Scienza

Immunoterapia oncologica, punto di svolta nella lotta al cancro

Riattiva le difese immunitarie contro i tumori e allunga la sopravvivenza ma i tempi di accesso e i costi sono elevati

This scanning electron micrograph revealed presence of human immunodeficiency virus (HIV-1), (spherical in appearance), which

Angelo Piemontese

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Il melanoma metastatico ha fatto da apripista. Nel 2011 la FDA (l’ente americano che vigila sui farmaci) approva il primo trattamento immunoterapico contro questo tumore.

Oggi l’immunoterapia è il quarto pilastro nella lotta al cancro, dopo chemioterapia, radioterapia e chirurgia. E in futuro si prevedono ulteriori sviluppi per tutti i tipi di tumore in grado di prolungare e addirittura salvare la vita dei pazienti: molecole innovative stanno dimostrando di avere il potenziale per migliorare la sopravvivenza a lungo termine e l’esito clinico di diversi tumori maligni “difficili” come il melanoma e il tumore del polmone.

I farmaci immuno-oncologici non colpiscono direttamente le cellule tumorali ma “liberano il freno a mano” al sistema immunitario, attivandolo per aggredire e distruggere le cellule maligne. Il nostro sistema immunitario infatti è “programmato” per annientare qualsiasi cosa contenga un antigene (cioè una sostanza che provoca appunto una risposta immunitaria) compresi i germi e le cellule tumorali.

Ma queste ultime, sebbene sulla loro superficie abbiano degli antigeni, non sempre sono riconosciute come pericolose. L’immunoterapia stimola il sistema immunitario a lavorare di più e più intelligentemente per attaccare le cellule del cancro. In un certo senso segue un principio formulato da Ippocrate già tremilaquattrocento anni fa: il nostro organismo contiene le cure per tutto.

“Grazie a questo trattamento, complementare ad altre terapie, il venti per cento dei pazienti raggiunge una cronicizzazione della malattia, cioè le metastasi non progrediscono più” proclama Paolo Ascierto, direttore della UOC Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale dei tumori Pascale di Napoli.

Inoltre gli effetti collaterali sono pochissimi: “l’eventuale tossicità nasce da un’iperattività del sistema immunitario e si può neutralizzare con il cortisone” prosegue Ascierto. “Quando si riduce un tumore dell’ottanta per cento tramite chemio o farmaci a bersaglio molecolare è probabile che non si riesca ad andare oltre perché le terapie non fanno più effetto avendo già eliminato quelle mutazioni cellulari contro cui sono state impiegate” spiega Paolo Marchetti, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma.

“Può darsi quindi che dal quel venti percento residuo non più trattabile ricrescano cellule cancerogene: ma l’immunoterapia può variare e riconoscere le mutazioni che le cellule tumorali mettono in atto per sopravvivere alle cure”.

Immunoterapia e tumore al polmone

In Italia ogni anno vengono diagnosticati quarantamila casi di tumore al polmone, di cui oltre la metà già in stato avanzato. “Negli ultimi dieci anni non ci sono stati progressi per il carcinoma a cellule squamose” dichiara Giorgio Vittorio Scagliotti, Direttore del Dipartimento di Oncologia, Università degli Studi d Torino.

“Quasi il sessanta per cento dei soggetti è candidabile al trattamento con immunoterapia: in quelli che hanno già fatto la chemio ma il tumore continua a progredire i farmaci immunoterapici estendono la sopravvivenza in modo significativo”.

Tuttavia alcuni pazienti traggono maggiore beneficio: “dipende se hanno il marcatore PD-1 positivo” afferma Scagliotti, “ma bisogna somministrare a tutti i pazienti i nuovi farmaci per capire in quali sottogruppi funzionano meglio”.

