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Salute

Niente vaccino per il virus cinese e i casi crescono anche in Europa

L'epidemia di coronoavirus dalla città di Wuhan si sta espandendo in tutto il mondo. Casi anche in Francia

Quanto dobbiamo avere paura del coronavirus cinese? Gli scienziati che ne seguono la diffusione e l'evoluzione, quanto ne sanno davvero? E che cosa si sta scoprendo, giorno dopo giorno? Orientarsi, tra psicosi, allarmi veri e allarmismi, e l'inevitabile clima di incertezza quando si ha a che fare con un virus nuovo, non è facile.

Cosa dice l'Oms

L'Oms, quando mercoledì scorso ha riunito i suoi esperti a Ginevra, ha deciso di non dichiarare il virus cinese un'emergenza sanitaria mondiale. «Lo è sicuramente in Cina, non lo è, al momento, a livello globale» ha specificato Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore dell'Oms. «Non c'è ancora evidenza di trasmissione uomo-uomo al di fuori della Cina, anche se non significa che ciò non possa accadere». E ha aggiunto: «Ci sono ancora molte cose che non sappiamo, per esempio quanto facilmente si trasmette e qual è il suo tasso di mortalità». Al momento sembra sia intorno al 3 per cento, ma anche questa stima potrebbe cambiare nei prossimi giorni.

Per chi il virus è pericoloso

I decessi, in Cina, hanno riguardato nella quasi totalità persone anziane (comunque non sotto i 48 anni) già debilitate o con precedenti malattie croniche. Un po' come succede con l'influenza normale, che ogni anno fa, solo in Italia, 5 mila morti. Molte delle vittime, come ha detto al New York Times Ian Lipkin, epidemiologo della Columbia University (consulente del governo cinese ai tempi della Sars) soffrivano di cirrosi epatica, ipertensione, diabete, Parkinson. Ed erano già ricoverati in ospedale da settimane, alcuni da mesi. Nelle persone più giovani o in salute, il virus non fa grossi danni. I numeri dell'infezione, che salgono ogni giorno (nel momento in cui scriviamo, sono circa 800), potrebbero far pensare a un aumento esponenziale della trasmissione, ma molti dei nuovi casi erano già presenti: semplicemente c'è stato un aumento di diagnosi.

Come si sta muovendo la Cina

La Cina, che nelle trascorse epidemie della Sars (774 decessi in tutto il mondo, mortalità intorno al 10 per cento) e della Mers (oltre 800, mortalità intorno al 30 per cento) aveva sottovalutato e soprattutto taciuto il rischio, ora ha messo in quarantena la città di Wuhan (l'epicentro del virus, 11 milioni di persone) dove sono stati bloccati i voli. In altre sette città cinesi si parte e si arriva, ma con forti limitazioni. In totale, queste misure di isolamento e sicurezza riguardano 20 milioni di persone. «I cordoni sanitari sono la misura più idonea per limitare il rischio di trasmissione» concorda Pierangelo Clerici, presidente dell'Associazione microbiologi clinici Amcli. «Ma niente panico. Questa infezione è pericolosa per le persone immunodepresse o con patologie croniche. Diciamo che su 100 persone che si ammalano, 25 potrebbero avere sintomi importanti senza necessariamente morirne. Ciò che preoccupa gli scienziati, più che altro, è il salto di specie del coronavirus dall'animale all'uomo. E i virus mutano più rapidamente dei batteri. In futuro, saranno sempre più probabili epidemie globali causate da virus di questo genere. Ma, ripeto, il rischio di decesso per una persona sana è molto limitato».

Se si viaggia in Cina

Il virus colpisce soprattutto i polmoni, dopo sintomi analoghi a quelli influenzali. E proprio perché infetta i polmoni, si trasmette per via aerea. «Per chi va in Cina, il consiglio è evitare il contatto ravvicinato con persone che tossiscono o starnutiscono. La soglia di sicurezza è di almeno un metro. E questo vale anche per coloro che fossero venuti in contatto con soggetti provenienti da zone in cui si sono verificati casi di infezione.Importante, soprattutto, è lavarsi spesso le mani con acqua e sapone» continua Clerici.

