L'altra faccia delle statine: chi le prende ingrassa

Uno studio ha verificato che nella popolazione americana chi fa uso dei farmaci anti-colesterolo tende a concedersi troppi strappi a tavola

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Marta Buonadonna

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Le nuove linee guida per il trattamento del colesterolo da poco emanate congiuntamente dall'American Heart Association e dall'American Stroke Association si traducono in pratica in un'ode alle statine come strumento primario per abbassare i livelli di colesterolo LDL e prevenire disturbi cardiaci e ictus. La terapia con statine viene in pratica raccomandata non solo a chi ha avuto un episodio cardiovascolare (infarto, ictus, angina, malattia delle arterie periferiche ecc.) e a chi, sopra i 21 anni, presenti un livello di colesterolo cattivo molto alto (190 mg/dL o superiore), ma anche a chi soffre di diabete di tipo 1 e di tipo 2 e in generale a chi è tra i 40 e i 75 anni e ha un rischio del 7,5% o più di avere un infarto o un ictus entro 10 anni.

Ma basta prendere le statine e abbassare così i livelli di colesterolo per garantirsi una salute migliore? C'è chi avanza il dubbio che questi farmaci, così efficaci e per questo così largamente raccomandati, diano a chi li prende un falso senso di sicurezza, spingendo le persone a essere meno attente allo stile di vita. Uno studio appena pubblicato su JAMA International Medicine sembra confermare questi sospetti.

Attingendo ai dati del National Health and Nutrition Examination Survey, che riguardano 27.866 adulti americani dai 20 anni in su seguiti nel periodo compreso tra il 1999 e il 2010, Takehiro Sugiyama e colleghi dell'Università di Tokyo hanno verificato come l'uso di statine incide sulle abitudini alimentari e di vita delle persone che ne fanno uso, confrontandone l'apporto di calorie e grassi nella dieta con quello di chi non fa uso di questi farmaci.

E' emerso un dato interessante. Se nel 1999-2000 chi prendeva statine aveva un introito calorico decisamente più basso di chi non ne faceva uso, con l'andare del tempo questa differenza si è andata assottigliando. Dopo dieci anni, nel 2009-2010, l'introito calorico delle persone che prendevano statine risultava aumentato del 9,6%, mentre nello stesso lasso di tempo non si erano registrati cambiamenti significativi nella quantità di calorie assunte da coloro che non facevano uso dei farmaci anti-colesterolo. Una tendenza simile si è osservata rispetto all'assunzione di grassi: aumentata del 14,4% in dieci anni in chi prendeva statine, rimasta pressoché stabile negli altri. Le conseguenze? La più facile da verificare è stato un aumento dell'indice di massa corporea negli utilizzatori di statine pari in media a 1,3 punti rispetto agli 0,4 punti in più registrati tra gli altri partecipanti allo studio.

Gli autori concludono che l'importanza di abitudini alimentari corrette va ricordata alle persone trattate con statine che, evidentemente convinte che assumere i farmaci possa bastare per tenere a bada il colesterolo e stare in salute, tendono con il tempo a rilassarsi troppo e a esagerare a tavola. Ma consumare molti grassi e mettere su peso sono fattori di rischio di per sé, indipendentemente dal livello di colesterolo LDL. Un concetto che forse i medici dovrebbero esprimere più chiaramente ai propri pazienti. Focalizzarsi troppo sul livello di colesterolo, suggerisce un editoriale della rivista su cui è apparso lo studio, "può distrarre l'attenzione dal più utile obiettivo di uno stile di vita sano per ridurre il rischio cardiovascolare".

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