Robledo contro Albertini, la lotta continua
Ansa/Daniel Dal Zennaro-Matteo Razzi
Robledo contro Albertini, la lotta continua
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Robledo contro Albertini, la lotta continua

Un processo civile e uno penale a Brescia. E un nuovo procedimento disciplinare al Csm, con un'udienza il 21 aprile. Come finirà?

È una sfida giudiziaria infinita. Che, paradossalmente, oggi si batte tutta proprio sui tempi. Ma quella tra Alfredo Robledo, ex procuratore aggiunto di Milano e oggi giudice a Torino, e il senatore Gabriele Albertini, sindaco di Milano dal 1997 al 2006, è anche una partita a scacchi che si gioca su quattro piani diversi: cioè il Consiglio superiore della magistratura, il Senato e due distinti processi, uno civile e uno penale. E giovedì 21 aprile la partita rischia forse di subire una svolta radicale. O forse no.

È proprio una storiaccia senza fine, quella della sfida Albertini-Robledo. Tutto comincia nell’autunno 2011, quando l’ex sindaco (in quel momento parlamentare europeo) in due interviste lancia un’accusa contro Robledo, il magistrato che ha insistentemente indagato sulla giunta di centrodestra. Albertini ipotizza un “intento persecutorio” del pm nei confronti della sua amministrazione, e accenna tra le altre cose a un duro interrogatorio notturno subito dall’allora direttore generale del Comune nell’inchiesta sugli “emendamenti in bianco” (poi finita in nulla).

Per quelle interviste, Albertini viene inizialmente citato soltanto in sede civile da Robledo, che ottiene dal Parlamento europeo l’autorizzazione a procedere. È così perché Bruxelles, a sorpresa, revoca l’immunità ad Albertini, in quanto le sue dichiarazioni “sono state rese in qualità di ex sindaco e non nell’esercizio delle sue funzioni di parlamentare europeo”.

La disputa legale raddoppia poi nel 2013, quando Albertini insiste nelle sue accuse: l’ex sindaco si rivolge prima al ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri e poi al Csm, chiedendo loro di accertare se “siano censurabili disciplinarmente” altri comportamenti del magistrato. Albertini, infatti, ipotizza nuove anomalie: descrive un presunto atteggiamento dilatorio di Robledo nella sua inchiesta sull’acquisto, nel 2005, di un 15% dell’Autostrada Serravalle da parte della Provincia di Milano allora governata dal centrosinistra e presieduta da Filippo Penati, e lo accusa invece di un intento persecutorio nel processo sui derivati comunali, condotto dal magistrato nell’ipotesi che lo strumento finanziario, sottoscritto dalla giunta Albertini nel 2005, avesse arrecato grave danno economico all’amministrazione (l’inchiesta è poi finita nel 2014 con un’assoluzione piena).

Per quelle nuove accuse, Robledo querela il senatore anche in sede penale, e lo accusa di calunnia.

Oggi i due procedimenti paralelli sono ancora in corso a Brescia. In sede civile, nell’ottobre 2014 Albertini sperava in una soluzione favorevole. Il giudice, Gianluigi Canali, aveva infatti stabilito con un’ordinanza di ammettere le memorie presentate dal senatore per provare la durezza dell’interrogatorio notturno nei confronti del direttore generale del Comune. Canali aveva anche stabilito che nel procedimento sull'Autostrada Serravalle fosse “pacifico” che Robledo “non avesse richiesto il rinvio a giudizio dell’indagato Penati, né fosse stata domandata l’archiviazione del procedimento”. Dopo quella decisione, però, il giudice è stato trasferito dal presidente del tribunale a una diversa sezione. E il processo era stato affidato a un giudice diverso.

E l’immunità? Dopo il rifiuto di Bruxelles, Albertini ha chiesto tutela anche al Senato, di cui è membro dal febbraio 2013. Ha qualche evidente motivo di farlo, visto che ha reiterato per ben 38 volte, anche da senatore, le sue accuse contro Robledo. Ma non ha ancora avuto soddisfazione dalla giunta per le autorizzazioni a procedere. Albertini ha presentato un’ultima richiesta lo scorso 29 marzo, senza ottenere risposta.

