Il nuovo business delle sanificazioni
Il nuovo business delle sanificazioni
Salute

Il nuovo business delle sanificazioni

I consigli dell'esperto: come riconoscere gli improvvisati e scegliere la soluzione più adatta

In tempi di crisi, nei mesi del lockdown che hanno accompagnato la pandemia di Coronavirus, sono stati in molti a intravedere un futuro imprenditoriale nella sanificazione, ossia in quel procedimento ormai divenuto obbligatorio per imprese ed esercizi commerciali per restare aperti.

Che si tratti di un nuovo business è, dunque, indiscutibile, che tutti coloro che hanno deciso di tuffarcisi a capofitto abbiano le competenze necessarie per portarlo avanti, è un'altra storia, così come spiega Nicola Benvenuti, direttore generale di SanityGo, la prima rete di imprese italiana dedicata proprio alla sanificazione: "Per assicurare un risultato ottimale, che non significa rendere sterile un ambiente, ma ridurne a un livello non pericoloso per la salute, la carica batterica, servono competenze che non si possono improvvisare - racconta -. Oggi, come era prevedibile, assistiamo a un fiorire di 'addetti alla sanificazione', persone che, possedendo magari un macchinario a ozono hanno pensato di utilizzarlo per inaugurare un nuovo business. Ma occorre prestare attenzione e non fidarsi 'ciecamente' del primo venuto".

Ci sono regole ben precise che devono essere rispettate, prassi e procedure che, se disattese, oltre a non arrecare alcun beneficio, rischiano di provocare danni a cose e persone: "È importante sapere che non tutte le sostanze vanno bene per tutti gli ambienti. - riprende Benvenuti -. Se, ad esempio, la sanificazione a ozono può essere idonea per un locale pubblico, come un ristorante, questa stessa procedura non va bene per un'officina meccanica, dove le superfici sono spesso ricoperte da grasso e olio che creano una barriera che impedisce all'ozono di agire in maniera profonda ed efficace. Lo stesso si verifica con le sanificazioni a ozono delle auto: non basta immettere l'ozono nell'abitacolo, è necessario, prima pulire adeguatamente tutte le superfici per rimuovere la patina di unto che si deposita attraverso le mani".

Insomma, non è tutto così semplice e immediato, come in molti vorrebbero far credere: non basta possedere un sanificatore per poter assicurare un buon lavoro."Tuttavia - spiega Benvenuti che in meno di due mesi è riuscito a creare SanityGo, una rete di imprese diffuse da Aosta a Bari, che si occupano di sanificazione - è vero che ad oggi questo può essere considerato un nuovo business, ma solo se condotto in maniera professionale. Con ciò intendo che servono personale qualificato e competente, rispetto di norme e di prassi e capacità di individuare soluzioni che di volta in volta variano in base all'ambiente su cui si deve intervenire".

Le maggiori richieste, attualmente, arrivano agli addetti di SanityGo, da imprese di dimensioni medio grandi e ben strutturate, imprese che hanno compreso l'importanza di affidarsi a personale esperto: "Noi ci avvaliamo di un laureato in zootecnologie al quale sottoponiamo le richieste che ci giungono e con il quale, di volta in volta, studiamo la soluzione migliore".In poco più di due mesi, l'idea imprenditoriale, avuta da un imprenditore veneto, ha già ottenuto un buon successo e attualmente, SanityGo è presente con 15 point in Italia e occupa circa 50 addetti. "Entro la fine di giugno arriveremo a 25, anche se le richieste di affiliazione che ci sono pervenute sono molte di più. Tuttavia l'idea che sta alla base di questa rete di impresa non è quella di tamponare un'emergenza di un imprenditore che, pur di non rimanere schiacciato dalla crisi, si ricicla sanificatore. Per questo, ho scelto di accettare le proposte di affiliazione solo da parte di chi ha compreso il nostro modello di business per cui la sanificazione non è una moda passaggera, ma una pratica seria destinata a divenire la normale prassi adottata a tutela della salute delle persone"

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