Renzi parla ad Alfano perché Letta intenda
ANSA/ALESSANDRO DI MEO 
Renzi parla ad Alfano perché Letta intenda
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Renzi parla ad Alfano perché Letta intenda

il segretario del Pd usa la legge elettorale per mettere sotto scacco l'esecutivo

Tra i due «giovani» della politica italiana, uno detentore della golden share del governo, l’altro detentore di una stampella, però decisiva, per non far cadere il governo, c’è di mezzo la legge elettorale. E la sopravvivenza dello stesso esecutivo di Enrico Letta, ormai di strettissime intese. Alla presentazione del libro di Bruno Vespa «Sale, zucchero e caffè», il giovane più potente Matteo Renzi, neosegretario del Pd al giovane un po’ meno giovane Angelino Alfano, vicepremier e ministro dell’Interno, reduce dalla scissione con Silvio Berlusconi, bando alle ipocrisie e al buonismo natalizio, non ha parlato da pari a pari. Perché i rapporti di forza tra loro pari oggettivamente non sono.

Renzi ha detto chiaro e tondo ad Alfano che lui certamente cercherà di fare una legge elettorale che tenga conto della maggioranza che regge il governo ma ha anche ribadito quello che ha sempre detto: voglio cercare l’accordo più largo possibile con tutti. Quindi anche con Berlusconi e con Beppe Grillo. A Renzi quel che resta delle larghe intese va stretto.

Altra cosa è la strategia che democristianamente adotterà con Letta. Con il quale forse anche a lungo farà finta di convivere. Ma Renzi ha praticamente rovesciato le priorità poste dal capo dello Stato, lord protettore delle strette intese che aveva invocato una riforma tra le forze della maggioranza di governo, per mettere evidentemente Alfano al riparo da una riforma che lo vedrebbe costretto a un ritorno ormai praticamente impossibile (anche se in politica mai dire mai) a casa dal suo ex padre politico. Questo è lo snodo anche drammatico nel quale si trovano Alfano e il suo nuovo partito Ncd.

Se si va a un ritorno del Mattarellum tanto più ritoccato con premio di maggioranza, riforma che non dispiacerebbe al Cavaliere, è chiaro che il sistema si bipolarizzerebbe sempre più e per il vicepremier questa sarebbe una vera iattura. Un’eventualità vista come il fumo negli occhi.

Giacomo Portas, leader dei Moderati alleati del Pd, ed esperto di meccanisni elettorali spiega a Panorama.it, in cosa consiste il rischio che sta correndo Alfano: «Con il Mattarellum, ritoccato o meno, bisogna dichiarare sin dall’inizio le alleanze. Cosa fondamentale per le formazioni più piccole se vogliono sopravvivere». La musica cambierebbe e molto invece per Alfano se si andasse a una riforma che prevede un doppio turno di coalizione, con l’assegnazione di un premio al secondo turno alla forza che oltrepassa la soglia fissata. «In quel caso – spiega Portas – le alleanze si stabiliscono alla fine e cioè le piccole formazioni potrebbero decidere al secondo turno con chi allearsi». È chiaro che anche in questo caso Ncd dovrebbe allearsi con Forza Italia, ma una cosa doverlo dire prima con un ritorno a casa, assai meno romantico di quello di Lassie, altra tornare insieme alla fine e magari da una posizione, per dire, di forza che autorizzerebbe in quel caso Ncd per esempio a dire a Fi, se avete vinto è perché anche noi abbiamo contribuito. Insomma c’è modo e modo di tornare alleati. Questa e non altre è la vera ragione per la quale Alfano ha rilanciato sul doppio turno di coalizione e la riforma del cosiddetto sindaco di Italia, finora cara a Renzi. Ma l’astuto «fiorentino» non si è fatto ingabbiare dai timori che attraversano le strette intese e dall’alto della sua golden share sull’esecutivo ha glissato. Renzi non vuole plecudersi il confronto con Berlusconi, che recentemente ha detto di preferire il Mattarellum, perché la sua campagna elettorale vede al centro l’obiettivo di una Forza Italia maggioritaria. Il neosegretario del Pd vuole  giocare a tutto campo e non farsi ingabbiare nella palude romana delle strette intese.

 Letta lo ha capito così bene che quasi in contemporanea  ha ribadito: il confronto va fatto con tutti ma - ha soprattutto sottolineato- che fondamentale è l’accordo nella sua maggioranza. Insomma Letta ha così accolto l’invito fatto dal capo dello Stato, lord protettore delle strette intese. Alfano certo, come lui stesso tempo fa ha ricordato, un potere notevole lo ha. Quello di far cadere il governo. Ma, secondo i maligni, per «Matteo», che vede il Pd come trampolino di lancio per Palazzo Chigi, sarebbe solo manna dal cielo. Elezioni a maggio in contemporanea con le europee. Per ora il suo obiettivo è fare la legge elettorale subito. Per far cadere il governo? No, rassicura Renzi, secondo il quale in buona sostanza se si fa come dice lui si andrà avanti anche fino al 2018. Ma una volta fatta la legge elettorale, gli alfaniani e non solo temono che agiterà sempre la riforma come una clava sul governo. Uno strumento di pressione formidabile. Che lo autorizzerebbe a dire ogni volta: se non si fa come dico io, possiamo sempre andare a votare, la riforma elettorale tanto già c’è. È una partita a scacchi quella che si è aperta tra tre ex dc: Renzi, Letta e Alfano. Con quest’ultimo però in una posizione di maggiore debolezza rispetto agli altri due.

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