Rissa al Senato dove Renzi viene battuto
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Rissa al Senato dove Renzi viene battuto

Parapiglia in aula con due contusi. Resa dei conti al Nazareno dopo la batosta; forte è il sospetto sulla "vendetta dei bersaniani perché esclusi dalla segreteria" - Foto

Matteo Renzi alla direzione a largo del Nazareno, poco dopo l'incidente al Senato che ha visto il governo andar sotto, cerca di fare lo scaricabarile su Forza Italia: "Attenzione, non sono stati solo i voti dei nostri".  Poi smentisce le prime dichiarazioni dei suoi, da Pina Picierno a Francesco Nicodemo: "Nessun remake della carica dei 101".

Che di "carica" si trattava, evocando i franchi tiratori autori della caduta della candidatura di Romano Prodi al Quirinale, invece i suoi fedelissimi lo avevano  subito denunciato. Resta però, ammette il premier e segretario pd, "l'amaro in bocca".

Al Senato è tutto un parlottare sui conteggi dei franchi tiratori. Renzi fa lo scaricabarile, ma un senatore del Pd, ortodosso anche se non renziano ammette: "Ci sono stati dissidenti e franchi tiratori anche dentro Forza Italia, dove c'è tutta un'ala insofferente nei confronti di Denis Verdini e del patto del Nazareno, ma il grosso viene da noi". Sussurra: "E' stata la vendetta dell'ala bersaniana. Quello di oggi doveva essere il giorno in cui finalmente sarebbero dovuti entrare in segreteria anche esponenti della minoranza e invece Renzi ha detto di no. Il risultato è stata questa votazione". Bersani intanto ironizza su facebook: "Calma, l'esperto della carica dei 101 sono io". Esperto, significa vittima: era lui il segretario del Pd che decise la candidatura di Romano Prodi al Colle, impallinato dalla carica dei 101. Cosa che lo costrinse alle dimissioni.

Ma a Palazzo Madama è tutta una caccia al franco tiratore e un balletto di numeri, secondo i quali sarebbero stati una trentina i voti del Pd a impallinare il governo, una quindicina quelli di Fi e il resto sarebbe da cercare tra i dissidenti del gruppo centrista "Per l'Italia" e dentro Ncd. C'è da dire che molti erano già venuti allo scoperto. Felice Casson (dissidente Pd) a Panorama.it: "Ma quale carica dei 101! Questi sono matti! Sia io che Vannino Chiti avevamo già sottoscritto l'emendamento Candiani (quello sul quale il governo è andato sotto e  che introduce il bicameralismo sulla famiglia, la sanità e i diritti civili ndr)  alla luce del sole".

Tra malpancisti Fi e soprattutto rischio di nuove cariche da 101 nel Pd la maratona si inceppa. Il presidente del Senato Pietro Grasso alla ripresa dei lavori nel pomeriggio è duramente contestato dalla Lega Nord "per l'aiuto dato a Renzi" sottoponendo a voto palese il secondo emendamento del leghista Stefano Candiani, per evitare al governo di andare sotto per una seconda volta. Su quell'emendamento, poi bocciato,  che mescolava abilmente minoranze linguistiche e riduzione del numero dei deputati a 500. All'inizio, ricorda il leghista, Grasso aveva messo il voto segreto.

"Grasso ha così ristabilito l'1 a 1 nella partita tra governo e dissidenti, ma qui mi sembra Italia-Germania del 1970, ora arrivano i supplementari", scherza il dissidente Pd Massimo Muchetti, ex giornalista del Corriere della sera. E Augusto Minzolini, capo dei dissidenti azzurri: "Grasso si è comportato come un arbitro che ai calci di rigore fa segnare il primo e visto che è andato in porta, sospende a quel punto tutti gli altri rigori. La realtà è che il governo si è messo paura, per questo è stato messo il voto palese".

Candiani nella mattinata a chiusura dei lavori è stato bloccato dai commessi mentre si dirigeva minaccioso verso Grasso. Il quale alla ripresa delle votazioni di fronte alla bolgia sospende la seduta e minaccia: "Chi continua così lo butto fuori dall'aula e non lo faccio partecipare più alle votazioni". Un decano dei senatori fa notare: "Veramente non è lui che decide le sanzioni, queste vengono decise da un'apposita commissione".

 

Palazzo Madama viene invasa dai parlamentari 5 stelle e la tensione cresce al punto che al termine di un duro confronto tra Grasso e le opposizioni, durante la riunione dei capigruppo, Mario Ferrara (Gal) denuncia: "Il presidente ha minacciato di chiamare la Polizia". Poco dopo la precisazione del portavoce di Palazzo Madama: "Il Presidente si riferiva agli assistenti d'aula che il regolamento definisce Polizia del Senato...". La tensione però in aula on si placa. Nasce un parapiglia: Nunaizante Consiglio (Lega) si sente male e viene portato fuori a braccia dai colleghi di partito. Poco dopo tocca alla senatrice di Ncd, Laura Bianconi ricorrere all'infermeria. Per lei una sospetta lussazione della spalla. Grasso sospende la seduta attaccando i colleghi "Quello che abbiamo offerto è uno spettacolo poco gratificante che fa perdere credibilità"

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Paola Sacchi

Sono giornalista politico parlamentare di Panorama. Ho lavorato fino al 2000 al quotidiano «L'Unità», con la mansione di inviato speciale di politica parlamentare. Ho intervistato per le due testate i principali leader politici del centrodestra e del centrosinistra. Sono autrice dell'unica intervista finora concessa da Silvio Berlusconi a «l'Unità» e per «Panorama» di una delle prime esclusive a Umberto Bossi dopo la malattia. Tra gli statisti esteri: interviste all'ex presidente della Repubblica del Portogallo: Mario Soares e all'afghano Hamid Karzai. Panorama.it ha pubblicato un mio lungo colloquio dal titolo «Hammamet, l'ultima intervista a Craxi», sul tema della mancata unità tra Psi e Pci.

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