Scienza

È in Olanda il primo supermercato senza plastica

Una filiale della catena Ekoplaza ad Amsterdam ha inaugurato una corsia interamente dedicata a prodotti alimentari in confezioni di materiali alternativi

plastica

Marta Buonadonna

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"Non c'è assolutamente alcuna logica nel confezionare qualcosa di così effimero come il cibo in qualcosa di indistruttibile come la plastica". La frase pronunciata da Sian Sutherland, co-fondatrice di A Plastic Planet, una campagna per l'eliminazione della plastica che sta dietro l'apertura della prima corsia di supermercato "plastic free" appena avvenuta ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, riassume efficacemente la questione.

Materiali alternativi

La catena olandese Ekoplaza nasce già, come il nome suggerisce, con una particolare attenzione all'ambiente. Adesso offre ai propri clienti, che hanno a cuore le sorti del pianeta quando fanno la spesa, la possibilità di scegliere tra 680 prodotti confezionati in vetro, cartone e materiali biodegradabili che assomigliano alla plastica ma non inquinano. Si tratta di biofilm in materiali di origine vegetale, che si "scompongono" nel giro di 12 settimane.

E' una soluzione "scalabile" assicurano i vertici della catena, ovvero estendibile col tempo agli altri punti vendita della catena, 74 in totale, come hanno intenzione di fare entro la fine dell'anno. Dalle salse al latte, dalla cioccolata allo yogurt, fino alla frutta e alla verdura, dal riso ai legumi, dalla pasta al tè, dallo zucchero alle salsicce, non c'è categoria merceologica che non possa essere acquistata senza lasciare una scia di plastica dopo il consumo.

"Sappiamo che i nostri clienti sono stanchi di prodotti carichi di strati di plastica", ha dichiarato Erik Does, amministratore delegato di Ekoplaza. "Le corsie prive di plastica sono un modo davvero innovativo per testare i biomateriali compostabili che offrono un'alternativa più rispettosa dell'ambiente agli imballaggi in plastica". I prodotti, assicurano i vertici del supermercato, non saranno più costosi e l'intera iniziativa consentirà di sperimentare novità e riscoprire materiali meno inquinanti come il vetro, il metallo e il cartone.

Inquinamento nel carello

Il quotidiano inglese The Guardian in una recente inchiesta ha calcolato che ogni anno i supermercati del Regno Unito sono responsabili della produzione di 800 mila tonnellate di rifiuti di plastica. Siccome molte delle catene interpellate in merito alla quantità di imballaggi in plastica utilizzati non hanno risposto, si presume che la cifra possa essere sottostimata.

Dall'inchiesta, che pure presentava dati così drammatici, è però emerso che alcuni marchi sono riusciti nel giro di 10 anni ad abbattere la quantità di plastica venduta. Per esempio Co-op, il sesto gruppo inglese della Grande Distribuzione, è passata da 78.492 tonnellate nel 2006 a 43.495 nel 2016. Quello che hanno fatto è stato intervenire su alcuni imballaggi eliminando strati di plastica inutile (per esempio il polistirolo dalle confezioni di pizza) e sostituendo del tutto la plastica in alcuni casi.

Ridurre, riusare, riciclare

Le ragioni per ridurre drasticamente l'impiego di questo materiale non mancano. Sappiamo infatti che ogni anno nel mondo si producono 300 milioni di tonnellate di plastica, 8 dei quali finiscono nei mari: se le cose non cambieranno il rischio è di ritrovarci nel 2050 con un rapporto plastica-pesci di 1 a 1.

In Italia ha fatto scalpore all'inizio dell'anno l'introduzione di sacchetti in materiale parzialmente biodegradabile, a pagamento, nei reparti ortofrutta dei supermercati. Il loro costo, compreso tra 2 e 5 centesimi, è stato considerato da alcuni un'ingiusta tassa addebitata ai consumatori. Ma l'Italia arriva buon'ultima a eliminare la plastica dai sacchetti e a far pagare quelli meno inquinanti. Divieti all'uso di sacchetti di plastica sono già operativi in molti paesi del mondo, dal Marocco alla Cina, dal Brasile al Bangladesh.

Produrne e usarne meno quindi è sicuramente il primo obiettivo per limitare la quantità di rifiuti in plastica. Il secondo consiste naturalmente nel riutilizzarla. L'obiettivo dell'Unione Europea è di ridurre i 25 milioni di tonnellate l'anno di rifiuti da plastica prodotti al suo interno, proprio riutilizzando e riciclando di più. Per il momento nell'UE solo il 30% della plastica fa questa fine. E nel mondo si ricicla solo il 14% della plastica consumata.

La parola ai governi

In tutto il mondo si usano più di un milione di bottiglie di plastica al minuto, soprattutto per l'acqua, secondo l'organizzazione A Plastic Planet. Meno del 9% di quelle bottiglie viene riciclato. "Per decenni ai consumatori è stata venduta la menzogna secondo cui non possiamo vivere senza plastica nel cibo e nelle bevande", commenta Sutherland. "Una corsia di supermercato priva di plastica smentisce tutto questo".

Dare ai consumatori la scelta è senz'altro un primo meritevole passo, ma forse non basta a cambiare in modo significativo le abitudini e a fare davvero la differenza in termini di impatto. Occorrerebbe l'intervento dei governi. E qualcuno timidamente comincia a dichiarare guerra alla plastica. Lo ha fatto la Prima Ministra britannica Theresa May di recente, ma in maniera talmente vaga, che la sua è suonata più come una dichiarazione di intenti buonista che come una strategia politica meditata.

Quanto ai nostri politici, l'argomento della difesa dell'ambiente in campagna elettorale è praticamente non pervenuto.

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