Alzheimer: cos'è, come si manifesta, le cure allo studio

Nella giornata mondiale dedicata, un vademecum sulla terribile malattia invalidante di cui soffrono 600 mila persone solo in Italia

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Neuroni con placche di amiloide – Credits: iStockphoto

Francescapaola Iannaccone

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Il 21 settembre si celebra la Giornata Mondiale sull'Alzheimer per accendere i riflettori sulla questa malattia e capire a che punto sono le nuove scoperte scientifiche.

Nel mondo sono 50milioni le persone affette da una qualche forma di demenza. Solo in Italia ci sono 1milione e 241mila malati e 600mila sono pazienti affetti dal morbo di Alzheimer. Le stime parlano chiaro: questi numeri tra trent'anni sono destinati a raddoppiare.

Che cos'è l'Alzheimer

È la degenerazione progressiva delle cellule cerebrali con la conseguente perdita delle capacità cognitive. Il cervello si atrofizza a causa di un deposito di proteina beta-amiloide sui neuroni che rende impossibile la loro connessione. Classificato come la più comune forma di demenza, il morbo di Alzheimer porta al totale declino della memoria, coinvolgendo le aree del linguaggio e del pensiero logico. Questo fa sì che il paziente diviene spettatore silente del suo deterioramento personale con la totale perdita della vita relazionale.

L'incidenza della malattia è maggiore tra i 70 e gli 80 anni d'età, colpisce soprattutto le donne anche se gli uomini non ne sono immuni ed in rari casi può presentarsi nelle persone più giovani. Il sintomo più evidente e che solitamente fa il suo esordio nella fase iniziale della malattia, è la significativa perdita di memoria. A questo si aggiungono la difficoltà di parola, il linguaggio che inizia a compromettersi fino a far diventare difficile qualsiasi forma di pensiero e quindi di ragionamento logico, ed il venir meno del senso dell'orientamento sia nello spazio sia nel tempo. Repentini sono anche i cambiamenti d'umore, con un alternanza di stati che sfociano poi in un totale disinteresse all'ambiente circostante.

Quali sono le cause

Il Morbo di Alzheimer ha diversi fattori d'incidenza: la genetica, uno stile di vita poco sano, l'ambiente in cui si vive, l'età. L'ereditarietà gioca un ruolo di primo piano all'interno di un nucleo familiare dove è già presente una persona colpita dalla malattia anche se non è detto che questa possa tramandarsi. Fumare, bere, avere una cattiva alimentazione priva di vitamine insieme alla sedentarietà, con tutte le malattie ad essa collegate, rappresentano dei fattori di rischio insieme alle vasculopatie, i traumi cerebrali e le patologie cerebrovascolari che possono fare da apripista all'insorgere dell'Alzheimer.

L'importanza di una diagnosi

Permette di intervenire precocemente per iniziare a controllare i sintomi iniziali e far sì che la malattia non abbia un rovinoso quanto rapido esordio. L'anamnesi del paziente con un attento ascolto da parte del medico è il punto di partenza. Utili gli esami strumentali a disposizione che visualizzano le aree del cervello colpite. Seguono i test clinici di laboratorio e quelli neuropsicologici che misurano il grado di memoria nonché la capacità di pensiero logico. Intervenire su diversi fronti è importante, così da arrivare ad elaborare la terapia più adatta a seconda dei casi.

Le terapie oggi

Agiscono sulla gestione della malattia. La medicina, ad oggi, non ha messo a punto un farmaco capace di curarla anche se le nuove scoperte scientifiche puntano alla creazione di un vaccino capace di fermare la produzione di beta-amiloide, quella proteina che causa la distruzione delle sinapsi cerebrali. I farmaci a disposizione lavorano sul controllo dei sintomi per rallentare la loro evoluzione. Vengono prescritti gli inibitori dell'acetilcolinesterasi, l'enzima che causa la morte dell' acetilcolina, quel neurotrasmettitore che manca del tutto nel cervello dei pazienti affetti dal Morbo di Alzheimer, associati a tutte quelle altre terapie utili per gestire gli altri sintomi che insorgono con la malattia, come i disturbi del sonno, del comportamento e la depressione.

Il ruolo del caregiver

Il ?caregiver?, letteralmente ?colui che si prende cura?, totalizza ogni aspetto della malattia, facendosi portavoce delle difficoltà che la stessa presenta. Se da un lato il ruolo di un familiare rappresenta un valido aiuto per il paziente che si trova del tutto inabile, dall'altro diviene uno stress non indifferente perchè questa forma invalidante di demenza fagocita del tutto l'intero sistema familiare. Accudire diviene l'aspetto totalizzante, a discapito delle energie, del tempo ed anche delle normali attività quotidiane. Proprio per questo sul piano legislativo si sta agendo per far si che ci siano delle leggi a tutela di queste figure.

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