Epo: cos'è, come agisce, quali pericoli si corrono

È l'acronimo di eritropoietina e continua ad attrarre gli sportivi per ottenere prestazioni migliori. Non è facile acquistarlo, ma online si trova di tutto. Gli esperti ci spiegano quali rischi si corrono nell'assumerlo. Infarto e ictus tra i pericoli maggiori, ma anche danni al sistema circolatorio e comprovati effetti in ambito oncologico

Marino Petrelli

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Dai ciclisti agli atleti della marcia. Passano gli anni, ma l'Epo continua ad attrarre, nonostante sia considerata una pratica “antiquata” di doping perchè l’esame incrociato di sangue e urine permette di riscontrare tracce visibili. Come è accaduto ad Alex Schwazer , medaglia d'oro a Pechino e oggi caduto nella polvere per aver assunto questa sostanza proibita. O meglio, non lecita per gli sportivi, ma molto utile nella cura di particolari anemie.

COS'E' L'EPO

Epo è l'acronimo di eritropoietina, un ormone prodotto soprattutto dai reni, ma anche dal fegato e dal cervello, capace di regolare la produzione dei globuli rossi da parte del midollo osseo. La sua versione “artificiale”, realizzata in laboratorio, è un farmaco utile nella cura di particolari anemie e nella fase di recupero dei malati di cancro dopo una chemioterapia. Ma dagli anni '90 è anche, come abbiamo visto, la sostanza principale del doping degli sport di resistenza: il sangue più ricco di globuli rossi, trasporta infatti più ossigeno ai muscoli aumentando la capacità di resistere alla fatica.

A partire dal XIX secolo era stata osservata la capacità di produrre una maggiore quantità di globuli rossi da parte di soggetti che vivevano in ambienti poveri di ossigeno, ad esempio in altitudini elevate. L'esistenza di un ormone in grado di regolare la produzione di eritrociti da parte del midollo osseo fu ipotizzata nel 1906 da Paul Carnot. Negli anni quaranta, le ricercatrici finlandesi Bonsdorff e Jalavisto, continuando gli studi sui globuli rossi, diedero a questa sostanza il nome di eritropoietina. Nel 1983 fu possibile identificare e clonare il gene produttore dell'eritropoietina e, dando il via alla sperimentazione su animali e poi sull'uomo, fu dimostrata la sua efficacia nel correggere alcuni tipi di anemia.

“L’Epo resta la regina delle molecole classiche capace di trasformare un brocco in un purosangue”, sottolinea Dario D’Ottavio, del Consiglio nazionale dei Chimici ed esperto di doping. “Secondo un calcolo teorico sulle prestazioni di uno stesso soggetto dopato e non dopato, in una corsa di 50 chilometri a cronometro si può avere una differenza di risultato di 8 minuti”.

COME SI ACQUISTA

In Italia l'acquisto per vie legali è impossibile. Il farmaco è offerto dal servizio sanitario nazionale e occorre una ricetta particolare, fatta soltanto da un ematologo o da un nefrologo in base ad un protocollo terapeutico. È un prodotto molto caro, il prezzo oscilla tra 100 e 200 euro a fiala. Possibile, invece, l'acquisto, illegale, su Internet con il rischio, tra l'altro, di prendere sostanze non controllate o, quando va bene, acqua distillata. D'Ottavio fa notare che “i brevetti dell'Epo sono in scadenza e ciò potrebbe spalancare, le porte del mercato illegale e on line, favorendone notevolmente l’accessibilità”.