Le molecole alla base dei farmaci impiegati nell’immunoterapia sono in grado di ripristinare la naturale capacità del sistema immunitario di riconoscere e colpire le cellule tumorali, perché bloccano in modo selettivo un particolare recettore (PD-1) del nostro apparato di difesa attivando così le cellule che attaccano il cancro. Il PD-1 infatti invia segnali per “frenare” i linfociti, le cellule del sistema immunitario presenti nel sangue e che dovrebbero invece agire contro il tumore.

Nel carcinoma polmonare i farmaci funzionano riconoscendo le cellule nel micro ambiente che circonda il tumore e ripristinando la capacità del sistema immunitario di combattere quelle neoplastiche. “La sfida nella ricerca clinica è far arrivare il farmaco il più vicino possibile al tumore” precisa Scagliotti.

I costi e l’accesso alle cure

“Al 2014 oltre 2,9 milioni d’italiani hanno avuto una diagnosi di tumore nel corso della loro vita, con le donne che mostrano una più alta prevalenza (56%) rispetto agli uomini (44%)” afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.

“Per quanto riguarda, invece, l’incidenza, le più aggiornate stime riportano come ogni anno vengano diagnosticati circa mille tumori al giorno. Tuttavia, confrontando i dati del 1996 con quelli più recenti disponibili del 2014, si nota un significativo decremento della mortalità, del 18% tra gli uomini e del 10% tra le donne”.

Oggi i farmaci innovativi hanno alti costi, “perché richiedono forti investimenti in ricerca e sviluppo, con una durata del ciclo di vita del prodotto spesso inferiore alla durata del brevetto, determinata dalla velocità di immissione sul mercato di prodotti concorrenti più performanti” commenta Paolo Bonaretti, Consigliere per Politiche Industriali del Gabinetto del Ministero dello Sviluppo Economico. “Per poter favorire lo sviluppo di questi farmaci sarebbero necessarie politiche innovative nazionali e sovranazionali condivise e ben definite. La revisione della governance della spesa farmaceutica è un tema dunque che deve essere affrontato già dal 2016”.

L’avvento di molecole in grado di rivoluzionare il trattamento dei tumori richiede quindi misure e interventi altrettanto straordinari. “In Italia nel 2014 la spesa per i farmaci oncologici ospedalieri è stata pari a 3.899 milioni di euro, con un incremento di circa il 9,6% rispetto alla spesa del 2013” dichiara Carmine Pinto, Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica, AIOM. “Il 2016 potrebbe rappresentare l’anno di svolta per un intervento nazionale sul cancro con l’istituzione di un Fondo specifico che contribuisca al rimborso alle Regioni dei farmaci oncologici individuati a forte carattere innovativo sulla base di definiti parametri. Un vero e proprio “Fondo Nazionale per l’Oncologia”, il primo in Italia, che potrebbe essere finanziato attraverso il gettito derivante dall’accise delle sigarette. Un centesimo in più a sigaretta, con il duplice obiettivo di sostenere il Fondo e contrastare il tabagismo. Il Fondo Nazionale garantirebbe uguali diritti di cura e di accesso ai farmaci innovativi per tutti i pazienti in tutte le Regioni del nostro Paese”.

Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato di MSD Italia dichiara: "Siamo pienamente consapevoli che l’innovazione farmacologica comporti un problema di sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. Per garantire l’accesso dei pazienti alle terapie innovative in ambito oncologico, riteniamo urgente  l’adozione di una nuova governance del settore farmaceutico. Diverse sono le possibili e concrete soluzioni: dal superamento del tetto per la spesa farmaceutica ospedaliera alla creazione di un Fondo ad hoc alimentato anche con tasse di scopo".

Per rispondere alla necessità di identificare nuovi modelli di governance della spesa farmaceutica è stato istituito il tavolo sulla Farmaceutica, un tavolo intergovernativo ospitato dal Ministero dello Sviluppo Economico e partecipato dal Ministero dell’Economia e dal Ministero della Salute, in cui sono coinvolte anche le Regioni, le imprese farmaceutiche e le associazioni di categorie del settore.

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