Dopo lo stop delle discoteche ecco la Fase 4, con le chiusure per "quartiere"
(Geoffroy Van Der Hasselt, Afp, via Getty Images)
Dopo lo stop delle discoteche ecco la Fase 4, con le chiusure per "quartiere"
Salute

Dopo lo stop delle discoteche ecco la Fase 4, con le chiusure per "quartiere"

La crescita dei contagi rende sempre più probabile un ritorno a lockdown, seppur in forma ridotta. Bassetti: "Scelta populista. Dobbiamo educarci al virus"

«Se andiamo avanti così, con l'aumento giornaliero dei casi positivi, presto supereremo quota mille. A un certo punto decideranno i numeri: di fronte al superamento di alcuni limiti, saranno necessarie chiusure. Parlo di lockdown localizzati, questo sia chiaro. Limitati a un certo paese o a un determinato quartiere».

Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico spiega con chiarezza quello che sta accadendo e che forse potrebbe presto accadere nel nostro paese. I dati in calo di ieri e quelli che si prevedono per oggi sarebbero infatti "drogati" dal minor numero di tamponi effettuati nel weekend. Quello infatti che non solo si teme ma che gli esperti ritengono certo è che la curva di crescita dei contagi continui nelle prossime due settimane.

Si potrebbe così presto arrivare alla fatidica barriera dei 1000 nuovi positivi al giorno che farebbe di fatto scattare la fase 2 del lockdown. Una chiusura però che sarebbe di fatto "alla cinese", cioè con restrizioni per "quartieri" e non per regioni.

Con tutte le proporzioni numeriche del caso infatti a Pechino come a Wuhan si è proceduto con l'arrivo della seconda ondata di contagiati a restrizioni proprio nelle zone delle città diventate piccoli focolai; e che sono stati gestiti come tali.

Intanto ieri il governo ha dato il via libera alla chiusura delle discoteche fino al 7 settembre e l'obbligo di mascherina nei luoghi affollati anche all'aperto dalle 18 alle 6 del mattino. Stop alla movida, quindi, tra mille polemiche dei gestori (che parlano di danni per miliardi) e di alcuni governatori di regione.

Ma non tutti gli esperti concordano con questa linea del governo e con l'analisi del Cts. Tra questi il Prof. Matteo Bassetti- Infettivologo, Genova Direttore della Clinica Malattie Infettive dell'Ospedale San Martino (GE)

Mille contagi

«Non cambia la sostanza, non è il momento di dare numeri che non hanno alcun senso. Da un punto di vista medico vanno differenziati gli asintomatici dai malati. Fino a che a non abbiamo una declinazione di questi numeri è inutile parlare, perché ha poco significato dal punto clinico serve solo a terrorizzare la gente. È un papocchio. Un conto é avere un malato un conto è un asintomatico. Non dimentichiamoci da dove siamo partiti. Se a marzo fosse stato come oggi, non avremmo riempito gli ospedali. La malattia è diversa e non ha la stessa gravità. Gli anziani ricoverati oggi in ospedale con il coronavirus non sono gravi come agli esordi del virus».

Fase 2 e Scuola

«Siamo nella fase due.. comunque se dovessi gestirla lo farei sicuramente con più ordine, perché vedo che c'è molta confusione. Che evidenza scientifica ha l'orario dalle 18 alle 6 del mattino per la mascherine? Spero che non sia stata una decisione del comitato tecnico scientifico. E le discoteche? o non si aprivano proprio o è inutile chiuderle il 16 agosto. Si sono trovati focolai importanti? Non mi risulta. Manca questa evidenza e mi sa tanto di una cosa populista, quella di colpire i giovani che sono già sono stati colpiti con la chiusura delle scuole. Un paese civile non può pensare nemmeno un minuto di non riaprire le scuole. Dal 25 febbraio sono passati sei mesi non è pensabile che non siamo pronti per affrontare la riapertura, che non si riesce a mettere in sicurezza 20 ragazzi in un classe. Li abbiamo messi ovunque su treni aerei, pullman e centri, com'è possibile che ci siano difficoltà a riportarli a scuola?»

Seconda ondata

«Evitiamo di parlare di ondate. Preferisco chiamarla: "Convivenza endemica con il virus" dobbiamo imparare a conviverci perché il virus c'è. Non siamo mai arrivati a zero casi. Dobbiamo usare le mascherine, lavarci le mani, ora lo sappiamo gestire. Il messaggio giusto è che dobbiamo proteggerci e stare attenti. Altrimenti quando verrà novembre anche solo per un'influenza o una tosse, la gente correrà in ospedale in massa ed il sistema sanitario salterà per aria. Dobbiamo educare la gente. Abbiamo avuto tutto il tempo per studiare una strategia dell'autunno-inverno».

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