Referendum e Italicum, i piani di Renzi
ANSA/ UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI/ TIBERIO BARCHIELLI
Referendum e Italicum, i piani di Renzi
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Referendum e Italicum, i piani di Renzi

Il presidente del Consiglio si dice disposto ad "aprire il confronto" su nuove proposte relative alla legge elettorale

È un "rischio", il Referendum costituzionale. Ma non si può che rischiare, per "cambiare il Paese". E puntare a "essere maggioranza", andando a prendere "i voti della destra". Matteo Renzi già nei giorni scorsi si era messo di nuovo in discussione - "adesso ci giochiamo tutto, è inutile fare giri di parole" - nella campagna verso il 4 dicembre.

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Oggi una nuova apertura ma questa volta sull'Italicum, la legge elettorale che ritiene "una ottima legge". Tuttavia, ha detto oggi il premier a Radio Popolare, se tutti pensano di riaprire il tema, il Pd è pronto non a "presentare un'altra proposta sennò fai come il carciofo, con gli altri che dicono solo no". Ma è disponibile veramente "ad andare a vedere le carte e a confrontarci. Io non faccio una nuova legge, non decido io, èuna scelta del Parlamento. Ma la legge elettorale è
meno importante della riforma e se serve cambiarla si cambia".

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Il premier ha ammesso già in passato come sia stato un "bel pasticcio" aver annunciato le dimissioni in caso di sconfitta, perché - spiega confrontando gli slogan del Sì e del No - ha aizzato la "mistificazione" di chi vuol abbattere il governo. Dunque, non ne parla più ma non ha cambiato idea: "Lo continuo a pensare".

La mobilitazione per il Referendum

La mobilitazione è la via per fare arrivare il messaggio: 12 video (il primo, con una "nonna per il Si'', lo svela a Firenze), materiale cartaceo, oltre 150 iniziative. "La sfida è decisiva. Con il No non cambia niente - sprona - dovrete andare casa per casa. Noi andremo ovunque, perché se ho sopportato Travaglio posso sopportare chiunque...", ha scherzato il premier tentando nel contempo di lanciare messaggi concilianti, come gli auguri alla Cgil per i suoi 110 anni, all'indomani della firma dell'accordo sulle pensioni.

I voti del centrodestra

"Ma si vince o si perde" - ha dichiarato - conquistando i voti del centrodestra, l'elettorato moderato non incantato dalla Lega che "comprava le mutande verdi con i rimborsi" e non convinto neanche dai 5 Stelle di Di Maio, Sibilia e il No alle Olimpiadi. Chi dalla sinistra Pd critica la sua apertura a quegli elettori (e a progetti come il ponte sullo Stretto) "vuol restare minoranza ma per cambiare le cose bisogna essere maggioranza". Agli oppositori interni, il premier, non ha risparmiato stilettate. "Il Referendum non è il congresso del Pd", dichiara. E di Massimo D'Alema dice: "ha come obiettivo distruggermi. È un esperto di lotta fratricida in casa. Citofonare Romano Prodi e Walter Veltroni per sapere di che stiamo parlando", ha dichiarato.

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