Perché a Hong Kong la rivoluzione sta per finire
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Perché a Hong Kong la rivoluzione sta per finire
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Perché a Hong Kong la rivoluzione sta per finire

I giovanissimi della "rivoluzione degli ombrelli" hanno troppi nemici e pochi amici. E la stabilità della Cina è un bene troppo importante per molti

Insomma, la rivoluzione a Hong Kong probabilmente è finita. È stata un assaggio che ricorderemo fra qualche anno. Gli studenti sono ancora per strada, ma gli animi sono addolciti dalla stanchezza.

I leader più giovani della protesta, la generazione dei 17enni, emettevano i primi vagiti nel 1997 mentre all’amministrazione britannica subentrava quella cinese con la promessa di garantire cinquant’anni di democrazia e applicare la formula dei “due sistemi in un solo Paese”. Inevitabile che i nodi venissero al pettine e fossero i ragazzi a promuovere la rivoluzione degli “ombrelli” (contro la pioggia, e contro i gas urticanti della polizia).


La battaglia degli under 21 punta a elezioni del 2017 in cui gli abitanti di Hong Kong possano scegliere da chi farsi governare e non esser costretti a eleggere il “meno peggio” in una lista blindata dai membri di un comitato vicino al Partito comunista di Pechino (che dista migliaia di chilometri).

Questo e altri commenti saranno a lungo, con ogni probabilità, gli ultimi sulla rivolta “Occupy Central” che ha portato i giovani di Hong Kong a presidiare i quartieri finanziari e centrali. La protesta ha infatti raggiunto il massimo della visibilità e efficacia prima del punto di non ritorno. Che la situazione precipiti non è interesse di nessuno, tanto meno degli studenti (gli appelli delle autorità accademiche liberali a che i ragazzi rientrino a casa e evitino di correre rischi, sono la conferma che la rivoluzione è agli sgoccioli).


La rivolta di Hong Kong vista da un drone


Troppi nemici, pochi amici
I movimenti libertari hanno come obiettivo non solo la democrazia, ma il buon governo. E poi naturalmente lo Stato di diritto, i diritti umani, una giustizia imparziale. Il reggente di Hong Kong, Leung, avrà le sue gatte da pelare perché la protesta è già per lui uno smacco che probabilmente non gli sarà perdonato a Pechino. Gli studenti hanno però troppi nemici (fra gli altri il reggente stesso e il blocco di potere che lo circonda, poi il governo centrale, il Partito comunista, quella parte di popolazione cittadina che non è solo mafia ma è filocinese) mentre contano pochi amici soprattutto stranieri che non hanno la volontà, il coraggio, l’imprudenza d’intervenire con ben altra determinazione al fianco dei portatori di “ombrelli”.

Gran Bretagna in primis, che pure avrebbe interesse e titolo giuridico a dire la sua (Hong Kong è cinese da 17 anni solo a certe condizioni di autonomia e libertà e il Regno Unito è controparte nel trattato registrato all’ONU che sancisce l’unione con la Cina). Quanto agli Stati Uniti e agli altri Paesi europei, Pechino ha messo in guardia dall’interferire negli affari interni cinesi.

Zitti e… Pechino
La Cina oggi è un gigante economico globale che compete con gli Stati Uniti e costituisce il principale mercato in cui investire e esportare per le grandi industrie manifatturiere del mondo (comprese quelle europee). La stabilità della Cina è un bene per l’economia mondiale. Il percorso, sia pure ineluttabile, verso la democrazia rischia di produrre incertezze che sarebbero devastanti.

La leadership cinese del presidente Xi Jinping ha un approccio che ricalca quello di Putin: regime autoritario e personalistico che non esclude in prospettiva di restituire la libertà al popolo, ma lo farà gradualmente, lentamente, con la prudenza che richiede il lungo digiuno di diritti (per non ripetere lo sfascio sanguinoso delle incompiute primavere arabe).

Insomma, gli studenti probabilmente si ritireranno. La loro battaglia non sarà persa, ma solo rinviata. Riparleremo di questa precoce primavera-autunno di Hong Kong come un assaggio degli eventi che porteranno nel tempo a mutamenti radicali nel sistema di governo e di potere in Cina. Quanto a noi, con tutto l’amore per la democrazia e la libertà, dovremo pensarci molto bene prima di aprire l’ombrello.

Alcune immagini degli scontri a Hong Kong

PHILIPPE LOPEZ/AFP/Getty Images
Sul manto di una strada di Hong Kong, un ombrello giallo realizzato con nastro adesivo, a sostegno del movimento democratico dell'ex colonia britannica, che continua la protesta per chiedere libere elezioni. Gli ombrelli, con i fiocchetti gialli, sono uno dei simboli della protesta contro Pechino.
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