Rosy Bindi verso l'Antimafia
ANSA / Giuseppe Lami
Rosy Bindi verso l'Antimafia
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Rosy Bindi verso l'Antimafia

La pasionaria Pd alla guida della prestigiosa bicamerale e Daniela Santanché a bocca asciutta: due pesi, due misure nell'Italia dei veti incrociati

Due pesi e due misure. Anzi, due tacchi e due misure. Alti, sotto scarpe indubbiamente bellissime quelli di Daniela Santaché, gommini ma, attenzione, di marca (preferibilmente Tod’s), quelli di Rosi Bindi. Se il caso Santanché, la cui elezione a vicepresidente della Camera è stata rinviata causa renitenza Pd, è diventato lo scandalo al sole dell’estate politica 2013, Bindi, zitta zitta, secondo gossip del Transatlantico di Montecitorio, starebbe dando la scalata alla presidenza della Commissione Antimafia.

Una delle più importanti Bicamerali che attendono ancora di veder nominato il vertice. Narrano che Bindi,  abbia sulla sua strada altri contendenti del centrosinistra come Bruno Tabacci del Centro Democratico e un rappresentante, ancora da scegliere, del Psi di Riccardo Nencini. Insomma, quegli alleati minori del Pd, rimasti finora a bocca asciutta e che pretendono almeno la guida di una Bicamerale. Ma appare fin da ora abbastanza evidente che se i contendenti sono questi, Bindi avrà più possibilità di farcela. Magari poi il Centro democratico e il Psi di Nencini verranno accontentati con altri incarichi.

La notizia ancora non campeggia sui giornali, ma intenso è il lavorio nelle segrete stanze di Montecitorio e di Largo del Nazareno. Secondo i maligni, magari prima qualcuno vorrebbe disinnescare la «mina» Santanché.  Per il Pd la responsabile organizzazione del Pdl non dovrebbe essere vicepresidente a prescindere. Perché «divisiva», perché donna, di bell’aspetto  e magari troppo elegante, in un Parlamento dove ormai entrano deputati in sandali (roba da rimpiangere il piede nudo ma almeno dentro il mocassimo di Roberto Calderoli)?

Laureata in Scienze politiche, la deputata Santanché ha fatto parte per anni anche della commissione Bilancio di Montecitorio e nel 2005 è stata anche la prima donna relatrice della legge Finanziaria. Ma di questo non si parla. Perché su di lei pende «l’ostracismo della sinistra e qualche nemico lo ha anche nel Pdl, che astuti rappresentansi del Pd vanno appositamente ad aizzare…», ammette sotto forma di anonimato un deputato di centrosinistra. Che ammette: «Io Daniela certo che voto, siamo o no un governo di larghe intese? La guerra contro di lei ormai è diventata un fatto personale…».

Scommettiamo che se Bindi, già eletta vicepresidente di Montecitorio anche con i voti Pdl, ce la farà nella sua  scalata alla commissione Antimafia, nessuno le chiederà mai, e magari giustamente,  che ne sa e che tipo di esperienza ha del delicato settore?

Per ora si sa solo che Maria Carmela Lanzetta, sindaco coraggio e icona antimafia della Locride, non è entrata in parlamento (lo ha denunciato la stessa Lanzetta, come ha riportato il Giornale: «La candidatura della Bindi ha bloccato tutto» ) proprio perché in Calabria il Pd catapultò Bindi per farle ottenere «un seggio sicuro». 

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