Terapie e vaccini

Vaccini in vista? No. Servono mesi per metterne a punto uno efficace, sono i tempi per la sperimentazione clinica, e se e quando dovesse essere pronto, l'epidemia sarà probabilmente superata. Inoltre, come sottolinea Clerici, proprio perché i virus mutano velocemente, un vaccino sarebbe altrettanto velocemente inefficace, a meno di non crearne uno universale per tutti i coronavirus (impresa non facile). Per ora, le terapie sono sintomatiche e di supporto all'organismo, non c'è un antivirale specifico contro l'infezione. Gli antibiotici sono inutili, perché si tratta di un virus e non di un batterio.

Cosa rischia l'Italia

In Italia, motivi di preoccupazione non ce ne sono. Anche perché a Fiumicino, che ha tra scali diretti per la Cina, i viaggiatori provenienti da quel Paese passano attraverso un scanner termico che ne rileva la temperatura. E, in casi sospetti, la persona viene trasferita in sicurezza all'ospedale Spallanzani di Roma per accertamenti. Ma se qualcuno avesse già in incubazione il virus e ancora non presentasse febbre? «Proprio per questo a chi torna dalla Cina, oltre allo scanner termico, viene fatto compilare un questionario in cui deve indicare dove andrà, cosa farà e per quanto tempo, così che, in caso di febbre, sia possibile ricostruirne il percorso» risponde Clerici. «Noi saremo anche un paese strano, ma in questi casi sappiamo affrontare benissimo le situazioni a rischio».

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Che tipo di virus è il coronavirus cinese?

Il 2019-nCoV, come è stato chiamato, è un virus che in genere non causa grossi problemi, tutt'al più il raffreddore. Certe volte però appare un ceppo di un coronavirus «cattivo» che dà origine a malattie più gravi. Ricordiamo il caso della Sars, la sindrome respiratoria acuta apparsa in Cina nel 2002-2003 (8 mila contagi e 775 morti) e la Mers, Sindrome respiratoria del Medio Oriente, nel 2012-2014 (424 casi di infezione, 131 morti). Come per la Sars e la Mers, anche questo nuovo coronavirus è una zoonosi, cioè stato trasmesso all'uomo dagli animali.

Che sintomi dà?

Gli stessi dell'influenza: all'inizio sintomi respiratori, tosse, febbre, mal di testa, mal di gola senso generale di malessere. Il periodo di incubazione è circa 2 settimane. Nei casi più gravi il virus causa una forma grave di polmonite.

In che modo si diffonde?

Per trasmissione aerea, se qualcuno che è stato infettato tossisce o stanutisce. Con contatti personali, con le strette di mano per esempio, o toccando oggetti o superfici su cui si è posato il virus.

Ci sono terapie?

Al momento non esiste un farmaco mirato contro il coronavirus. Essendo un virus, gli antibiotici sono inefficaci (funzionano solo contro i batteri). Ci sono solo trattamenti sintomatici o di supporto. Il suo tasso di mortalità però al momento appare piuttosto basso (la Sars e la Mers erano assai più preoccupanti). La maggior pare delle persone contagiate sono sopravvissute senza problemi.

Esiste un vaccino?

Per ora no. I maggiori laboratori del mondo stanno stanno lavorando in questa direzione, ma ci vorrà del tempo. L'altra priorità è mettere a punto un test diagnostico rapido per l'identificazione del virus.

Come fermarlo?

A Fiumicino, per esempio, che ha tre voli diretti verso Wuhan (la città cinese focolaio dell'epidemia) e altri altri voli non diretti, ci sono controlli sui passeggeri da parte degli Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera, per individuare eventuali casi sospetti di contagio. E in tutti i grandi aeroporti del mondo è stato messo in piedi un sistema di stretta sorveglianza.

Il virus arriverà anche in Europa e in Italia?

È probabile. Benchè il suo tasso di mortalità sia minore di quello del virus della Sars, questo coronavirus sembra essere più contagioso. E con l'aumento dei voli internazionali e il Capodanno cinese, dobbiamo aspettarci qualche caso anche nel nostro paese o in altri paesi europei. Evitiamo le psicosi, però. Basta ricordare che ogni anno, la «normale» influenza provoca in Italia 5-6 decessi, soprattutto nei pazienti anziani e già debilitati.

I passeggeri che devono andare in Cina, che precauzioni possono prendere?

Evitare, innanzitutto, i tipici mercati cinesi di animali vivi, e gli alimenti provenienti da animali. Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone, per almeno 20 secondi. Evitare il contatto stretto con persone che mostrano sintomi influenzali. Rinunciare al viaggio, se possibile, se non si è in piena forma.

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