Scienza

Così la Nasa va alla scoperta del Sole

La sonda solare Parker sarà la prima a esplorare la corona solare, una regione ricca di misteri, in una missione della durata di 7 anni

Sonda Parker

Marta Buonadonna

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Si preannuncia ricca di primati la missione della Nasa con destinazione Sole. La sonda solare Parker lanciata l'altroieri da Cape Canaveral arriverà sette volte più vicina alla nostra stella di qualsiasi altra sonda lanciata in precedenza. Arriverà infatti a poco più di 6 milioni di chilometri dal Sole (la sonda Helios-2, lanciata nel 1976 era arrivata a 43 milioni di km), viaggiando a una velocità di 690.000 chilometri all'ora, circa 130 chilometri al secondo, il che ne farà il veicolo spaziale più veloce della storia.

Una grandissima velocità è del resto necessaria per potersi avvicinare al Sole. Già, perché la forza attrattiva che esso esercita sui pianeti, Terra compresa, viene di fatto annullata dalla velocità con cui i pianeti a loro volta gli orbitano attorno. Per questo motivo è più facile allontanarsi dal Sole piuttosto che avvicinarsi.

Aiuti gravitazionali

Le sonde che si dirigono verso destinazioni dello spazio profondo come Marte possono sfruttare lo slancio della rotazione terrestre per volare più velocemente. Per mandare un veicolo spaziale verso il Sole, invece, occorre un'accelerazione che raggiunga quasi la velocità di rotazione della Terra, nella direzione opposta. Il moto del pianeta viene così in pratica annullato, e l'astronave può essere catturata dalla gravità esercitata dal Sole e farsi attirare verso la stella.

La velocità di cui siamo in grado di dotare i veicoli che mandiamo nello spazio non è però da sola sufficiente a raggiungere lo scopo. Occorre un aiuto ulteriore, un aiuto "gravitazionale", una sorta di effetto fionda che la Parker Solar Probe otterrà orbitando per ben sette volte intorno a Venere. A ogni passaggio la navicella ammortizzerà un po' del moto della Terra.

24 orbite in 7 anni

La durata prevista della missione è di quasi 7 anni, nel corso dei quali la sonda solare Parker completerà 24 orbite intorno al Sole fino a sfiorarlo e immergersi in una delle sue regioni più misteriose: la corona solare, dove le temperature possono superare il milione di gradi centigradi.

La sonda avrà il compito di farci capire meglio come funziona il Sole, con particolare attenzione al cosiddetto vento solare, quel flusso continuo di particelle cariche e campi magnetici che il Sole manda in direzione della Terra alla velocità di un milione e seicentomila km orari, dando luogo al fenomeno delle aurore boreali. Quando questo vento si trasforma in tempesta, il campo magnetico della Terra può risentirne, con un corollario preoccupante di fenomeni: interruzione delle comunicazioni, disallineamento dei satelliti, vulnerabilità della rete elettrica alle scariche elettriche.

Qualche volta si verifica un'enorme esplosione, chiamata espulsione di massa coronale, che invia una pioggia assai più abbondante del solito di particelle nello spazio. Nel 1859, una di queste esplosioni ebbe un notevole impatto sulla Terra, dove causò l'interruzione dei fili del telegrafo in America e in Europa. Se succedesse oggi lo stesso fenomeno potrebbe fare danni ben più gravi, causando blackout che potrebbero richiedere mesi per essere riparati. Gli scienziati cercano di prevedere queste "tempeste" e la sonda Parker promette nuove e preziose informazioni per dar loro una mano in tal senso.

Missione rovente

Nessuno si è mai avventurato così vicino alla nostra stella. E se la distanza di 6 milioni di chilometri continua a sembrarvi notevole, sappiate, come ha spiegato alla BBC la scienziata inglese Nicky Fox, affiliata al Johns Hopkins Applied Physics Laboratory, che ha preso parte al progetto, che "Se il Sole e la Terra fossero a un metro di distanza, la sonda solare Parker si troverebbe a soli 4 cm dal Sole".

In questa zona le temperature sono stranamente ancora più elevate che sulla superficie vera e propria del Sole, la fotosfera. Qui un termometro segnerebbe circa 6.000 gradi, mentre l'atmosfera esterna può raggiungere temperature di alcuni milioni di gradi. Quando si troverà nel suo punto più vicino al Sole, l'esterno della sonda raggiungerà una temperatura di oltre 1300 gradi, più o meno quella a cui si fonde l'acciaio. Fortunatamente uno scudo composito in carbonio largo due metri e mezzo è stato studiato per proteggere la strumentazione dal calore e mantenerla al fresco.

Il gemello europeo

Anche l'Europa ha pronta la sua sonda solare. Si chiama Solar Orbiter, o SolO ed è in fase di assemblaggio finale e test nel Regno Unito: il suo lancio è previsto nel 2020, e dovrebbe arrivare nella sua posizione più vicina al Sole verso la fine della missione di Parker.

La sonda dell'Esa, l'agenzia spaziale europea, non arriverà altrettanto vicina al Sole, resterà infatti ad almeno 42 milioni di km dalla sua superficie. Questo le consentirà di fare comunque una serie di misurazioni sul materiale proveniente dal Sole ma anche qualcosa che Parker, dalla sua distanza così ravvicinata, non può fare, come per esempio scattare foto e osservare da dove provengono le emissioni. Il lavoro delle due sonde sarà quindi complementare e alla fine della missione gli scienziati avranno una ricca riserva di nuove informazioni a cui attingere.

Un video della Nasa spiega perché è difficile andare sul Sole

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