetica.

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