Scienza

Clima: perché l'Europa è più fredda dei poli

Il gelo che ha travolto il continente è direttamente collegato a un'ondata di caldo anomalo nell'Alto Artico

neve a Roma

Marta Buonadonna

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Al Polo Nord non ha mai fatto così caldo in questa stagione. Temperature al di sopra dello zero sono state registrate per un totale di 61 ore dall'inizio dell'anno dai termometri nella punta più settentrionale della Groenlandia. Il che vuole dire più del triplo di quanto si sia mai registrato negli anni passati.

Il calore giunge verso la regione artica sia dall'Atlantico sia dallo Stretto di Bering e così facendo spinge aria fredda verso sud. Così mentre le temperature polari sono di un buon 20 °C al di sopra delle medie stagionali, a meno 8, è arrivata la neve a Roma e a Napoli, e in buona parte del resto d'Europa.

Tra l'altro mentre l'Europa del Sud, compresa quindi l'Italia, dovrebbe tornare nella norma verso la fine della settimana, nell'Europa settentrionale il caldo anomalo continuerà fino alla prossima settimana.

Eventi collegati

L'Organizzazione meteorologica mondiale spiega, in maggiore dettaglio, che a collegare gli eventi meteorologici nell'Artico e in Europa è un "improvviso surriscaldamento stratosferico" che si è verificato a circa 30 chilometri sopra il Polo Nord. Questo ha causato una spaccatura nel vortice polare settentrionale, una zona di bassa pressione sopra il polo, piena dei forti venti su cui l'Artico si affida per mantenere il freddo. Questo ha provocato un aumento delle temperature nell'Artico e inviato una corrente di aria fredda a sud verso l'Europa.

Erik Solheim, responsabile ambiente delle Nazioni Unite, ha dichiarato all'agenzia Reuters che questi eventi fanno parte di un modello meteorologico più ampio guidato dall'accumulo di gas serra. "Ciò che una volta ritenevamo essere delle anomalie sta diventando la nuova normalità", afferma Solheim. "Il nostro clima sta cambiando proprio davanti ai nostri occhi, e abbiamo solo poco tempo per evitare che peggiori significativamente".

Anche secondo altri scienziati l'improvviso surriscaldamento stratosferico non è una semplice anomalia, ma un'indicazione che il riscaldamento globale ha eroso il vortice polare. La massa dei venti è solitamente mantenuta stabile dalle differenze di temperatura tra l'Artico e le medie latitudini. Ma dal momento che il Polo Nord si è riscaldato, c'è la possibilità che il vortice sia diventato meno stabile.

C'entra il global warming

Si tratta della controversa ipotesi nota come "warm Arctic, cold continents", ovvero "Artico caldo, continenti freddi". L'idea che vi sta dietro è che man mano che il riscaldamento globale riduce il ghiaccio marino nell'Oceano Artico e, a sua volta, espone l'acqua più calda che rilascia calore nell'atmosfera, elementi atmosferici come il vortice polare sono destinati a cambiare. L'ipotesi è proprio che ciò guiderebbe masse d'aria artica fredda verso sud, lasciando che l'aria a nord diventi relativamente più calda.

Quindi lungi dal rallegrarci per il ritorno del caro vecchio inverno nel nostro continente, che è sotto la costante minaccia del riscaldamento, il fenomeno a cui si assiste in questi giorni, avvertono gli scienziati, potrebbe non essere altro che uno spostamento di quanto dovrebbe normalmente avvenire molto più a nord.

"I picchi di temperatura fanno parte dei normali modelli meteorologici", ha spiegato Ruth Mottram del'Istituto Meteorologico danese. "Ciò che è stato insolito in questo evento", precisa riferendosi alle temperature miti della regione artica, "è che è durato per così tanto tempo e che è stato così caldo. Tornando indietro almeno fino alla fine degli anni '50, non abbiamo mai visto temperature così elevate nell'Alto Artico".

Ghiacci in ritirata

Questo non può non influire sull'estensione del ghiaccio artico. Dalla fine di settembre all'inizio di marzo, la superficie dell'Oceano Artico diventa un'enorme massa solida, creando una vasta distesa di ghiaccio che si estende da Terranova alla Siberia. Poi, da fine marzo a inizio settembre, la maggior parte di quel ghiaccio marino si scioglie, e una superficie assai inferiore dell'oceano è coperta di ghiaccio.

In questo periodo dell'anno, il ghiaccio marino dovrebbe ancora essere nella sua fase di espansione, ma recenti osservazioni satellitari hanno mostrato che si sono spalancate due grosse aperture nel ghiaccio. Questo significa che la formazione di ghiaccio marino si è fermata con più di un mese di anticipo. E anche prima dell'attuale ondata di calore la situazione non era rosea. E' possibile che quest'anno si stabilisca un nuovo record negativo di estensione del ghiaccio marino invernale. Se succedesse sarebbe il quarto anno consecutivo.

Zona vulnerabile

Il problema è che il riscaldamento climatico fa sentire i suoi effetti nell'Artico in maniera più pronunciata che nel resto del mondo. Nel 2016, per esempio, le temperature mondiali sono state di quasi un grado Celsius sopra la norma, ma per gran parte dell'anno le temperature artiche sono state di quasi due gradi sopra la norma. Se qualcuno pensasse ancora che ciò che succede ai poli non ci riguarda, l'ondata di freddo siberiano di questi giorni potrebbe fargli cambiare idea.

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