Il Cav. ha vinto o ha perso? Gli editoriali di oggi
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Il Cav. ha vinto o ha perso? Gli editoriali di oggi

Alessandro Sallusti e Giuliano Ferrara commentano le mosse di Berlusconi dopo il voto di fiducia che ha riconfermato la fiducia a Letta

Riferisce Salvatore Merlo, su Il Foglio , che Alfano avrebbe offerto in extremis a Berlusconi, prima del voto di fiducia, un accordo, un patto, che prevede lo spacchettamento del partito di Berlusconi in due pezzi: da un lato i governativi del PdL, guidati dal ministro degli Interno, da Quagliariello e Cicchitto, e dall'altro i pasdaran della nuova Forza Italia, in mano a Daniela Santanché e agli uomini di Denis Verdini. Un partito di lotta e un altro di governo, ambedue sotto l'egida del padre nobile, in vista anche del prossimo appuntamento elettorale. «L’ex delfino ha evitato, per il momento, la nascita d’un gruppo autonomo che raccolga i frammenti del Pdl quasi esploso in Parlamento. Al Cavaliere, Alfano propone un accordo, un patto, vorrebbe il Pdl, il nome, il marchio, il partito e i gruppi. Dunque da una parte Forza Italia di Denis Verdini e Daniela Santanchè, dall’altro il partito di Alfano, Lupi e Quagliariello. Tutti, formalmente, sottoposti ancora al carisma del Cavaliere. “Tu sei il padre nobile, resti il nostro presidente, sempre. Così avrai due partiti”. Uno di lotta e uno di governo, suggerisce Alfano a Berlusconi, al caro leader che ieri ha votato a malincuore la fiducia, lui che in un solo pomeriggio è riuscito a cambiare idea quattro volte prima di deludere definitivamente i falchi e soprattutto Verdini (“ti prego non farlo, o siamo finiti”). Pare che Berlusconi ora sia incline ad accettare l’offerta di Alfano, malgrado ancora lo guardi con dissimulata diffidenza». Semmai si avverasse il presunto patto proposto da Alfano, quella di Merlo è un'ipotesi suggestiva che potrebbe paradossalmente consentire al Cavaliere di raccogliere più voti di quanti ne otterrebbe la sola Forza Italia.

DALLA RESISTENZA ALLA COMMEDIA DI FERRARA
Ma fin qui, siamo sul piano dei boatos e delle indiscrezioni. È interessante notare come, sulle pagine de Il Foglio e de Il Giornale, leggono la «sconfitta politica» Giuliano Ferrara e Alessandro Sallusti. Scrive l'Elefantino : «Dalla resistenza alla commedia. Eravamo qui tutti pronti a combattere chissà quali battaglie di dissuasione, per rompere l’accerchiamento carcerario degli arcinemici, con Berlusconi sulla soglia della galera, ed è arrivato il contrordine del Cav., si vota la fiducia. Ha anche aggiunto, perché conosce le regole dell’umorismo, che non è una marcia indietro. Il sospirato e pluriannunciato 25 luglio c’è stato e non c’è stato, e si è frammisto all’8 settembre della destra italiana: tutti a casa (Letta)». E ancora:  «Noi non siamo un giornale adatto alle epiche antibadogliane (Buttafuoco a parte), manteniamo buoni rapporti con tutti, degli opportunisti cogliano l'aspetto politico e lo analizziamo, ma il nostro cuore, se questa è la nuova destra europea, batte a sinistra. Estrema sinistra. Pretoriani del Cav, fino alla fine, ci apprestiamo a un nuovo inizio, per quel che vale, di cui al momento sappiamo poco. Riferiamo appena possibile. The opera isn't over until the fat lady sings. L'opera non è finita finché canta la soprano grassa». 

L'EPICA ANTIBADOGLIANA DI SALLUSTI
Schierato - non solo in privato ma anche in pubblico - sulle barricate antibadogliane è invece Alessandro Sallusti, autore stamane di un editoriale d'attacco (Alfano tradisce: Un pezzo di Pdl passa con la sinistra in cambio di poltrone) contro i «traditori» al quale sembra prefigurare un'ingloriosa fine alla Gianfranco Fini. «Se ne stanno andando. Alfano, Lupi e compagnia si rimangiano le «dimissioni irrevocabili» e per mantenere la poltrona da ministro (a parte la De Girolamo) sono disposti a vendersi alla sinistra, tradire gli elettori e spaccare il Pdl. Starebbero per fondare l'ennesimo partito, «Nuova Italia» o qualche cosa di simile, con una pattuglia di pidiellini più o meno bolliti, alla Giovanardi per intenderci, in libera uscita. Il condizionale è d'obbligo perché fino all'ultimo - il voto stamane sulla fiducia - tutto è possibile. Il film l'abbiamo già visto all'epoca di Gianfranco Fini, l'utile idiota usato dal Pd e da Napolitano per mandare a casa Berlusconi. Come finì lo sappiamo. Da Giuda in poi, tradire il padre non ha mai pagato e poco conta se stamane gli scissionisti vinceranno la prima battaglia consentendo a Letta, o meglio a Napolitano, di continuare a governare votando in numero sufficiente la fiducia».

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