La Commissione di vigilanza e controllo del ministero della Salute stima che nel nostro paese la percentuale di positività è al 3% dei 1.676 controlli effettuati. Il giro di affari è intorno ai 600 milioni di euro con quasi mezzo milione di assuntori. La somministrazione di Epo vive il suo “boom” negli anni ‘90, usata soprattutto per gli sport di resistenza come la corsa e lo sci di fondo, ma soprattutto nel ciclismo, con le vicende dei Tour de France del 1998 e del 1999 e il “caso” Pantani. Cede al'Epo anche Riccardo Riccò, che ne aveva assunto una versione aggiornata, conosciuta anche come la “terza generazione di Epo”, il Cera, al Tour de France del 2007. Negli ultimi anni, come detto l’Epo è considerata una pratica “antiquata” di doping: l’esame incrociato di sangue e urine permette di riscontrare immediatamente tracce anche del nuovo Epo. Schwazer è caduto nella rete dei controlli in pochi giorni, forse volutamente, per togliersi un peso di dosso, come lui stesso ha dichiarato in conferenza stampa.

I PERICOLI CHE SI CORRONO

L'Epo aumenta l’apporto di ossigeno ai muscoli, tra cui il cuore. Chi assume questo ormone è avvantaggiato rispetto al normale, perché i muscoli, che hanno a disposizione più ossigeno per lavorare, funzionano meglio e più a lungo, inoltre è favorito il recupero fisico. Il cuore poi avendo a disposizione più ossigeno lavora meglio e in maniera più intensa, fornendo più sangue ai muscoli.

Gli effetti collaterali sono pericolosissimi: si può incorrere in gravi malattie cardiovascolari come infarto e ictus. Essendo una sostanza sintetica, l’Epo può facilmente essere riscontrata nelle urine ma ci sono anche altri metodi per rilevarne la presenza nell’organismo, tra cui la misura della densità dei globuli rossi, ematocrito espresso in percentuale, dei livelli di emoglobina, conta dei reticolociti, ovvero globuli rossi giovani, appena immessi nel circolo sanguigno. “La maggior parte dei farmaci utilizzati nel doping, anche occasionalmente, può avere gravi conseguenze sul cuore – avverte Stefano Aglieri, specialista in medicina dello sport dell'Unità operativa di recupero funzionale dell'Istituto clinico Humanitas di Milano -. Le anfetamine, ad esempio, possono portare a crisi anginose, o addirittura a infarto del miocardio nei casi peggiori. I farmaci che mirano a incrementare il numero dei globuli rossi, quindi la parte densa del sangue che lega l’ossigeno e lo trasporta ai muscoli, comportano il rischio della formazione di trombi nei principali distretti vascolari”.

Detto più chiaramente: trombosi coronarica e quindi infarto del miocardio acuto, occlusione di un’arteria femorale e quindi ischemia grave di un arto inferiore, trombosi di un arteria renale e quindi infarto renale, con possibile insufficienza renale cronica e si può anche finire in dialisi. Alcuni ormoni anabolizzanti, come il nandrolone e il testosterone, possono provocare danni al sistema circolatorio e gravi e comprovati effetti in ambito oncologico. La situazione di rischio è ancor peggiore quando ad assumere sostanze dopanti non sono soggetti in perfetta salute, bensì sportivi di livello amatoriale, un po' in là con gli anni, i quali possono già avere qualche lacuna a carico del proprio sistema circolatorio, ad esempio coronarico o cerebrale.

“Altri farmaci dopanti, come l'Epo, mirano a incrementare il numero dei globuli rossi, cioè la parte corpuscolata, densa, del sangue, deputata al trasporto dell’ossigeno ai muscoli – aggiunge l'esperto dell'Humanitas -. Con valori elevati di ematocrito, diciamo oltre il 50%, il sangue così denso circola nei vasi con fatica. Ne deriva un aumento del lavoro cardiaco e inoltre si ha il rischio della formazione di trombi arteriosi. Le conseguenze, a volte anche letali, sono quelle già segnalate”.

Da quando si smette di somministrarsi l’Epo, occorrono anche diverse settimane perché i livelli di globuli rossi tornino normali. Dipende dal tipo di ormone sintetizzato. In ogni caso, il ritorno alla normalità non è mai semplice e si deve rimanere sotto stretto controllo per alcuni mesi.

Non basta questo per smettere di doparsi?

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