Donatori e donazioni di midollo in calo, causa Covid
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Donatori e donazioni di midollo in calo, causa Covid
Salute

Donatori e donazioni di midollo in calo, causa Covid

Tra le conseguenze della pandemia anche il numero sempre minore di donatori. A fronte di un bisogno crescente

Donare il midollo salva la vita. La vita di chi, malato di un tumore o di altre malattie del sangue, non ha una terapia efficace per guarire. La pandemia di Covid-19 però ha complicato, e parecchio, la modalità di reclutare nuovi donatori: in parte per l'impossibilità utilizzare le piazze per l'arruolamento, in parte per la paura diffusa (e non del tutto superata) di recarsi in ospedale in tempo di contagi. Tutto questo ha finora causato un calo del 60 per cento (da marzo fino ad agosto), nel numero di iscritti al Registro italiano donatori midollo osseo.

Una diminuzione drammatica: da giugno c'è un saldo negativo tra il numero dei nuovi iscritti e i donatori che escono dal Registro perché hanno raggiunto i 55 anni. Se questa tendenza dovesse proseguire, nel 2020 ci saranno più donatori dimessi che nuovi reclutati, una situazione mai registrata negli ultimi 20 anni.

Per ovviare a questa situazione, in occasione della Settimana nazionale per la donazione del midollo osseo e delle cellule staminali emopoietiche "Match it Now", sono state rafforzate le modalità con le quali i giovani dai 18 ai 35 anni possono iscriversi al Registro IBMDR.

La settimana nazionale è stata organizzata come ogni anno dalla rete della donazione del Servizio sanitario nazionale (Ministero della Salute, Centro nazionale trapianti, Centro nazionale sangue, Registro italiano donatori midollo osseo insieme all'Admo, Adoces ed Adisco).

Due le iniziative principali: un percorso dedicato ai potenziali donatori in 150 centri donatori e poli di reclutamento, con aperture straordinarie (oltre gli orari abituali) per facilitare il reclutamento dei donatori. E soprattutto il progetto "Match at home", ossia la possibilità di fare a domicilio la procedura di raccolta del campione salivare per la cosiddetta tipizzazione: l'individuazione dei dati genetici per definire la compatibilità con i pazienti in attesa di trapianto di cellule staminali emopoietiche.

Di tutto questo, e dell'importanza di «regalare» le proprie cellule staminali, ci parla Massimo Cardillo, direttore generale del Centro Nazionale Trapianti.

In queste ultime settimane, c'è stata una ripresa nelle donazioni?

In parte sì, rispetto al periodo acuto della pandemia, ma non siano ancora tornati ai livelli pre-Covid, ed il calo rispetto allo scorso anno è evidente: rispetto ai 43 mila donatori del 2019, quest'anno ne sono stati reclutati 10 mila in meno. Per incoraggiare e facilitare le nuove donazioni così abbiamo pensato a una diversa modalità di reclutamento: il potenziale donatore che si vuole iscrivere non è più obbligato ad andare in ospedale per eseguire il prelievo di sangue per la tipizzazione, cioè l'esame che serve a definire il profilo genetico, ma può effettuare il prelievo di campione salivare a domicilio, poi il campione viene mandato in ospedale per essere tipizzato.

E questo si può fare in tutta Italia?

Per ora è un progetto pilota attivo in quattro regioni: Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna. L'obiettivo è estenderlo quanto prima a tutto il resto del territorio italiano.

Ci sono limiti di età per essere donatori di midollo?

L'intervallo di età richiesto va dai 18 ai 35 anni, e bisogna essere in buona salute. Poi, una volta iscritto, il donatore può restare nel Registro fino ai 55 anni.

Il donatore rischia complicazioni o effetti collaterali nel dare il midollo?

