Scienza

Antibiotici: ecco perché non funzionano più

Oms: nel mondo 500mila casi di infezioni antibiotico-resistenti, ma il dato è ampiamente sottostimato perché riguarda appena 22 paesi

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Marta Buonadonna

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Nel 2025 potrebbero essere 1 milione i decessi per malattie infettive nella sola Unione Europea. L'allarme arriva dall'Associazione Dossetti in occasione del convegno "Superbugs 2050, il countdown è iniziato", proprio nello stesso giorno in cui l'Oms pubblica il rapporto sulla sorveglianza dell'antibioticoresistenza nel quale stima che siano mezzo milione i casi di infezioni resistenti agli antibiotici.

Nel mondo le morti per malattie non trasmissibili (tumori, malattie cardiache, diabete, ictus) sono al momento molte di più, circa il 70% del totale, rispetto a quelle dovute a malattie infettive. Questo è dovuto principalmente alla diffusione dell'uso degli antibiotici la cui efficacia sta però diminuendo in maniera preoccupante. Si sta infatti registrando un costante aumento di casi di infezioni che questi farmaci non sembrano più in grado di curare.

Il sistema di sorveglianza GLASS (Global Antimicrobial Surveillance System) è stato lanciato dall'Oms nell'ottobre 2015 proprio per far fronte all'emergenza dei super batteri che non rispondono agli antimicrobici normalmente utilizzati per debellarli. Vi aderiscono 52 paesi (25 ad alto reddito, 20 a reddito medio e 7 a basso reddito) e per il primo rapporto sono 40 quelli che hanno fornito informazioni sui loro sistemi di sorveglianza nazionali, ma soltanto 22 i paesi che hanno anche messo a disposizione dati sui livelli di resistenza agli antibiotici.

Sorvegliati speciali

Tra i pazienti con sospetta infezione resistente, la percentuale di quelli con batteri resistenti ad almeno uno degli antibiotici più comunemente utilizzati varia moltissimo da un paese all'altro e va da zero all'82%. La resistenza alla penicillina, la medicina usata per decenni in tutto il mondo per trattare la polmonite, varia da zero al 51% tra i paesi segnalanti. E tra l'8% e il 65% di E.coli associato a infezioni del tratto urinario presenta una resistenza alla ciprofloxacina, antibiotico comunemente usato per trattare questa infezione.

I batteri resistenti più comunemente riportati sono stati Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Staphylococcus aureus e Streptococcus pneumoniae. Mancano al calcolo i dati sulla resistenza del batterio che causa la tubercolosi (TBC), per i quali l'OMS fornisce aggiornamenti annuali in un rapporto specifico. Secondo quest'ultimo, nel 2016 sono stati almeno 490.000 i casi di TBC multiresistente, da aggiungere al totale, che quindi raddoppia.

Un problema globale

"Il rapporto conferma la grave situazione di resistenza agli antibiotici in tutto il mondo", dichiara Marc Sprenger, direttore del Segretariato della resistenza antimicrobica dell'OMS. "Alcune delle infezioni più comuni al mondo, e potenzialmente più pericolose, si stanno dimostrando resistenti ai farmaci", aggiunge Sprenger. "E l'aspetto più preoccupante di tutti è che i patogeni non rispettano i confini nazionali. Ecco perché l'Oms sta incoraggiando tutti i paesi a istituire buoni sistemi di sorveglianza per rilevare la resistenza ai farmaci in grado di fornire dati a questo sistema globale".

"Il rapporto è un primo passo fondamentale per migliorare la nostra comprensione dell'entità della resistenza antimicrobica. La sorveglianza è agli inizi, ma è fondamentale svilupparla se vogliamo anticipare e affrontare una delle più grandi minacce alla salute pubblica globale", afferma Carmem Pessoa-Silva, che coordina il nuovo sistema di sorveglianza dell'Oms.

Su altri fronti l'Oms è molto più avanti. La sorveglianza della resistenza ai farmaci contro la tubercolosi è stata implementata in 188 paesi negli ultimi 24 anni. La sorveglianza della resistenza ai farmaci contro l'HIV è iniziata nel 2005 e nel 2017 oltre 50 paesi avevano riportato dati sulla resistenza pretrattamento e acquisita utilizzando metodi di indagine standardizzati.

Italia maglia nera d'Europa

E se per l'Europa, secondo l'Associazione Dossetti, il rischio è di trovarci tra qualche anno con un milione di morti l'anno a causa di farmaci dalle armi spuntate, uno studio commissionato dal governo britannico fa una stima ancora più cupa. Entro il 2050 si potrebbe arrivare a 10 milioni di morti per antibioticoresistenza. Per questo servono "urgenti politiche di ricerca e di investimento per rendere disponibili nuovi farmaci efficienti, economici e soprattutto a disposizione di tutti".

Sotto accusa è l'uso indiscriminato, quindi eccessivo e inappropriato, degli antibiotici che a lungo andare ha determinato un calo della loro efficacia. Secondo i dati diffusi, in Europa le infezioni sono 4 milioni, con oltre 37 mila decessi l'anno, e comportano un significativo incremento della spesa non solo sanitaria stimato in circa 1,5 miliardi di euro l'anno. I dati raccolti dalla sorveglianza dell'antibiotico-resistenza dell'Istituto superiore di sanità (Ar-Iss) indicano che in Italia la resistenza agli antibiotici, per le specie batteriche sotto sorveglianza, si mantiene tra le più elevate in Europa. Ogni anno dal 7 al 10 per cento dei pazienti va incontro a un'infezione batterica multiresistente. Le infezioni correlate all'assistenza, quelle cioè che si contraggono in ospedale, colpiscono circa 284.100 pazienti.

