Quei consapevoli fiancheggiatori di Repubblica
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Quei consapevoli fiancheggiatori di Repubblica
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Quei consapevoli fiancheggiatori di Repubblica

Il ruolo del quotidiano diretto da Ezio Mauro nella caduta del governo Berlusconi e nell'incarico a Monti

La destituzione democratica passa anche attraverso l’inchiostro: la defenestrazione ha la complicità di un giornale. È lo stesso Carlo De Benedetti, editore di Repubblica, a raccontare ad Alain Friedman (nel libro Ammazziamo il Gattopardo, Rizzoli) del suo incontro con Mario Monti: "Posso testimoniare on the record che è stato mio ospite nell’agosto 2011 a St. Moritz e abbiamo parlato del fatto se a lui sarebbe convenuto accettare la proposta (...). In realtà aveva già parlato con Giorgio Napolitano". La proposta è il subentro al governo di Silvio Berlusconi.

Insomma, è agosto e l’Ingegnere ha appena saputo da Monti i piani del Quirinale. Subito, sul suo quotidiano, parte una rapsodia fiancheggiatrice. Eugenio Scalfari, il 4 agosto, fa sua la proposta dell’opposizione: "L’offerta pubblica di una maggioranza di tutte le forze parlamentari per fronteggiare l’emergenza della crisi e con un nuovo capo del governo designato dal presidente della Repubblica". Ventiquattro ore dopo, il 5 agosto, la linea è corale ed è tracciata dal direttore Ezio Mauro: "Il problema è la salvezza dell’Italia. Berlusconi si faccia da parte, consentendo al Parlamento e al Quirinale di organizzare un governo di salvezza nazionale". Il 7 agosto, Scalfari detronizza il governo parlando di commissariamento: "La verità è che il governo italiano, dopo il nerissimo giovedì con Piazza Affari a meno 5,16, maglia nera delle borse mondiali e lo spread a quota 389, è stato commissariato". L’11 agosto il vicedirettore, Massimo Giannini, maramaldeggia sul governo: "Il governo non può farcela. Non è mai stato all’altezza del compito in tempi normali. Figuriamoci oggi, in tempi emergenziali".

Il 4 settembre, Scalfari descrive il capo dello Stato nelle parti dell’Amleto: "Napolitano ha ragione quando ci ricorda che, fino a quando il governo disporrà di una maggioranza parlamentare, lui non può né vuole pensare a licenziarlo. Se il governo non è credibile, né per i mercati, né per l’Europa, noi cosa facciamo? Mi permetto, con devoto rispetto e profonda amicizia e stima, di sottoporre questa domanda al capo dello Stato". L’11 settembre 2011, Scalfari individua la figura adatta a sostituire il premier: "Occorre che questo governo scompaia definitivamente e che dia luogo a una coalizione di tutte le forze responsabili guidata da una personalità democratica che goda della fiducia dell’europa". il 18 settembre, sempre Scalfari legittima un’accelerazione del capo dello stato attraverso un messaggio alle Camere: "noi pensiamo che quel momento sia arrivato. pensiamo che spetti al presidente investire il parlamento del problema della credibilità del governo". il 25 settembre, il concetto è ribadito da scalfari: "Ci vuole a Roma un governo capace di governare e di essere interlocutore autorevole per l’europa e gli USA". il 6 ottobre, Scalfari rifiuta l’ipotesi di elezioni anticipate: "Un governo di responsabilità nazionale affidato a una personalità di massima autorevolezza, sarebbe invece una garanzia per decantare la situazione". il 15 ottobre, dopo la fiducia incassata da Berlusconi, Mauro parla di fiducia mutilata, dà per imminente la fine: "il governo è salvo. Ma politicamente è vivo? (...) più che mai il paese ha bisogno d’altro: e lo avrà". Azzeccato. Un mese dopo, Monti è già premier.

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