No, è una procedura sicura. Il donatore viene studiato per il suo stato di salute, in modo che la donazione non sia un rischio, né per lui né per il paziente. E la procedura è molto meno invasiva del passato, quando il prelievo del midollo avveniva quasi esclusivamente dalla cresta iliaca, con una serie di punture nell'osso dell'anca, in anestesia generale. Oggi quasi l'80 delle donazioni di midollo avviene con un prelievo di sangue da una vena del braccio del donatore, e vengono separate e prelevate le sole cellule staminali ematopoietiche, quelle che danno origine a tutte le cellule del sangue.

Molto meno pesante e impegnativa, dunque...

È solo un po' più lunga, come procedura, rispetto ad una comune donazione di sangue, perché il sangue prelevato dalla vena, passa all'interno di una macchina che separa le cellule staminali ematopoietiche dalle altre cellule del sangue, che poi vengono reinfuse nell'altro braccio. L'unica necessità è che, qualche giorno prima della donazione, il donatore assuma dei fattori di crescita che promuovono la concentrazione di queste cellule nel circolo sanguigno: si tratta di qualche iniezione con effetti collaterali generalmente assenti o molto lievi.

Quante volte si può donare nella vita?

La regola del Registro prevede che possa essere effettuata una sola donazione nell'arco della vita, anche se il midollo si ricostituisce presto dopo il prelievo. Se necessario, comunque, la donazione può essere ripetuta per una seconda o terza volta per lo stesso paziente. Allo stesso modo, il donatore può ripetere la donazione nel caso in cui un proprio familiare compatibile dovesse aver bisogno del trapianto.

In quali casi è necessaria la donazione?

Il trapianto di midollo è la terapia più efficace per molte malattie gravi del sistema ematologico: leucemie acute, mielomi, linfomi, alterazioni dell'emoglobina. Spesso queste malattie sono efficacemente curabili solo con la sostituzione del midollo malato, ma questo richiede una stretta compatibilità immunologica tra il paziente e il donatore: la situazione ideale è quella che il donatore sia un gemello identico o un fratello HLA identico al ricevente, mentre con i genitori si realizza una parziale compatibilità. La prima condizione, purtroppo, per molti malati non si verifica, perché non ci sono fratelli compatibili, quindi, se non c'è un donatore compatibile in famiglia, l'unica possibilità è quella di cercarlo nel Registro. E la probabilità di trovarlo è tanto maggiore quanto più è alto il numero dei donatori iscritti.

Quante possibilità ci sono, in genere?

Dipende dall'assetto genetico del paziente, ma mediamente la probabilità è di uno su 150 mila donatori. Per questo la ricerca viene sempre estesa non solo al Registro della nazione del paziente, ma anche ai Registri di tutto il mondo, che sono collegati fra di loro.

E come si fa a diventare donatori?

La settimana che stiamo vivendo è quella nazionale della Campagna "Match it now": in questi giorni tutti gli ospedali hanno dedicato ai potenziali donatori aperture dedicate, anche in orari diversi da quelli abituali, per iscriversi al registro. Prima il reclutamento avveniva anche con la ricerca dei donatori nelle piazze, grazie al grande impegno dei volontari delle Associazioni, ma oggi, a causa della pandemia, questo non è più possibile, e bisogna offrire a chi vuole iscriversi soluzioni alternative. Quindi ci siamo organizzati per dar modo di iscriversi anche stando a casa.

In questo caso, come si fa?

Si va sul sito del Registro italiano dei donatori di midollo, oppure sul sito di Admo, le piattaforme sono tutte collegate. Si compila il modulo di preiscrizione e, se si vive in una delle regioni coinvolte nel progetto pilota, si viene contattati via web dal medico, che verifica preliminarmente l'idoneità del donatore: in caso positivo, viene spedito il kit a casa. Se invece il donatore risiede in una Regione diversa, riceve a casa la data dell'appuntamento in ospedale. Ma, come dicevo, presto la possibilità di proporsi come donatori stando a domicilio verrà estesa a tutta Italia.

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