Una crisi, mille problemi per Renzi
ANSA/ANTONIO DI GENNARO
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Una crisi, mille problemi per Renzi

Berlusconi chiede l'Italicum, ma anche Alfano ed altri incalzano il prossimo premier - Aggiornamenti - I governi "non eletti" - Toto ministri -

Sarà Renzi contro Renzi? Silvio Berlusconi e con lui tutto il gotha forzista lo incalzano: ora, caro Matteo, ottenuto Palazzo Chigi, tieni fede agli impegni. E cioè le riforme, con al primo posto quella della legge elettorale per mantenere e rafforzare il bipolarismo, gli dice il Cavaliere dalla Sardegna, che scalda i muscoli per una nuova vittoria del centrodestra dall’isola al Continente.

Renzi, che, secondo indiscrezioni, potrebbe avere già domenica 16 febbraio l’incarico da Giorgio Napolitano, il quale chiuderà le consultazioni domani, ai suoi della ristretta cerchia del “Giglio magico” avrebbe detto e ridetto che lui dall’”Italicum” non intende recedere, così come dalle altre due riforme (superamento del Bicameralismo perfetto e modifica del Titolo V) altrimenti perderebbe la faccia e diventerebbe ostaggio dei partiti e partitini di cui ha però bisogno per avere i numeri in parlamento.

Il bivio nel quale si trova l’ormai premier in pectore è tutto qui: il rischio di restare imbrigliato in una tenaglia tra governo e una sorta di nuova Bicamerale (ovvero il tavolo di dialogo con il vero capo dell’opposizione, Berlusconi) come accadde a Massimo D’Alema ai tempi di Romano Prodi premier.  Con la differenza che ora Renzi ricoprirà entrambi gli incarichi: premier e la nuova “Bicamerale” con il Cav che stavolta si chiama “Patto del Nazareno”.

Ovvio che sia già partita in modo strisciante la richiesta del Nuovo centrodestra di Angelino Alfano, attore decisivo per la nascita del Renzi/1 e soprattutto dei vari “centrini” di abbassare la soglia del 4,5 per cento ai quali Scelta civica, Udc e Popolari e Sel non arriverebbero mai e con il fiato grosso arriverebbe anche Alfano che in tutti i sondaggi sfiora il 5 per cento. 

Assicura un renziano doc a Panorama.it: “Non esiste, Matteo terrà fede all’Italicum”. Ma le dinamiche in politica e soprattutto con un governo decollato in diretta streaming da Largo del Nazareno potrebbero essere le più imprevedibili. Ecco perché il consigliere di Berlusconi, Giovanni Toti avverte: “Renzi non porti il paese alla rovina”. La “rovina” sarebbe uno stallo di mesi e mesi con un governo imbrigliato da veti e controveti. Ma Renzi, narrano i suoi, avrebbe già avvertito gli alleati: ragazzi o si fa l’”Italicum” oppure si va a votare. E con il “Consultellum”, ovvero il proporzionale uscito fuori dalla sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il Porcellum, ci sarebbero di nuovo le larghe intese. E sempre con Berlusconi Renzi dovrà venire a patti.

L’opposizione di Forza Italia sarà costruttiva ma anche molto guardinga, perché già nel Transatlantico di Montecitorio prendono a circolare voci sull’ipotesi di un ritorno da parte di Renzi al sistema elettorale a doppio turno, sullo schema di quello dei sindaci, che abbasserebbe la soglia di sbarramento per i partiti, ma certamente rischierebbe di favorire il centrosinistra che di solito vince sempre alla seconda tornata. 

Anche la scelta dei ministri sarà in qualche modo indicativa della volontà di Renzi di tener fede agli impegni del “Patto del Nazareno”. 

Nella girandola del toto ministri che cambia di ora in ora, anzi di minuto in minuto, fino a tarda sera l’unico punto fermo sembrava Graziano Del Rio sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con lo stesso ruolo ricoperto da Gianni Letta con Silvio Berlusconi. 

Per il resto, sembra che Renzi non abbia intenzione di confermare Alfano vicepremier e a questo punto il leader di Ncd punterebbe a restare al ministero dell’Interno. Mentre Maurizio Lupi (Ncd) potrebbe andare alla Sanità. 

Ma una sorta di vera cartina di tornasole dei rapporti che il premier in pectore intende avere con Berlusconi sarà la scelta del ministro della Giustizia. E’ perfino circolato il nome del sindaco di Milano Giuliano Pisapia, non esattamente un amico del Cav. Ma potrebbe essere più probabile la nomina di Dario Franceschini che almeno dallo scorso aprile sembra aver superato l’antiberlusconismo duro e puro di quando era segretario del Pd. Per ora si tratta solo di voci. 

Quel che è certo è che Napolitano vuole chiudere presto. Narrano che il presidente questa crisi l’avrebbe subìta, che avrebbe preferito un cambio della guardia più soft se proprio staffetta doveva essere. 

E’ noto, come scrive Kaiser Soze nel numero di Panorama in edicola, che il giovane “Matteo” non sarebbe esattamente al top delle sue simpatie del presidente. 

C’è ora attesa per domani sera quando il Cavaliere sarà di nuovo sul Colle, a capo della delegazione di Fi, e sarà di nuovo faccia a faccia con il presidente. Loro due, vis a vis, “il pregiudicato” fatto decadere da senatore con voto elettronico, senza che Napolitano abbia detto qualcosa di alto e forte contro Pietro Grasso e il presidente della Repubblica accusato dal Cav di “colpi di Stato”, a cominciare da quello del ribaltone con l’arrivo di Mario Monti,   

Secondo spifferi dei dintorni del Colle, nella cerchia attorno al presidente avrebbero detto: “Ma perché vuole incontrare un presidente che definisce golpista?”. E Berlusconi potrebbe rispondere di rimando: rappresento 10 milioni di italiani e proprio in virtù di questo  perché non è stato fatto niente per impedire che io venissi cacciato con l’applicazione retroattiva e quindi “incostituzionale” della legge Severino?  Quello “Napo-Cav”, sarà  l’incontro più al centro al centro della ribalta nazionale e internazionale. Poi l’incarico a Renzi. Si prevede già il voto di fiducia in parlamento addirittura per martedì. Renzi il grosso delle consultazioni le avrebbe già fatte. Ora spetterà a lui e solo a lui, che si è preso il governo in diretta streaming,  di non fare il Renzi contro Renzi.

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