Nel nostro Paese è diffusa soprattutto la specie batterica Klebsiella pneumoniae che è resistente a quasi tutti gli antibiotici disponibili, inclusi i carbapenemi. La percentuale di resistenza a questa classe di antibiotici in K. pneumoniae è pari al 34%, una delle percentuali di resistenza più alte d'Europa insieme a quelle registrate in Grecia e Romania. Anche Escherichia coli ha raggiunto alte percentuali di resistenza agli antibiotici: 30% verso le cefalosporine di terza generazione e 43% verso i fluorochinoloni.

La sorveglianza evidenzia una situazione critica anche per le multiresistenze osservate in Pseudomonas aeruginosa e Acinetobacter spp, responsabili soprattutto di infezioni in pazienti ricoverati in terapia intensiva ed in altri reparti ad alta intensità di cure. Altissima anche la percentuale di Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (Mrsa), che oscilla da anni intorno al 33-34%. Si dimezza invece la resistenza alla penicillina in Streptococcus pneumoniae.

La resistenza alla vancomicina negli enterococchi, che aveva raggiunto dimensioni preoccupanti negli anni Novanta, si fa di nuovo minacciosa. La percentuale di E. faecium resistente alla vancomicina è passata dal 5% nel 2013 al 13% nel 2016.

Farmaci e animali

"Il problema investe tanto il settore veterinario quanto quello umano quanto anche quello agricolo", avverte al convegno organizzato dall'Associazione Dossetti Silvio Borrello, Direttore generale della sanità animale e dei farmaci veterinari del ministero della Salute. "Per quanto riguarda la questione degli animali, innanzitutto stiamo facendo una campagna affinché ci sia un uso prudente e responsabile, sensibilizzando sia i veterinari che gli stessi consumatori, che i proprietari di piccoli animali". Per quanto riguarda gli antibiotici negli alimenti, "ci sono degli obblighi, dei divieti, il rispetto delle regole comunitarie e nazionali. Esiste anche il piano nazionale per il controllo dei residui e vengono verificati. E devo dire che il nostro Paese è stato sempre estremamente attento e i livelli di positività sono stati estremamente bassi".

Esistono in Italia due strumenti per il monitoraggio dell'uso dei farmaci: "la tracciabilità completa del farmaco veterinario e la ricetta elettronica che entrerà in vigore dal primo settembre di quest'anno, ma già dal primo gennaio su base facoltativa può essere impiegata. E noi lo stiamo facendo anche attraverso una sperimentazione nel settore suinicolo dove abbiamo verificato le condizioni di biosicurezza, il consumo del farmaco e la salute animale e abbiamo visto come interagiscono. Aumentando i livelli di biosicurezza c'è una maggiore salute degli animali e un minor consumo dei farmaci".


Non sono d'accordo con questa visione così idilliaca venti associazioni che hanno firmato una lettera contro il piano sull'antimicrobico-resistenza del Ministero della Salute, mettendone in risalto gli aspetti carenti, primo fra i quali il fatto che viene mancato l'obiettivo di ridurre l'utilizzo a scopo preventivo degli antibiotici. Spiega Annamaria Pisapia, direttrice di Compassion in World Farming Italia onlus Ciwf: "l'obiettivo di riduzione dell'utilizzo di antibiotici è fissato al 30%, noi chiediamo che venga effettuato al 70%. Questo perché l'Italia è uno dei grandissimi utilizzatori di antibiotici negli allevamenti (soprattutto quelli intensivi). L'uso di antibiotici viene addirittura quantificato in 359 milligrammi per chilo PCU (population correction unit). In Europa è circa la metà".

"Viene inoltre mancato l'obiettivo di proibire l'utilizzo profilattico routunario degli antibiotici negli allevamenti", prosegue Pisapia. "Sappiamo che questo è una delle cause principali dell'antibioticoresistenza". "Uno dei fattori principali per lottare contro l'antibioticoresistenza è migliorare le condizioni di animali e allevamenti e allontanarsi dal modello predominante dell'allevamento intensivo".

Come funziona la resistenza?

La resistenza agli antibiotici da parte dei batteri può essere di tre tipi: naturale, acquisita e trasferibile. La più preoccupante è quella acquisita, che insorge in una specie batterica che nasce sensibile a un antibiotico, però man mano che sta in contatto con il farmaco, diventa sempre meno sensibile, fino a raggiungere una completa resistenza. Questo può avvenire per un fenomeno di adattamento o, assai più spesso, per una autentica mutazione genetica del microrganismo.

In pratica con l'uso spregiudicato di antibiotici stiamo di fatto contribuendo alla creazione di nuove specie di batteri mutanti. Siccome i batteri si replicano velocissimamente, bastano poche ore per avere milioni di nuovi esemplari. Su questi numeri le probabilità di una mutazione positiva (solo per il batterio ma nefasta per noi), che gli consenta di resistere all'antibiotico sono abbastanza alte. Il batterio mutato resiste e quindi vive e ha più probabilità di replicarsi a sua volta ed ecco quando per noi cominciano davvero i guai.

Per saperne di più

  • Farmaci: Italia maglia nera per antibiotico-resistenza e prevalenza epatite C
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