La diplomazia missilistica russa nel risiko siriano
La diplomazia missilistica russa nel risiko siriano
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La diplomazia missilistica russa nel risiko siriano

La Ue armerà i ribelli siriani e Mosca “rilancia” fornendo a Damasco i missili S-300

Londra e Parigi hanno ottenuto dalla Ue il via libera alla fornitura di armi ai ribelli siriani incassando il plauso degli Stati Uniti ma anche le dure reazioni di Mosca che si appresta ad alzare la posta dotando le truppe di Bashar Assad del moderno sistema di difesa aerea a lungo raggio S-300 . Un’arma inutile negli scontri tra lealisti e insorti ma che rientra nelle iniziative di Mosca tese a tutelare l’alleato mediorientale contro interventi militari internazionali.  In pratica le sei batterie di S-300 hanno lo scopo di scoraggiare l’attuazione di una no-fly zone sulla Siria chiesta a gran voce dalla Turchia e dai ribelli, sempre più in difficoltà sul campo i battaglia di fronte alle offensive dei governativi appoggiati dai miliziani sciiti libanesi di Hezbollah.

Damasco schiera già centinaia di missili russi per la difesa aerea inclusi i moderni Pantsir efficaci alle basse quote e forniti anche all’Iran. Armi che potrebbero far pagare un caro prezzo ai jet occidentali che dovessero avventurarsi nei cieli siriani facendo dimenticare la “passeggiata” libica del 2011nella quale gli aerei della Nato non subirono abbattimenti. Nonostante il dispiegamento di radar e missili moderni e la presenza di centinaia di tecnici e consiglieri militari russi, la difesa aerea siriana non viene però considerata da tutti così temibile considerato che finora non è mai riuscita a impedire ai jet F-15 ed F-16 israeliani di colpire ripetutamente obiettivi fissi e convogli di armi dirette agli Hezbollah in Libano.

Le batterie di S-300, ordinate dai siriani per 900 milioni di dollari, potrebbero però cambiare la situazione a vantaggio delle forze di Assad perché sono in grado di abbattere aerei e missili da crociera localizzando fino a 100 bersagli e ingaggiandone contemporaneamente 12 fino a una distanza di oltre 150 chilometri. Con sei batterie Damasco potrebbe difendere tutto lo spazio aereo nazionale e minacciare aerei in volo anche in territorio turco, giordano e israeliano.
Per questo Israele ha annunciato che distruggerà gli S-300 al loro arrivo a Damasco sfidando le già ventilate rappresaglie che Assad potrebbe attuare lanciando i suoi numerosi missili balistici Scud e SS-21. Non è la prima volta che la fornitura di S-300 suscita accese polemiche. Le stesse armi furono oggetto nel 2010 di un aspro confronto tra Washington e Mosca quando venne reso noto che l’Iran aveva ordinato all’agenzia russa per le esportazioni belliche Rosoboronexport 4 batterie  di S-300 con le quali difendere i suoi siti nucleari.

La Russia accettò di non vendere i missili a Teheran, pronta a pagare 800 milioni di dollari per averli, ma in seguito gli iraniani annunciarono di aver messo a punto una loro versione dell’S-300, probabilmente con il supporto di tecnici bielorussi. Bashar Assad  ha affermato giovedì scorso che i primi S-300 sono già arrivati in Siria ma potrebbe trattarsi di un bluff considerato che fonti russe hanno fatto sapere che le forniture non inizieranno prima dell’autunno . Sembra però evidente che Mosca intenda giocare la partita sul piano politico e fonti vicine a Rosoboronexport hanno detto alla stampa moscovita che i tempi di consegna dei missili dipenderanno anche dall’atteggiamento dell’Occidente e potranno essere ritardati o anticipati a seconda degli sviluppi della crisi a Damasco.

La “diplomazia missilistica” rende quindi ancor più complesso il risiko siriano ma l’obiettivo di Mosca pare ben chiaro: scongiurare un intervento armato esterno e far guadagnare tempo ad Assad  consentendo alle sue truppe appoggiate da iraniani ed Hezbollah di sbaragliare gli insorti. Se non per vincere la guerra almeno per poter negoziare la pace da una posizione di forza.

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