Renzi 1, critiche e sfottò al Senato chiamato a "suicidarsi"
Ansa /Maurizio Brambatti
Renzi 1, critiche e sfottò al Senato chiamato a "suicidarsi"
News

Renzi 1, critiche e sfottò al Senato chiamato a "suicidarsi"

Nel Pd tanti mal di pancia e voto favorevole solo "per disciplina di partito". Il dalemiano Sposetti durante il discorso: "Quasi quasi me ne vado..." - Foto  - Sondaggio  - Twitter  - Il discorso al Senato

"No, basta, è troppo...ora me ne vado"; "...sì, sì, me ne vado proprio".  E' tutto un fremito il senatore dalemiano Ugo Sposetti mentre il premier Matteo Renzi ricorda ai senatori che "bisogna stare tra la gente". Ma "tra la gente, a chi?" E' evidentemente il pensiero che attraversa il senatore pd e presidente della Fondazione Ds, ultimo custode dell'eredità del vecchio Pci che dei volantinaggi nei mercati rionali aveva fatto il suo must.

Invece ora  è il più giovane presidente del Consiglio della storia repubblicana a ricordare  proprio a uno come lui che "bisogna dare più ascolto ai mercati rionali che a quelli finanziari". Renzi, l'uomo che a 39 anni "non  ha l'età" per sedere a Palazzo Madama,  come ricorda compiaciuto lui stesso (" Sono come la Gigliola Cinquetti"), dopo aver chiesto ai senatori di "suicidarsi" (così la mette il leghista Roberto  Calderoli) votando l'abolizione dei loro scranni, li deride anche.  All'ennesimo attacco e sfottò di Cinquestelle e Lega esplode: "Allora, qui vi divertite eh...allora è proprio vero...". Minaccia: "Vi farò divertire io d'ora in poi". Era entrato in aula, il premier,  sussurrando alla sua ristretta cerchia: "Ragazzi, qui o son stelle o son stalle". Quando avverte:  "Questa è l'ultima volta che votate la fiducia". Calderoli, vicepresidente del Senato, e uomo dal frasario colorito risponde da par suo: "Allora, tocchiamoci le palle!".  E aggiunge: "Qui oggi ci sono 298 senatori morti  e solo due a vita".

Al solito, nonostante, Renzi lo citi e lo elogi e lo riciti nel chilometrico passaggio finale del suo discorso dedicato ai ragazzi, all'educazione e alle scuole, Renzo Piano, non c'è neppure oggi. Dei senatori a vita ci sono soltanto Mario Monti e Carlo Rubbia.  Nel palco degli ospiti c'è di bianco vestita la moglie del premier Agnese Landini, insegnante. "Avrà dedicato a lei tutta questa enfasi sulle scuole...", borbottano detro il Pd. Anche se il partito del premier, nonostante i mal di pancia dell'anima più rossa e dei senatori vicini a Pippo Civati, è orientato a fare blocco e votare sì alla fiducia che arriva a tarda sera. Ma quel sì da molti viene dato solo "per disciplina di partito" Lo dice esplicitamente, alemno per quello che lo riguarda, il senatore Michele Gothor, grande amico ed ex braccio destro di Pier Luigi Bersani. Il senatore dalemiano Stefano Esposito : "...Siamo tutti richiamati alla disciplina".  Ma aggiunge. "Renzi si gioca la faccia, maa questo punto  ce la giochiamo tutti noi".    

Se questi sono gli umori dei post comunisti e dei civatiani, figuriamoci quelli di Forza Italia: il partito dell'opposozione responsabile che con Renzi ha firmato il patto del Nazareno sulle riforme, a partire da quella della legge elettorale, ovvero l'Italicum. Renzi aveva detto che sarebbe stata fatta per prima. Ora  invece, dopo aver fatto maggioranza con Angelino Alfano che vede quella riforma come fumo negli occhi in quanto rafforza il bipolarismo e non darebbe scampo ai vari "centrini" come lui, il premier  avverte che deve essere legata al  superamento del bicameralismo perfetto. Quindi alla trasformazione del Senato in Camera delle autonomie. Dice anche esplicitamente a Forza Italia, rivolgendosi al capogruppo Paolo Romani, che per avere l'Italicum devono votare il disegno di legge del sottosegretario Graziano Delrio per l'abolizione delle Province. Sbotta il forzista Lucio Malan. "E' come se ci avesse detto:  vi do l'Italicum, però prendetevi pure 'sto camion scassato e magari anche la cucina usata di mia suocera. Se passa l'abolizione delle Province, vengono privati del voto 41 milioni di italiani e  come la mette poi Renzi con una Camera delle autonomie che sarebbe composta oltre che dai presidenti di Regione anche dai 108 sindaci dei capoluoghi di Provincia, appunto?".  Poi, ironizza: "Forse l'amico disoccupato a cui il premier ha detto di aver telefonato si chiama Enrico (Letta n.d.r.)

Tagliente il senatore azzurro Agusto Minzolini: "Renzi ha fatto patti con troppa gente, vediamo con chi manterrà la parola. Ma se lui con noi non la mantiene mi verrebbe da dirgli di non stare per niente sereno, perché a quel punto le riforme istituzionali non le votiamo". Da maestro dei cronisti parlamentari Minzolini poi fa un paragone con la Prima Repubblica: "Renzi mi ricorda tanto il governo di Giovanni Goria (a 43 anni il più giovane permier italiano dopo Renzi ndr) alla fine degli anni '80, durò pochi mesi, poi fu fatto fuori da Ciriaco De Mita e dai giochi democristiani...".   La senatrice di Fi Elisabetta Alberti  Casellati non fa sconti: "Un brutto discorso, senza contenuti, era come un tema senza svolgimento".  Avverte Paola Pelino, vicecapogruppo azzurra: "Tenesse fede all'Italicum, si fa la riforma elettorale, poi si vede...".  

Che le elezioni potrebbero non essere più così tanto lontane in fondo lo dice lo stesso premier. Il 2018, termine della legislatura, suona davvero come una data lontana nel suo discorso fatto a braccia e spesso con le mani in tasca. Voto di fiducia al Senato a tarda sera. Secondo gossip da Transtlantico, nello slittamento dell'orario avrebbe pesato anche il tempo impiegato per mettere nero su bianco il discorso del premier, che ne ha dovuto consegnare, secondo la prassi istituzionale, la fotocopia alla Camera, chiamata domani mattina ad esprimersi sul Renzi/1. 

Ti potrebbe piacere anche

I più letti