Sabato (forse) il governo Renzi, con tante grane
ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Sabato (forse) il governo Renzi, con tante grane
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Sabato (forse) il governo Renzi, con tante grane

È scontro tra il premier incaricato e chi vorrebbe (Colle compreso) Enrico Letta all'Economia - Tre mesi per quattro riforme   - Il nuovo governo e le tasse  - "Maggioranza solida e certa"  - Toto-Ministri  - Renzi pressato da De Benedetti?

Alle 20,15, terminata la prima giornata di consultazioni con la delegazione guidata da Angelino Alfano, Matteo Renzi finalmente si può togliere la cravatta, riporre il computerino sul quale con velocità supersonica ha annotato in tempo reale quello che gli interlocutori gli dicevano. Può quindi lasciare  la Camera dei deputati  e correre al “Bernini Bristol” a farsi una doccia.

Aria soddisfatta, più provata quella del meno giovane braccio destro Lorenzo Guerini. La “quadra” del governo, che potrebbe anche giurare sabato prossimo, secondo i renziani,  l’avrebbe trovata.

Praticamente risolto il problema con il Nuovo Centrodestra, resta però il gran rebus del ministero dell’Economia. Per tutta la giornata secondo un tam tam del Transtalantico di Montecitorio sarebbe andato avanti un fortissimo pressing su Enrico Letta. Ma certamente non da parte di Renzi, che tutto farebbe tranne che riavere tra i piedi proprio il premier da lui brutalmente defenestrato.

Narrano che Renzi in quell’incarico vorrebbe sempre Franco Bernabè. Raccontano che a premere su Letta siano stati ambienti vicini al Colle, della minoranza pd vicina a Massimo D’Alema (il quale se Letta accettasse avrebbe la casella libera per andare a fare il commissario Ue) e che  in qualche modo ci siano state pressioni da parte dello stesso Alfano che ha particolarmente insistito sul fatto che la maggioranza debba avere “lo stesso perimetro di quella precedente”.

Il leader di Ncd si riferisce ufficialmente ad eventuali ingressi di grillini dissidenti, e sottolinea ad alta voce che quello che sta nascendo “non deve essere un governo né di sinistra né di centrosinistra”. Per questo ha ottenuto che domani si faccia la prima riunione di maggioranza sul programma.

Ma in realtà, secondo i maligni, la cosa che più preoccuperebbe Alfano sarebbe l’eventuale appoggio  al Senato da parlamentari del gruppo Gal, di area vicina a Forza Italia. In questo Alfano vedrebbe la longa manus di Denis Verdini. Ad ogni modo Ncd secondo indiscrezioni  avrebbe ottenuto la conferma a vicepremier e un ministero di peso. La riconferma all’Interno? Potrebbe anche andare a insediarsi a quello della Difesa.

Riconferma ci sarebbe anche per Beatrice Lorenzin alla Salute e per Maurizio Lupi alle Infrastrutture. Alla minoranza pd potrebbe andare l’Istruzione che sarebbe affidata a Gianni Cuperlo. Sel come la Lega si tirano fuori. Ma Vendola avverte Renzi che sull’Italicum darà battaglia in parlamento, cosa che certamente sono pronti a fare anche Ncd e i bersaniani del Pd. Ecco perché il consigliere politico di Silvio Berlusconi, Giovanni Toti resta guardingo: responsabili sulle riforme, ma che restino quelle che servono a rafforzare il bipolarismo. Insomma, dall’Italicum non si scende.  

Renzi corre  all’Hotel Bernini soddisfatto, ma fino a un certo punto. Non solo ha ancora a che fare con la grana dell’Economia ma resta anche quello sfregio della confessione di Fabrizio Barca con il finto Vendola sulle pressioni di Carlo De Benedetti sulla formazione del governo. Vendola a Panorama.it, con tono scherzoso: “No, non ho affrontato la cosa con Renzi, non ho voluto aprire una cosa immagino per lui dolorosa. Posso solo dire che a Barca ho detto: “Fabri’! Ma come hai fatto a non capire quando ti hanno chiamato che io non potevo avere una segretaria con accento milanese?“. Ride il vero “Nichi”. Un po’ meno il premier incaricato.

Appuntamento per domani mattina per l’incontro clou che vedrà di nuovo Renzi e Berlusconi faccia a faccia. Stavolta a Montecitorio, nella sala del Cavaliere. Un nome, un destino per tutti i segretari e premier incaricati del Pd.   

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