Scienza

Diabete di tipo 2, tutte le novità per curarlo

Al congresso europeo sulla malattia presentati studi sulle nuove terapie: ora si punta a proteggere cuore e arterie

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Angelo Piemontese

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Tra diabete di tipo due (T2D) e malattie cardiovascolari, ormai è assodato, c'è un legame strettissimo.

?L'insulino-resistenza, cioè l'incapacità delle cellule dell'organismo di utilizzare l'insulina per ridurre lo zucchero nel sangue, è un fattore di rischio elevatissimo per malattie cardiovascolari e per tutti i tipi di cancro? dice a Panorama.it Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia.

?Per chi è affetto da T2D, indipendentemente se la glicemia è compensata o meno, vale la regola del due: la probabilità di ammalarsi di una patologia cardiaca o di tumore raddoppia?.

Gli fa eco Agostino Consoli, professore di endocrinologia e direttore di scienza dell'invecchiamento e medicina traslazionale all'Università di Chieti: ?alti livelli di glucosio provocano il danneggiamento dell'endotelio, la parete cellulare che riveste all'interno i vasi sanguigni, causandone la fragilità?.

?Nelle arterie più grandi ciò determina a sua volta l'aterosclerosi, cioè l'infiammazione cronica dei vasi, che porta poi a ictus e infarto: nelle persone affette da T2D la mortalità per questi eventi raggiunge il cinquanta per cento. Il nostro obiettivo è far diminuire il numero di tali decessi?.

Trattamenti che tengono sotto controllo la glicemia e che al contempo siano anche protettivi per cuore e arterie. È l'imperativo emerso al 53esimo congresso dell'European Association for the Study of Diabetes tenutosi a Lisbona dal 12 al 14 settembre 2017.

Dunque innanzitutto assicurarsi, con appositi studi clinici, che i farmaci usati contro il T2D non siano dannosi per il cuore. Sintetizza bene Consoli: ?se per assurdo si scoprisse che le sigarette abbassano tantissimo la glicemia, non sarebbero ovviamente utilizzabili come terapia perché fanno male all'apparato cardiocircolatorio. Per i medicinali deve valere la stessa regola?.

Obiettivo possibile?  ?A differenza di soli otto anni fa oggi abbiamo a disposizione sette classi di farmaci che ci consentono finalmente di applicare terapie personalizzate? dice Sesti.

La nuova insulina

Proprio in questa direzione è stato eseguito lo studio DEVOTE, presentato al congresso e pubblicato sulla rivista Diabetologia: ha analizzato infatti il profilo di sicurezza cardiovascolare dell'insulina degludec rispetto all'insulina glargine 100 U nel corso di 2 anni su oltre 7.500 persone con diabete tipo 2, ad alto rischio o già soggette a malattie cardiovascolari e già in trattamento con le terapie standard per queste patologie.

I risultati hanno mostrato una riduzione dei tassi di ipoglicemia grave del 40%, e di ipoglicemie notturne gravi del 53% rispetto all'insulina glargine.

?C'è una stretta correlazione tra ipoglicemie gravi e mortalità cardiovascolare? spiega Consoli ?questo studio mette in luce la stabilità della glicemia in chi si è infuso questa insulina, che dunque si arricchisce del profilo di sicurezza necessario per evitare eventi dannosi a cuore e arterie?.

Gli inibitori di SGLT-2 e SGLT-1

Il primo, SGL-2, riduce il glucosio nel sangue aumentandone l'escrezione per le vie urinarie. In pratica blocca il riassorbimento nei tubuli renali favorendone così l'eliminazione dall'organismo.

Il SGLT-1 agisce invece non facendo assorbire lo zucchero nell'intestino. Lo studio TANDEM, presentato a Lisbona, ha visto l'impiego di tutte e due gli inibitori simultaneamente, con risultati che Sesti non esita a definire ?formidabili?.

?Da una parte il SGLT-1 chiude il ?rubinetto d'entrata' del glucosio nei villi intestinali, dall'altra il SGLT-2 apre quello d'uscita espellendo lo zucchero con le urine: il trattamento è però ancora in fase di studio e prevediamo sia disponibile dopo il 2018? precisa il clinico.

E la sicurezza per il cuore? Il SGLT-2 ha un meccanismo d'azione che non va a intaccare le funzionalità cardiocircolatorie, anzi è stato dimostrato che abbassa il rischio di eventi cardiovascolari con una percentuale superiore a quella dei farmaci contro ipertensione e colesterolo LDL.

Gli analoghi del GLP-1

Il GLP-1 è un ormone che potenzia la secrezione di insulina dal pancreas. Gli analoghi si iniettano sottocute con apposita penna sulle cosce senza particolari problemi.

Lo studio LEADER ha mostrato che la somministrazione in particolare di una di queste molecole, liraglutide, ha diminuito nei malati di T2D il rischio di eventi cardiovascolari del 15%.

?È l'unico farmaco della classe in commercio che finora ha dimostrato non solo di non essere pericoloso per il cuore, ma anche di proteggerlo? afferma Consoli ?quindi è particolarmente indicato per chi soffre di problemi cardiaci o ha già avuto infarto?.

?Offre inoltre un'alternativa a quelle persone che falliscono la cura con metformina o ne sono intolleranti?.

Ma perché, tra gli analoghi del GPL-1, liraglutide è in grado di abbassare il rischio di malattie cardiovascolari? ?Ha lo stesso meccanismo d'azione dei suoi ?fratelli' cioè agisce sul recettore GPL-1, ma questa molecola, in più, si è rivelata un toccasana per le arterie?.

Un aiuto anche dal caffè (ma solo per le donne)

Bere una tazza di caffè al giorno riduce il rischio di mortalità nelle donne diabetiche del 51% rispetto a chi non ne assume affatto. La percentuale sale al 66% se i caffè consumati sono due nel corso della giornata.

È quanto emerge da uno studio osservazionale, condotto su tremila individui di ambo i genere per undici anni, e presentato al congresso.

La caffeina sembra avere un ruolo protettivo per le malate di T2D, ma dipende anche dalla bevanda con la quale viene assunta: si è visto che nelle donne che bevono tè regolarmente il rischio di mortalità per cancro si è ridotta dell'ottanta per cento, mentre per chi preferisce il caffè l'effetto benefico della sostanza viene esercitato sull'apparato cardiovascolare, evitando l'insorgenza di patologie correlate.


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