A sua volta, il Tribunale penale di Brescia ha invece ritenuto di processare Albertini sostenendo che, anche in presenza di 38 ripetizioni delle sue accuse contro Robledo, il suo non sia stato un “reato continuato”: così ha assunto che la presunta calunnia da valutare sia esclusivamente quella realizzata nel 2012, quando era ancora europarlamentare.

Nel febbraio 2015, però, nella controversia si è inserito un procedimento a carico di Robledo. La sezione disciplinare del Csm, “in via cautelare”, ha trasferito il magistrato da Milano a Torino, contestandogli di “avere ottenuto” nel dicembre 2012 attraverso esponenti leghisti a Bruxelles la copia di atti “di natura riservata” che proprio Albertini nel 2012 aveva presentato al Parlamento europeo per ottenere l’immunità.

Tutto questo sarebbe accaduto proprio nel momento in cui Robledo conduceva a Milano un’inchiesta sui rimborsi indebiti percepiti da consiglieri regionali della Lega. Secondo il Csm, Robledo avrebbe rivelato al legale dei leghisti “il contenuto di atti del procedimento” e “la circostanza che altri sette od otto consiglieri regionali (…) sarebbero stati sottoposti a indagini”.

La censura del Csm e il trasferimento di Robledo hanno dato forza alla difesa di Albertini. Che ora spera molto in una pronuncia ancora più severa contro il magistrato: il 21 aprile, infatti, Robledo tornerà davanti alla sezione disciplinare del Csm.

Per quella data, dal 4 marzo scorso, il vicepresidente del csm Giovanni Legnini ha fissato l'udienza del procedimento nel quale la Procura generale della Cassazione contesta a Robledo di essere "venuto meno" ai doveri di "correttezza imparzialità e riserbo", proprio a causa del presunto scambio sulle carte di Albertini con la difesa degli indagati leghisti, nonché di "avere usato la propria qualità di magistrato al fine di conseguire vantaggi ingiusti per sé".

Il Csm rimprovera a Robledo anche di avere tenuto “un comportamento gravemente scorretto nei confronti di altri magistrati della Procura di Milano”, nella fattispecie due sostituti procuratori che indagavano nei confronti dei consiglieri leghisti. Secondo l’accusa, Robledo avrebbe suggerito a un difensore degli indagati come ottenere una consulenza contabile relativa all’indagine. Robledo avrebbe poi comunicato al legale che “il rigetto della richiesta era imputabile ai suoi colleghi (magistrati, ndr)” .

Il difensore di Albertini, l’avvocato Augusto Colucci, spera ora di poter far valere i risultati di questo secondo procedimento disciplinare contro Robledo nel processo penale bresciano: qui un’udienza è prevista per il 9 maggio, con l’interrogatorio dei testi dell’accusa, mentre dal 6 giugno saranno di turno i testi della difesa.

Un nuovo problema disciplinare di Robledo potrebbe essere giocato poi anche nel processo civile bresciano, arrivato quasi alla fine: il 28 aprile è prevista l’udienza con le conclusioni delle parti.

L’infinita partita a scacchi pare comunque destinata a continuare: Robledo, infatti, ha da poco annunciato la ricusazione del “collegio giudicante” del Csm, in quanto si è già pronunciato su di lui nel trasferimento a Torino. Il magistrato ha concreti elementi giuridici per farlo, però la mossa (giocata non in marzo, ma più a ridosso dell'udienza) forse ha anche un contenuto strategico: allungando i tempi del procedimento disciplinare, nel caso dovesse uscirne una nuova censura, Robledo potrebbe così sottrarre argomenti alla difesa di Albertini.

Si vedrà che cosa deciderà lo stesso Csm. Ma tra il senatore e il magistrato, intanto, la lotta continua.

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