Angelo Piemontese

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Negli ultimi quindici anni la chirurgia robotica nell’ambito dell’urologia ha fatto pasi da gigante. Tanto che oggi nella pratica clinica le precisa braccia meccaniche, guidate sempre da chirurghi esperti, rimuovono con relativa velocità e semplicità tumori nella prostata, nei reni e nel tratto urinario.

Per fare il punto sui progressi e risultati raggiunti l’Unità di Urologia con l’Istituto di Ricerca Urologica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano organizza giovedì 1 ottobre l’incontro aperto al pubblico dal titolo: “Il ruolo della chirurgia robotica in Urologia: passato, presente e futuro”.

Il professor Francesco Montorsi, primario di Urologia e direttore scientifico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, si confronterà con il professor Mani Menon, urologo di fama internazionale considerato il padre della chirurgia robotica per il tumore della prostata e direttore del Vattikuti Urology Institute e del Dipartimento di Urologia allo Henry Ford Hospital di Detroit.

Mani Menon, di origini indiane, è uno degli urologi più all’avanguardia degli Stati Uniti e del mondo. Autore di oltre 250 pubblicazioni scientifiche, ha eseguito circa quattromila prostatectomie ed è stato tra i primi a sviluppare tecniche di chirurgia robotica per il trattamento del tumore alla prostata, che non danneggiano i nervi del paziente e gli consentono di conservare la potenza sessuale e di evitare eventuali problemi di incontinenza.

Tra le sue tante innovazioni spicca la descrizione della moderna tecnica chirurgica della prostatectomia radicale con ausilio del robot Da Vinci. “Nel nostro dipartimento usiamo la chirurgia robotica nel novantanove per cento degli interventi per la cura del cancro” dice a Panorama.it Menon. “Rispetto alle normali procedure ci permette di eseguire operazioni più accurate e con meno perdita di sangue e danneggiamento dei tessuti” spiega il professore.

Che aggiunge: “l’impiego del robot permette una chirurgia più precisa, più sicura e molto meno invasiva e dolorosa per il paziente; i vantaggi inoltre si traducono anche in tempi più rapidi per le dimissioni: in alcuni casi i pazienti lasciano l’spedale già ventiquattro ore dopo un intervento molto complesso”.


Abbiamo sentito anche il parere del professor Montorsi, per farci raccontare ulteriori dettagli e spiegazioni sull’impiego di queste tecniche all’avanguardia ma entrate ormai nella pratica quotidiana.

A oggi, qual è la tecnica chirurgica in campo urologico maggiormente utilizzata?
Nei grandi dipartimenti accademici americani, come quello diretto dal Prof Menon, la maggior parte della chirurgia viene eseguita con il robot Da Vinci. Tutti i grandi ospedali americani possiedono un sistema robotico e la tecnica classica (con il taglio) è limitata a casi molto particolari. In Italia, al contrario, il chirurgo robot è presente soltanto negli ospedali principali. Tra questi, l'Ospedale San Raffaele ha due sistemi da Vinci che lavorano tutti i giorni in contemporanea per un totale di circa 400 interventi chirurgici robotici all'anno.

Quali sono le indicazioni principali della chirurgia robotica?
In campo urologico sono la prostatectomia radicale (cioè la rimozione della prostata per la presenza di un tumore) dalla tumorectomia renale (la rimozione di un tumore renale), dalla cistectomia radicale (cioè la rimozione della vescica) e dalla pieloplastica, ossia la correzione di un difetto a carico delle cavità del rene.

Quali sono i benefici secondari all'uso del robot?
Il robot permette principalmente di eseguire un intervento chirurgico più accurato con meno sanguinamento e meno danno a livello dei tessuti. Il robot rende la chirurgia più facile, riproducibile e sicura. Il dolore post-operatorio è generalmente minore e il paziente può tornare a casa dopo un paio di giorni dall'intervento chirurgico.

Cosa fa esattamente il robot?

In realtà il robot non fa niente da solo. È il chirurgo che muove le sue mani come se stesse eseguendo un intervento classico (a cielo aperto, con il taglio). Il robot converte il segnale delle sue mani in un movimento millimetrico all'interno del corpo umano. Inoltre il robot permette al chirurgo di vedere tutto molto ingrandito, nel dettaglio e in 3 dimensioni, dando anche la sensazione della profondità.

A parte l'urologia in quali altri campi si utilizza la chirurgia robotica?

È utilizzata principalmente in ginecologia, chirurgia addominale, toracica, del collo, dei trapianti e, in casi specifici, del cuore. Tuttavia, l'urologia (soprattutto prostata, vescica, rene) rappresenta la disciplina nella quale maggiormente si ha il beneficio della chirurgia robotica. Infatti, la chirurgia urologica è una disciplina oncologica e di estrema precisione, con importanti conseguenze anche dal punto di vista della qualità di vita (in particolare l'impatto sulla funzionalità renale, continenza urinaria e potenza sessuale).

Quali sono i limiti principali della chirurgia robotica?
Il limite principale è il costo della procedura. Il sistema robotico e tutti i materiali monouso rendono la spesa di ogni intervento molto elevato. Negli Stati Uniti, dove la sanità è privata, i costi sono sostenuti dalle compagnie assicurative. In Italia tali costi sono solo in parte coperti dal Sistema Sanitario Nazionale e sono purtroppo sostenuti dagli ospedali e dai pazienti stessi. Tuttavia, i grandi centri ospedalieri come il San Raffaele, che eseguono centinaia di interventi all'anno, hanno la possibilità di ammortizzare i costi sostenuti massimizzando i benefici per gli ammalati.

 

Per chi volesse saperne di più:

Giovedì 1 ottobre 2015, ore 18.00

Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci

Padiglione Aeronavale - Via Olona 6/B, Milano

Ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti

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