Scienza

Antartide: persi tre trilioni di tonnellate di ghiaccio

Uno studio su Nature certifica lo scioglimento avvenuto negli ultimi 25 anni. Ha causato un innalzamento dei mari di 8 millimetri

Iceberg

Marta Buonadonna

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Dal 1992 al 2017 l'Antartide ha perso circa tremila miliardi di tonnellate di ghiaccio che sono finite in mare contribuendo di ben 8 millimetri al suo innalzamento a livello globale. Se vi sembra poca cosa, sappiate che le calotte glaciali dell'Antartide contengono abbastanza acqua per far alzare il livello globale del mare di 58 metri, perciò monitorarne lo scioglimento è essenziale per capire se e quando metà del mondo rischia di finire sommersa a causa del riscaldamento globale.

Le dimensioni del problema

La calotta di ghiaccio antartico è un importante indicatore del cambiamento climatico e dell'innalzamento del livello del mare. Le fluttuazioni nella massa delle calotte di ghiaccio dell'Antartide dipendono dalle differenze tra l'accumulo di neve netta in superficie e la quantità di ghiaccio che si fonde e defluisce in mare. Negli ultimi decenni, le riduzioni dello spessore e dell'estensione delle piattaforme di ghiaccio galleggianti hanno disturbato il flusso di ghiaccio nell'entroterra, innescando il declino di molte correnti di ghiaccio che terminano in mare.

Lo studio che appare su Nature unisce osservazioni fatte con il satellite sul mutamento di volume, flusso e attrazione gravitazionale del ghiaccio antartico alla modellazione del suo bilancio di massa superficiale. Il risultato mette in evidenza una perdita compresa tra i 1400 e i 2700 miliardi di tonnellate di ghiaccio tra il 1992 e il 2017, il che corrisponde a un aumento del livello medio del mare tra i 4 e gli 8 millimetri circa.

Durante questo periodo, lo scioglimento dovuto all'aumento della temperature dell'oceano ha causato un aumento dei tassi di perdita di ghiaccio dall'Antartide occidentale che sono passati da 29-53 a 26-160 miliardi di tonnellate l'anno. Il processo quindi è in atto e sta accelerando.

Terra, anno 2070

Lo studio è accompagnato da una serie di articoli che esplorano diversi aspetti del passato, presente e possibili futuri dell'Antartide. Uno in particolare racconta come potrebbe essere il mondo nel 2070, a seconda della direzione presa a livello globale nella mitigazione del cambiamento climatico. Continuando a emettere gas serra ai ritmi attuali, senza fare nulla per ridurne l'impatto, ci ritroveremmo con tutta probabilità con temperature medie globali di superficie di oltre 3,5 °C superiori a quelle del 19° secolo. Dunque ben oltre la soglia dei 2 °C che l'accordo di Parigi voleva scongiurare.

Questo non può non avere pesantissime conseguenze sull'estensione e lo spessore dei ghiacci in Antartide che si ridurrebbero enormemente causando un innalzamento dei mari di 27 cm rispetto ai livelli del 2000. E le alte emissioni dei prossimi 50 anni ci condannerebbero a un inevitabile innalzamento di almeno 10 metri nei prossimi tremila anni. Ai quali contribuirà per la maggior parte proprio la calotta polare antartica.

E se invece finisse bene?

L'altro scenario prevede che il rispetto degli accordi i Parigi, sottoscritti tardivamente anche dagli Stati Uniti, abbia aperto una nuova era di cooperazione internazionale per ridurre le emissioni di gas serra. In questo futuro alternativo la diminuzione più veloce del previsto dei costi delle energie rinnovabili e delle batterie ha consentito di dire rapidamente addio al carbone. Un aumento dell'ampiezza e della frequenza di eventi climatici estremi che hanno colpito le principali popolazioni e le economie ha evidenziato una diffusa vulnerabilità e convinto i politici ad aumentare la loro ambizione nella riduzione delle emissioni di gas serra, con il forte coinvolgimento di città, regioni e imprese. Come risultato di queste politiche, siamo sulla buona strada per mantenere il riscaldamento ben al di sotto del target dei 2 °C.

Un'efficace azione di mitigazione delle emissioni ha anche rallentato il tasso di aumento dell'acidità degli oceani. Il pH delle acque superficiali dell'Oceano meridionale si è stabilizzato negli anni '40 del secolo intorno a valori di circa 0,15 inferiori a quelli preindustriali, o 0,05 sotto i valori osservati nel 2015. L'esposizione del biota nell'oceano meridionale all'acidificazione degli oceani è quindi aumentata solo marginalmente negli ultimi 50 anni.

Quanto al ghiaccio, mentre alcune piattaforme nella Penisola Antartica e nel Mare di Amundsen sono andate perdute, i tassi di scioglimento osservati nelle grandi calotte di ghiaccio per il periodo 1994-2012 sono rimasti abbastanza stabili fino al 2070

L'Antartide è come il canarino nella miniera, osservando questa zona del mondo possiamo farci un'idea del futuro al quale andiamo incontro dal punto di vista climatico. Il messaggio è chiaro: stiamo veleggiando verso acque molto pericolose, come sempre sta a noi decidere di cambiare rotta.

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