Marta Buonadonna

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Il microbioma è quell'insieme di miliardi di organismi che abitano nel nostro intestino. Gli scienziati stanno scoprendo che da loro dipendono molti aspetti della nostra salute, sia fisica sia mentale. Anche l'autismo, un disturbo dello sviluppo neurologico che impedisce ai bambini che ne sono colpiti di avere una normale interazione sociale, potrebbe avere un forte legame con la composizione della flora batterica. Lo sostiene un piccolo studio condotto da diversi atenei americani (Northern Arizona University, Arizona State University, Ohio State University e University of Minnesota), che appare sulla rivista scientifica Microbiome.

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La causa dei disturbi dello spettro autistico non è ancora stata del tutto chiarita, ma si propende per l'ipotesi multifattoriale: geni e ambiente hanno entrambi un ruolo nella comparsa della malattia. Quel che è certo è che i casi stanno diventando sempre più frequenti e che ancora non si è trovata una cura.

Trapianto di batteri
Nello studio 18 bambini affetti da autismo e problemi intestinali di diversa intensità, sono stati sottoposti a un trattamento noto come trapianto fecale. In pratica dopo due settimane di antibiotico, somministrato per eliminare la maggior parte della flora intestinale esistente, i partecipanti hanno ricevuto per altre otto settimane batteri provenienti dall'intestino di persone sane. Genitori e medici hanno riportato di aver notato, oltre a un notevole miglioramento dei sintomi intestinali come crampi e diarrea, anche cambiamenti positivi nella sintomatologia autistica, che sono durati almeno due mesi dopo il trattamento.

Anche se l'impatto a lungo termine non è noto, i ricercatori hanno osservato un miglioramento dell'80 per cento nei sintomi gastrointestinali associati con disturbi dello spettro autistico, e un miglioramento del 20-25 per cento nei comportamenti legati all'autismo, tra cui il miglioramento delle abilità sociali e migliori abitudini riguardo al sonno.

Una composizione diversa
Studi precedenti avevano dimostrato che i bambini autistici hanno di solito un minor numero di alcuni importanti batteri nel proprio intestino e in generale una minore diversità batterica. Questa ricerca lo conferma, oltre a documentare il ribilanciamento della composizione del microbioma in seguito al trattamento. Grazie al trasferimento operato da bambini sani a bambini con autismo, la diversità batterica dei due gruppi diventava praticamente indistinguibile. Anche i virus presenti nel microbioma dei donatori sembrano aver avuto un ruolo nel miglioramento dei sintomi che si è registrato.

I prossimi passi
James Adams, uno degli autori principali dello studio e professore dell'Arizona State University specializzato in autismo, si dice soddisfatto dei risultati, ma invita alla cautela. Nonostante le osservazioni dei genitori siano state raccolte tramite questionari standard su 17 sintomi dell'autismo, c'è sempre la possibilità di un condizionamento positivo. Sia i ragazzi sia le famiglie erano consapevoli di essere oggetto di un trattamento e il rischio di effetto placebo è sempre presente. Un altro limite della ricerca consiste nel numero piuttosto esiguo di partecipanti, solo 18.

Serviranno altri studi, più ampi, in doppio cieco con placebo sia per confermare l'effetto osservato sia per cercare di comprenderne le cause. "I dottori sanno che funziona", ha dichiarato Ann Gregory, un'altra autrice dell'Ohio State University a proposito del trapianto fecale come terapia utile per una serie di disturbi. "Solo che non sanno come". Occorre scoprire quali sono precisamente i batteri e i virus che fanno la differenza. Sapendo questo si potrebbe un domani arrivare a trattamenti su misura per malattie specifiche, tra le quali magari anche l'autismo.

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